SOGNANDO UNA VITA IN PALESTINA

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tratto da: INVICTA PALESTINA

il proiettile devastante che aveva attraversato un piede prima di fermarsi nell’altro, segnò l’inizio di una storia d’amore assai improbabile che però alla fine ha portato al matrimonio del muratore con una giovane donna marocchina.

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di Amjad Ayman Yaghi, 4 marzo 2020

Copertina – Muhammad al-Amoudi e Mahjouba Qanoun si sono incontrati sui social media. Lei lo aveva visto mostrare un segno di vittoria in TV dopo essere stato ferito durante le proteste della Grande Marcia del Ritorno a Gaza. (Mohammed Al-Hajjar)

Quando Muhammad al-Amoudi fu colpito durante le proteste della Grande Marcia del Ritorno nell’aprile 2018, il ventisettenne non poteva sapere come tutto questo avrebbe influenzato il resto della sua vita.

Ma il proiettile devastante che aveva attraversato un piede prima di fermarsi nell’altro, segnò l’inizio di una storia d’amore assai improbabile che però alla fine ha portato al matrimonio del muratore con una giovane donna marocchina.

Tali sviluppi sono improbabili, ma non una novità. Negli ultimi anni, nonostante tutti gli ostacoli e le difficoltà, è diventato una sorta di fenomeno per i giovani stranieri puntare a Gaza come loro destinazione e casa.

Nel 2019 il Ministero degli interni di Gaza ha registrato oltre 3.000 permessi di ingresso e altri documenti per visitatori stranieri ed espatriati. Secondo le statistiche del Ministero esaminate da The Electronic Intifada, oltre 500 sono richieste di residenza, temporanee o per un lungo periodo, per coloro che si stabiliscono a Gaza.

Questi stranieri comprendono persone come Mahjouba Qanoun, che stava guardando il notiziario molto lontano, a Casablanca in Marocco, quando l’infortunio di Muhammad fu catturato dalla telecamera.

Mahjouba, 26 anni, era amministratrice di ufficio in una scuola privata quando vide Muhammad che a Gaza veniva portato via in barella da un campo, mentre agitava un segno di vittoria verso le telecamere.

Segue da vicino le notizie dalla Palestina da quando aveva 11 anni, dice a The Electronic Intifada. Da allora, come molte persone in Marocco, sognava di visitarla.

I social media le hanno fornito un altro modo per seguire le notizie palestinesi, quindi quando ha visto sullo schermo Muhammad ferito non le ci è voluto molto per rintracciarlo su Facebook.

All’inizio era solo preoccupata per le sue condizioni, e teneva regolarmente sotto controllo con lui la sua riabilitazione. Ma presto le loro conversazioni si sono fatte più intime ed è iniziato a sbocciare un sentimento. Nel novembre 2018, lui le ha chiesto di sposarlo. Lei ha accettato.

Sogni di Gaza

Nel marzo dell’anno scorso, Mahjouba è andata al Cairo dove ha presentato una lettera del Ministero degli Esteri marocchino in cui si dichiarava la sua intenzione di sposarsi a Gaza. Questo le ha permesso di viaggiare attraverso il Sinai. Lei e Muhammad si sono sposati il 9 marzo 2019 a Khan Younis nella striscia meridionale di Gaza, dove attualmente vivono.

La Palestina è estremamente popolare in Marocco, dove la lotta palestinese, come in molti paesi arabi, è vista come una causa comune. I marocchini, quando qualcuno si arrabbia con un altro, dicono persino “va’ a liberare la Palestina”, afferma Mahjouba, che è un modo per dire che ci sono forme più degne per sfogare la propria rabbia.

Tuttavia, molte delle sue amiche si erano opposte al trasferimento, chiedendosi come avrebbe vissuto sotto occupazione e in condizioni così difficili. Mahjouba non si era preoccupata dei pericoli.

“Molti pensano che Gaza sia un luogo pauroso”, ha detto. “Ma qui ci sono bellissime moschee, arte e scienza. Questa è gente che ama vivere, per i figli e per la pace.”

Tuttavia, e nonostante tutto ciò a cui aveva prestato attenzione, è stata colta impreparata su alcune questioni vitali. Non aveva realizzato quanto sia separata la Striscia di Gaza dalla Cisgiordania. Si aspettava tutte le difficoltà, ma non si era resa conto di quanto possano essere socievoli i palestinesi a Gaza nonostante le numerose sfide che devono affrontare.

Ha accolto con favore lo spirito religioso di Gaza e dice che l’unico pericolo che avverte proviene dagli attentati israeliani.

Muhammad, che non è più stato in grado di lavorare a causa della sua ferita, è felice ma preoccupato per la sua neo sposa.

“Ha paura quando sente il rumore dei bombardamenti israeliani. Sta sperimentando carenza di elettricità e acqua per la prima volta.”

Ma, dice, ha accettato queste condizioni e si è ambientata bene. Lo ha anche aiutato, dice, nel tentativo di superare un infortunio che lo ha tenuto a casa per sei mesi e gli sta ancora causando dolore.

Muhammad sta aspettando l’assistenza economica dell’Autorità Palestinese per un’operazione in Egitto.

 

Una vita di fermezza

Mahjouba non è l’unica donna ad essersi spostata dal Nord Africa per vivere a Gaza. Amina Radi, 26 anni, è arrivata a metà ottobre dell’anno scorso per sposare Ehab Hamid, 28 anni, un meccanico del campo profughi di Nuseirat nel centro della Striscia di Gaza.

Ha lasciato il lavoro come insegnante di francese in una scuola elementare nella provincia di Bejaia, nel nord dell’Algeria, dopo aver conosciuto online Ehab, all’inizio del 2019. Hanno deciso di sposarsi e lei ha accettato di venire a vivere a Gaza sapendo già, dice a The Intifada elettronica, che sarebbe stata “una vita di fermezza”.

 

Il ristoratore siriano, Anas Qaterji, e sua moglie, Lina Sbaih, nella loro casa nel campo profughi di Nuseirat. Mohammed Al-Hajjar

Come Mahjouba, Amina ha sentito un forte legame con la Palestina fin da bambina. In parte, questo legame è attaccamento religioso, dice, facendo riferimento alla centralità della Palestina nell’Islam.

E parte del legame è storico. L’Algeria, che nei primi anni ’60 ha combattuto contro le catene coloniali francesi per assicurarsi l’indipendenza, è stata a lungo un forte sostenitore dei diritti dei palestinesi alla libertà e all’autodeterminazione.

Quando Amina ha messo piede per la prima volta a Gaza, si è inginocchiata, ha baciato la terra e pianto, dice a The Electronic Intifada.

“E’ stata una bella sensazione.”

Avendo trascorso lì ora diversi mesi, dice, i palestinesi di Gaza sono solo cresciuti nella sua stima con la loro capacità di rimanere saldi nelle circostanze più dure.

“Le persone si sono adattate alle necessità più semplici e basilari della vita. Anche se corrono ambulanze e si svolgono funerali durante il giorno, prima del tramonto sentirai il risuonare delle celebrazioni nuziali.”

Come per Mahjouba, anche la famiglia e gli amici di Amina erano contrari al suo trasferimento, temendo soprattutto per la sua sicurezza. Lei cerca di rassicurarli, ma più di ogni altra cosa è felice di essere a Gaza.

“Dico a tutti ogni giorno quanto è unita la comunità di Gaza e quanto le persone si preoccupano l’una dell’altra e degli stranieri come me. Le persone qui mi amano perché sono algerina.”

E non è l’unica. Amina ha due nuove amiche algerine che l’anno scorso sono venute a Gaza per sposarsi: Fatima Bou Qalqal, 27 anni, della provincia algerina settentrionale di Msila, e Nawal Bou Abdulkarim, 30 anni, di Algeri, la capitale.

Entrambe ora vivono a Gaza City.

Dalla Siria con amore

La situazione di Lina Sbaih è leggermente diversa. Lina, 26 anni, ha incontrato il marito siriano a Gaza.

Anas Qaterji è venuto a lavorare a Gaza nel 2013 solo perché se ne è presentata l’opportunità. Il ristorante della sua famiglia ad Aleppo è stato distrutto durante il conflitto in corso in quel paese e lui è riuscito a scappare in Egitto, qui gli è stato offerto un posto di lavoro in un ristorante di Gaza.

Da allora, il trentaduenne ha lavorato in diversi ristoranti e hotel a Gaza, fino a quando ha aperto tre anni fa il suo ristorante nel campo profughi di Nuseirat nel centro della Striscia di Gaza.

Il ristorante si chiama Jar al-Qalaa (Il castello) 2, un riferimento all’omonimo ristorante della sua famiglia.

Quello di Anas è stato un viaggio dal fuoco al fuoco. Appena un anno dopo il suo arrivo a Gaza, Israele lanciò la sua offensiva del 2014 che uccise oltre 2.200 persone, la maggior parte civili.

Nonostante ciò, dice, e le difficoltà che deve affrontare, ama la vita a Gaza. Ciò è particolarmente vero nel campo profughi dove, afferma, il senso di comunità gli ricorda Aleppo.

“Gaza è una comunità affettuosa. Ho vissuto in città e nel campo. Ho scoperto che i residenti del campo sono vicini ai costumi e alle tradizioni di Aleppo”, ha detto a The Electronic Intifada.

Lui e Lina si sono sposati nel 2018. Si erano incontrati in un altro ristorante dove Anas, secondo Lina, aveva “coraggiosamente chiesto” il suo indirizzo per ottenere il permesso di sposarsi dalla sua famiglia.

È andata.

“È stata una cosa strana da fare, ma si è rivelata l’evento più bello della mia vita”, dice Lina, che ora è una casalinga. “Ho trovato con lui la mia felicità.”

Dice Anas: “Qui viviamo con gioia quali che siano le difficoltà e persino in tempo di guerra”.

 

Amjad Ayman Yaghi è un giornalista che vive a Gaza.
Traduzione: Simonetta Lambertini – invictapalestina.org

 

Sognando una vita in Palestina

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