Solidarietà a p. Zanotelli, attaccato dalle destre per i soldati italiani in Iraq

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tratto da: ADISTA NEWS

https://www.adista.it/articolo/62385

Eletta Cucuzza 14/11/2019, 12:21

Con l’occasione del ferimento di 5 militari italiani di stanza in Iraq, vittime di un attentato rivendicato dall’autoproclamato Stato Islamico, l’agenzia AdnKronos (12/11) aveva sollecitato a p. Alex Zanotelli, missionario comboniano e pacifista, un commento sulla situazione irachena e la presenza dell’esercito italiano. Come previsto da p. Alex nelle risposte all’agenzia, gli è stata mossa «una valanga di insulti» (v. più avanti). In solidarietà con il missionario comboniano, la rivista Mosaico di Pace, a firma di Tonio dell’Olio, ha lanciato un appello per solidarizzare con il sacerdote.

«Sono francamente esterrefatto – leggiamo – della polemica che si è scatenata attorno alle affermazioni del nostro direttore (Mosaico di pace) Alex Zanotelli. Giriamo su una tale giostra mediatica che soprattutto i politici sembra non aspettino altro che poter conquistare due righe su un sito che a sua volta si duplica come un pericoloso batterio su mille altre pagine online e sui social. Alex Zanotelli non ha affermato altro che ciò che la dottrina e la tradizione della Chiesa sostengono da secoli: il martirio è un’altra cosa e non è categoria che possa essere utilizzata strumentalmente per i militari che hanno perso la vita nel corso delle loro missioni. Se Salvini – come ha detto – scriverà in Vaticano, la Congregazione per la Dottrina della fede glielo ribadirà. Se non scrive, si risparmia una brutta figura. Persino il generale Dino Tricarico, che fu capo di Stato maggiore dell’Aeronautica lo ha detto: “Non ci sono né martiri né eroi, nei migliori auspici possiamo contare su professionisti seri che fanno il loro dovere”. Riguardo poi ai fini reali per i quali furono sacrificate quelle vite umane, la storia ha provveduto a diradare ogni nube e ogni falsa prova costruita a tavolino. Nel tempo ci sono stati capi di Stato, figure di spicco della politica internazionale e analisti che hanno concluso che i nostri interessi in Iraq non erano certamente quelli di difendere i diritti umani. Fosse così, saremmo impegnati ogni giorno su mille fronti di guerra nel mondo. Se gli Usa e i suoi alleati scelsero di scatenare la “Guerra del Golfo” è soltanto perché quel sottosuolo, a differenza di altri, è impregnato di petrolio. E nessuno si azzardi a dire che Alex abbia mancato di rispetto a quelle vittime! Chiunque lo conosce sa della sua sensibilità e della solidarietà col dolore. Anzi, lui e i nonviolenti hanno rispettato le vittime (tutte) di quel conflitto sicuramente di più di chi le ha mandate a morire».

Le sottoscrizioni all’appello sono giunte copiose (l’elenco completo dei firmatari è su: mosaicodipace.it/mosaico/a/47020.html). È ancora possibile comunicare la propria adesione e aggiungere la propria firma, scrivendo a: info@mosaicodipace.it oppure aggiungendo il proprio nome e cognome e “Aderisco”, nei commenti al medesimo articolo su Facebook.

Ed ecco cosa ha detto p. Alex e quali reazioni, raccolte sempre dall’AdnKronos, ha suscitato.

«L’Iraq è davvero una grande patata bollente», ha osservato in apertura il misisonario pacifista, «ma la presenza militare italiana non deve più esserci, non possiamo più stare in un Paese che abbiamo contribuito a distruggere. Diverso è il discorso relativo alla presenza civile italiana, di assistenza alla popolazione». L’Iraq «è stato distrutto da una guerra completamente ingiusta, tutta costruita sulle menzogne dell’Occidente, contro cui una delle poche voci che si sollevò allora fu quella di papa Giovanni Paolo II – sottolinea il religioso –, il popolo è stato annientato, tutte le relazioni sono saltate. Restare in una situazione del genere è un obbligo morale per la comunità internazionale, anche per noi italiani, ma non con i militari: servono ben altre presenze per ricostruire quel territorio e rimettere in piedi quella società».

E poi le parole da cui i “patrioti” si sono sentiti offesi: «Anche i militari vittime dell’attentato a Nassiriya non andrebbero definiti “martiri”, in quanto noi eravamo lì per difendere con le armi il nostro petrolio: guardiamoci in faccia e diciamoci queste cose, anche se purtroppo in Italia sembra impossibile dirlo e costa una valanga di insulti… ma è questa la cruda verità. Cosa ci stanno a fare, ancora oggi, i soldati italiani in Iraq, come del resto anche in Afghanistan? Noi occidentali li aiutiamo a fare la guerra all’Isis? Ma se in Siria abbiamo abbandonato i curdi, che hanno davvero lottato contro l’Isis…».

La reazione di Matteo Salvini, cui fa riferimento Tonio Dell’Olio, è stata: «Questo signore non sa quello che dice, dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa ai parenti dei nostri morti: è indegno di dirsi prete! Scriverò direttamente in Vaticano».

Per Ignazio La Russa «preti così possono far perdere la fede. Il Papa, o chi per lui, dovrebbe esaminare le parole che per un cattolico possono essere vere e proprie bestemmie».

Giorgia Meloni si è detta «profondamente rammaricata»: «Oggi, da un sacerdote e missionario come lui, mi sarei aspettata una preghiera e un rispettoso silenzio nei confronti di uomini massacrati e uccisi a migliaia di chilometri di distanza dai propri cari perché impegnati in una missione di pace»

Di parole «gravi, offensive e indecenti, e da cui spero che la Chiesa prenda immediatamente le distanze» ha parlato Anna Maria Bernini (Forza Italia): «La Chiesa non può parlare come un centro sociale. Per Zanotelli – mi riesce difficile anche chiamarlo “padre” – i Caduti di allora non sono martiri, perché erano là “a difendere il nostro petrolio”. Una definizione che fa ribrezzo, lontanissima dalla cristiana pietà. Una vergogna».

«Non ci sono né martiri né eroi», ha detto invece il generale Dino Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, «nei migliori auspici possiamo contare su professionisti seri che fanno il loro dovere, è il caso delle forze armate. Riconosco a Padre Zanotelli la coerenza e nient’altro, che non è poco di questi tempi. Ma siamo su campi diversi».

L’AdnKronos ha infine raccolto la risposta di p. Zanotelli alle critiche: «Tutto ciò serve solo ad alimentare polemiche e non risolve nulla. Ho semplicemente posto un problema, null’altro», ha sottolineato. «Chiaramente siamo vicini alle famiglie dei militari uccisi e ci uniamo al loro dolore e alla loro sofferenza e su questo non vi è alcun dubbio», «Però non sono eroi, sono parte di un sistema di guerra. Da tutta questa demagogia di guerra dobbiamo uscirne fuori, perché così ci facciamo solo del male. Ognuno poi può pensare quello che vuole. Cristo si è fatto crocifiggere per tutti noi, è stato lui a inventare la non violenza, Gandhi ha solo seguito la parola del Vangelo. Per me è la dimensione della mia fede».

*Foto di Obbino, tratta da Flickr, immagine originale e licenza

 

 

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1 commento

  1. Più che per il petrolio i militari italiani stanno lì in quanto asserviti agli Usa, che a loro volta mettono in esecuzione specifiche dottrine militari israeliane… Quanto poi ai curdi altro non sono che agenti israeliani… Per il resto concordo: che ci stanno a fare i soldati italiani in Iraq, Afghanistan… Non ad importare “petrolio”, ed ancor meno per difendere i diritti umani o esportare la democrazia, ma al incontrario per importare “infamia”, cosa di cui proprio non abbiamo bisogno. Quanto poi alle destre, sono becere serve di Israele… Dovrebbero stare zitti proprio in nome di un patriottismo che hanno tradito.

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