Solo gli ingenui pensano che questo sia un conflitto tra sunniti e sciiti

 

Non c’è dubbio che il Primo Ministro sia in residenza forzata in Arabia Saudita.

 

di Alex Anfruns, 13 novembre 2017

Gli eventi in Medio Oriente stanno accelerando come non mai. Saad Hariri, primo ministro del Libano, ha appena annunciato in modo insolito le sue dimissioni, dall’Arabia Saudita dove sta avvenendo una “rivoluzione di palazzo”. In Siria sono state riportate vittorie importanti dall’esercito e annunciano la fine di un conflitto mortale. Quale sarà l’esito di questa crisi politica? Per approfondire queste questioni abbiamo intervistato lo storico ed ex ministro delle finanze libanese Georges Corm, autore del libro ‘Il Libano contemporaneo’.

Un anno fa, le elezioni presidenziali hanno permesso al Libano di uscire da un lungo periodo di instabilità istituzionale. Come spiega questo colpo di scena?

Il contesto libanese era effettivamente molto stabile. Il governo formato da Saad Hariri a dicembre includeva tutti i grandi partiti politici, ad eccezione del partito falangista che si è eretto a partito di opposizione. Includeva anche Hezbollah e le cose sembravano andare bene: legge elettorale e bilancio approvati, in particolare. Il tono di Saad Hariri è rimasto molto moderato per quanto riguarda la politica iraniana e quella di Hezbollah, partito del suo governo.

Il suo richiamo in Arabia Saudita tre giorni dopo una visita già effettuata e la sua partenza precipitosa senza che nessuno del suo entourage o dei ministri libanesi lo accompagnasse mostra che si è trattato di dimissioni forzate date dall’Arabia Saudita – come tutto lo prova – in un contesto di colpo di Stato che avviene in questo paese.

Queste dimissioni si sono verificate in Arabia Saudita, dove è appena avvenuta una crisi senza precedenti, con la rimozione di una parte del governo.

Il principe ereditario, con l’incoraggiamento dal presidente americano, sta cambiando il regime di questa monarchia ormai consumata. Liquida molti membri della famiglia reale, intimidisce i grandi uomini d’affari del paese e, in effetti, cambia il regime politico diventando l’unico dittatore del regno, mentre la regola principale della famiglia reale, finora, è stata quella di una direzione di tipo collegiale e di un consenso tra gli anziani dei diversi rami della famiglia.

I cambiamenti che stanno avvenendo hanno anche l’obiettivo di condurre a una “de-wahhabizzazione” e a una de-radicalizzazione religiosa del regno; per esempio, consentendo alle donne di guidare un’auto, ripristinando gli svaghi in pubblico, soprattutto, ma anche abolendo consultazioni con gli sceicchi dell’establishment religioso.

Cosa significa secondo lei il fatto che Hariri si sia dimesso da un paese straniero e sia ancora lì?

Non c’è dubbio che il Primo Ministro sia in residenza forzata in Arabia Saudita. L’esibizione televisiva di ieri sera con un giornalista libanese che lavora alla televisione del suo partito ha confermato ai telespettatori avvertiti il suo status di sequestrato (frasi meccaniche e ripetitive, viso emaciato e carico di tristezza, il suo bisogno di bicchieri d’acqua ogni due minuti).

Possiamo stabilire una connessione tra ciò che è accaduto e l’esito della guerra in Siria che si profila all’orizzonte?

Sì, non è da escludere, la situazione in Siria è girata nettamente in favore del governo legale della Siria. Può essere una forma di ritorsione da parte dell’Arabia Saudita che è stata assieme al Qatar il finanziatore principale dei movimenti terroristi in Siria.

Bisogna anche ricordare il boicottaggio dell’emirato del Qatar da parte dell’Arabia Saudita e dei membri del Consiglio di cooperazione del Golfo, che non ha alcun senso se non quello di farsi scudo del piccolo emirato per il fallimento della politica in Siria.

Quali sono state le prime reazioni delle diverse forze politiche che componevano il governo Hariri?

A parte alcune voci estremiste di Movimento Futuro, il partito di Hariri, la stragrande maggioranza dei partiti politici libanesi, compreso quello di Hariri, reclamano con forza il ritorno del Primo Ministro.

Uno dei maggiori esponenti di Movimento Futuro, il Ministro degli Interni, ha fatto dichiarazioni molto forti dicendo all’Arabia Saudita che in Libano le cose non andavano come in Arabia Saudita e che i libanesi non sono un gregge di pecore.

Che effetto potrebbe avere sulla società libanese l’appello a tornare fatto dall’Arabia ai suoi cittadini?

Nessuno, perché dal 2011 o 2012, sono stati richiamati ed è stato chiesto ai sauditi di non andare in Libano. Questo non ha riguardato che qualche centinaio di individui. Più grave per il Libano sarebbe l’espulsione dei 250.000 cittadini libanesi che lavorano in Arabia Saudita.

Ma una tale misura causerebbe gravi danni all’economia saudita, perché la comunità libanese in questo paese svolge un ruolo economico importante; non si tratta di lavoratori poveri, ma di uomini d’affari, tecnici e dirigenti di alto livello. La loro partenza contribuirebbe a paralizzare ulteriormente l’economia saudita, malmessa per la caduta del prezzo del petrolio e per gli attuali eventi interni.

Dall’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti nel 2003, il Vicino Oriente è stato teatro di nuove ingerenze di potenze straniere e regionali che spesso i media presentano come rivalità intercofessionali. Nel suo recente libro “Pensiero e politica nel mondo arabo”, denuncia la nozione di “scontro di civiltà” come contraria alla realtà multiconfessionale del mondo arabo. Quale influenza ha la chiave di lettura fabbricata dalle petromonarchie nel suo paese?

In realtà, la chiave di lettura delle petromarchie è la stessa degli Stati Uniti e degli ambienti NATO. Tutto si spiegherebbe con un conflitto tra sunniti “buoni” e sciiti “cattivi” che l’Iran manipolerebbe a suo piacere (ossia un tipo di conflitto ‘di civiltà’). Dall’arrivo di Trump alla presidenza degli Stati Uniti, la demonizzazione dell’Iran ha raggiunto proporzioni isteriche. Il governo americano ritiene che la fonte del terrorismo islamico nel mondo sia l’Iran (e non i suoi alleati delle petromonarchie), cosa evidentemente in contraddizione con i fatti attuali sul campo.

La politica saudita, diventata isterica anch’essa, non fa che riflettere l’attuale politica degli Stati Uniti. A mio parere, sono gli Stati Uniti che oggi esigono la “de-wahhabizzazione” dell’Arabia Saudita. Per il Libano, il pregiudizio anti-sciita dell’Arabia Saudita non è una novità. Si era già espresso nel 2006 durante l’attacco selvaggio israeliano contro il Libano, quando il regno aveva incolpato Hezbollah per il suo avventurismo e non lo Stato di Israele, che, a seguito di un incidente di confine, aveva innescato un attacco di grandissima portata contro il Libano.

Oggi l’Arabia Saudita, con il pretesto di combattere l’influenza sciita e l’Iran, distrugge lo Yemen con continui bombardamenti dal 2015, con un assedio dei suoi porti, con una terribile epidemia di colera che ne è derivata, in un silenzio assordante della comunità internazionale. La giustificazione di questa guerra intollerabile a causa della necessità di combattere l’influenza di un “triangolo sciita” sovversivo in Medio Oriente è una foglia di fico ideologica per giustificare la politica saudita-americana nella regione. Mi piace qui ricordare che fu l’Iraq, sotto influenza delle petro-monarchie e degli Stati Uniti, a tentare nel 1980 di invadere l’Iran e a dichiarargli guerra e non il contrario.

Potrebbe essere più vicino alle realtà sul terreno, riassumere la situazione dicendo che ci troviamo in uno scontro fra due blocchi geopolitici: quello della NATO da una parte e l’asse di contestazione della supremazia americana nel mondo, ossia quello di Cina, Russia e Iran, dall’altra. La Siria e oggi lo Yemen sono stati vittime di questo scontro; il Libano, con il suo primo ministro rapito per la sua mancanza di attivismo anti-iraniano, ne soffre anch’esso.

Solo gli ingenui, vittime dei grandi media occidentali e arabi sotto influenza occidentale, possono pensare che si tratti di una lotta tra “sunniti” e “sciiti”.

Traduzione di Simonetta Lambertini – invictapalestina.org

fonte: https://www.investigaction.net/fr/corm-seuls-les-naifs-pensent-quil-sagit-dun-conflit-entre-sunnites-et-chiites/

 

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