Sostenere la Palestina può essere ora un motivo per non essere ammessi negli Stati Uniti

0
CHICAGO, IL – APRIL 25: Travelers arrive at the international terminal of O’Hare International Airport on April 25, 2018 in Chicago, Illinois. The U.S. Supreme Court today began hearing arguments to determine if President Trump’s limited travel ban oversteps his power because its singles out several mostly Muslim nations. Scott Olson/Getty Images/AFP

Sono stato un severo critico dell’attuale politica dell’amministrazione USA nei confronti dei Palestinesi. Ma questo mi rende una possibile minaccia per la sicurezza negli Stati Uniti? Ovviamente no

Foto di copertina: I viaggiatori arrivano al terminal dell’Aeroporto Internazionale O’Hare il 25 aprile 2018 a Chicago, Illinois (AFP)

Kamel Hawwash  – Mercoledì 17 ottobre 2018

Nell’aprile 2017, mentre ero in viaggio per una delle mie vacanze con la famiglia a Gerusalemme, all’aeroporto di Tel Aviv mi fu negato l’ingresso. La spiegazione ufficiale, e alquanto bizzarra, datami  dalle autorità israeliane fu : avevo tentato di “ottenere ingressi illegali”. Tuttavia, essendo cittadini britannici, normalmente siamo autorizzati a viaggiare in Israele senza visto. Lo  ottenevamo all’ingresso e l’avevamo infatti  ottenuto in molte occasioni precedenti.

Ma come mi resi conto più tardi, la vera ragione era dovuta al mio ruolo di vice presidente della Palestine Solidarity Campaign (PSC), un’organizzazione con base nel Regno Unito che organizza  campagne pacifiche per i diritti dei Palestinesi e che sostiene la campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro l’occupazione di Israele.

Ingresso negato ai sostenitori del BDS

Nel marzo del 2017, Israele ha approvato la “legge BDS”, che gli permette di negare l’ingresso a coloro che sono impegnati nella promozione del movimento BDS. Al mio collega e presidente del PSC, Hugh Lanning, è stato negato l’ingresso subito dopo l’approvazione della legge. A un altro collega, Anwar Makhlouf, capo della Federazione Palestinese del Cile, è stato negato l’ingresso all’ Allenby Bridge sulla base della stessa legge.

Quando contattai l’ambasciata britannica a Tel Aviv e il Foreign Office a Londra per chiedere una spiegazione, ricevetti la stessa risposta: quella era una decisione sovrana d’Israele. Ciò significa che la Gran Bretagna non riconosce nemmeno che Israele non ha alcuna sovranità sui Territori Palestinesi Occupati. La posizione del Regno Unito è ciò che permette ad Israele  di condurre la sua politica con totale impunità.

Persino ai cittadini stranieri ebrei pro-Palestina, che sono presumibilmente autorizzati a recarsi in Israele con la legge del ritorno (che garantisce la cittadinanza agli Ebrei di qualsiasi parte del mondo)  è stato negato l’ingresso, e addirittura l’imbarco, sul loro volo diretto in  Israele.

È lecito ritenere che le autorità israeliane abbiano fornito alle autorità statunitensi nomi di individui come me, a cui è stato negato l’ingresso a causa della loro difesa del popolo palestinese.

Nel  luglio 2017, all’aeroporto internazionale Dulles di Washington DC , a cinque membri di una delegazione interreligiosa è stato negato il permesso di imbarcarsi su un volo Lufthansa che li avrebbe portati a Tel Aviv. Tra di loro c’era la rabbina Alissa Wise di Jewish Voice for Peace (JVP), che  dichiarò: “Israele mi ha negato la possibilità di entrare a causa del mio impegno a favore della giustizia per i Palestinesi, pur essendo un’ebrea e una rabbina”.

E aggiunse: “Ho il cuore spezzato e indignato, è l’ennesima dimostrazione che in Israele la democrazia e la tolleranza si estendono solo a coloro che si allineano con le loro politiche sempre più repressive contro i Palestinesi”.

La studentessa statunitense Lara Alqasem si siede per un’audizione al tribunale distrettuale di Tel Aviv l’11 ottobre 2018 (AFP)

Lo scorso luglio ad Ariel Gold, co-direttore del gruppo BDS Code Pink, è stato negato l’ingresso all’aeroporto Ben Gurion nonostante avesse ottenuto il visto  per frequentare un corso presso l’Università Ebraica. La sua deportazione, e quella di altri, sono normalmente ordinate dal Ministro della Sicurezza israeliano Gilan Erdan e dal Ministro degli Interni israeliano Aryeh Deri.

Il caso più recente di rifiuto dell’ingresso ha coinvolto Lara Alqasem, una studentessa palestinese-americana di 22 anni che  aveva ottenuto il  visto per studenti per conseguire la laurea magistrale all’Università Ebraica. Alqasem è stata detenuta  per giorni all’aeroporto di Tel Aviv, lottando per essere ammessa al corso  al quale si era iscritta.

Nel momento in cui sto scrivendo , Alqasem sta pianificando un secondo appello alla corte israeliana.  E’ determinata nel suo rifiuto di piegarsi alle richieste di Erdan e rinunciare al movimento BDS.

Quando l’anno scorso mi fu negato l’ingresso in Israele, l’interrogante israeliano aveva molte pagine con stampati i  miei tweet e mi chiese di commentarne alcuni. Tuttavia, poiché mi furono presentati in ebraico, rifiutai di farlo.

Gli arresti di Palestinesi a causa di post sui social media sono aumentati vertiginosamente. A maggio, il Palestinian Prisoners’ Centre for Studies (PPC ) ha dichiarato che Israele ha arrestato circa 500 Palestinesi, tra cui donne e bambini, a causa dei loro post sui social. Nel 2015, Dareen Tatour, una poetessa palestinese, è stato detenuta per tre anni, prima del suo rilascio il mese scorso, per aver scritto una poesia  intitolata “Resisti o mio popolo, resisti”.

Divieto dagli Stati Uniti?

Il rifiuto dell’ingresso a causa  del sostegno al movimento BDS è una politica israeliana consolidata. Mi chiedo, tuttavia, se la mia attività sui social media, e le mie opinioni sul conflitto palestinese, siano state le ragioni per cui in agosto all’aeroporto di Heathrow mi è stato negato l’imbarco su un aereo diretto negli Stati Uniti.

Le autorità statunitensi si sono finora rifiutate di fornirmi una spiegazione sul motivo per cui ciò è accaduto, nonostante avessi ottenuto l’approvazione tramite il sistema di  ottenimento del visto (ESTA), proprio come qualsiasi altro cittadino britannico ha normalmente il diritto di fare.

Cosa poteva essere cambiato dal mio ultimo viaggio negli Stati Uniti? La mia risposta immediata fu  che c’era una nuova amministrazione alla Casa Bianca

L’ESTA autorizza il titolare a recarsi negli Stati Uniti senza visto per un periodo di due anni. In passato l’avevo ottenuto  senza alcun problema e avevo viaggiato negli Stati Uniti per partecipare a conferenze collegate al mio lavoro accademico, l’ultima volta nel 2015.

Avevo pianificato il mio viaggio con un breve preavviso per trascorrere l’Eid Al-Adha con alcuni parenti in America. Avendo ottenuto il mio ESTA, mi ero recato a Heathrow per imbarcarmi su un volo Virgin Atlantic per Seattle il 17 agosto. All’arrivo,  avevo provato a fare il check-in tramite i terminali, senza però riuscirci.

Venni informato da un membro dello staff che non avrei potuto viaggiare poiché il mio ESTA era stato rifiutato, nonostante la sua approvazione iniziale. Non mi venne fornita  alcuna spiegazione. Mi fu  poi detto che avrei potuto fare domanda per un visto al consolato americano di Londra.

Ero scioccato e devastato. Avevo dovuto rinunciare alle mie vacanze e avevo  perso una notevole quantità di denaro, che non era recuperabile.

Cosa poteva essere cambiato dal mio ultimo viaggio negli Stati Uniti? La mia risposta immediata fu che c’era una nuova amministrazione alla Casa Bianca, poco tollerante  verso gli stranieri e assolutamente favorevole a Israele.

Tuttavia, decisi di indagare ulteriormente prima di confermare la mia intuizione. Scrissi all’ambasciatore degli Stati Uniti a Londra e completai una richiesta di “riparazione” direttamente al Dipartimento degli Stati Uniti per la Sicurezza Int

Hugh Lanning  durante un rally della Palestine Solidarity Campaign nel Regno Unito nel 2014 (PSC / Flickr)

Un paio di settimane più tardi, l’ambasciata rispose attraverso il suo Customs and Border Protection Attache dicendo: ” La Protezione Doganale e di Frontiera (CBP) non è in grado di discutere la negazione di un’ESTA o l’ammissione negli Stati Uniti di una persona causa le leggi sulla privacy e sulla sicurezza.  Possiamo tuttavia confermare che se in futuro desidererà  viaggiare negli Stati Uniti,  dovrà richiedere il visto per Non-Immigranti”.

La risposta “indennizzo”, che arrivò pochi giorni dopo, era quasi incomprensibile.

L’America di Trump

In assenza di una spiegazione, sono giunto alla conclusione che l’America di Trump non tollera la critica delle sue politiche e che lavori a stretto contatto con Israele, condividendo informazioni su individui che sono ritenuti indesiderabili per entrambi i Paesi.

È lecito ritenere che le autorità israeliane abbiano fornito alle autorità statunitensi nomi di persone come me a cui è stato negato l’ingresso a causa della loro difesa del popolo palestinese. Tuttavia, che  gli Stati Uniti neghino l’ingresso per questo motivo, è davvero preoccupante.

Sono stato un severo critico dell’attuale politica dell’amministrazione USA nei confronti dei Palestinesi. Ma questo mi rende una possibile minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti? Ovviamente no. Tuttavia, se chi critica la politica di Israele teme di vedersi negare il visto d’ingresso in quei Paesi che Israele può influenzare, questa decisione degli Stati Uniti aiuterebbe a far tacere tali oppositori

Ma né il diniego di ingresso in Israele, né quello negli Stati Uniti, metterà a tacere i sostenitori del popolo palestinese. In realtà, questo ci incoraggerà a essere ancora più espliciti nelle nostre critiche all’apartheid di Israele.

 

-Kamel Hawwash è un professore di ingegneria britannico-palestinese presso l’Università di Birmingham e un attivista di lunga data per la giustizia, in particolare per il popolo palestinese. È vicepresidente del British Palestinian Policy Council (BPPC) e membro del comitato esecutivo della Palestine Solidarity Campaign (PSC). Appare regolarmente nei media come commentatore di questioni mediorientali. Gestisce un blog su www.kamelhawwash.com e tweet su @kamelhawwash. Scrive qui a titolo personale.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

Trad: Grazia Parolari  “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” Invictapalestina.org

Fonte: https://www.middleeasteye.net/columns/denied-entry-netanyahu-s-israel-and-now-trump-s-america-626438143?fbclid=IwAR07ZWODjuDAsf9HxG-sDWX0UyUf2hUwcn6rOX0XAP60lUDv4OIfaBz_aSE

 

Sostenere la Palestina può essere ora un motivo per non essere ammessi negli Stati Uniti

Sostenere la Palestina può essere ora un motivo per non essere ammessi negli Stati Uniti

Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Protected by WP Anti Spam

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.