Spartizione della Palestina: perdita della Palestina

REDAZIONE 29 DICEMBRE 2013

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di: Norman Finkelstein ed Eslam al-Rihani

28 dicembre 2013

Il 29 novembre 1947, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unitela adottato la Risoluzione 181 raccomandando l’attuazione del Piano di spartizione della Palestina.

Il Piano era definito come Piano di spartizione con unione economica che, dopo il termine del Mandato Britannico sulla nazione araba, avrebbe portato alla creazione di due stati indipendenti, uno arabo e l’altro ebraico con un Ordine speciale internazionale per la Città di al-Quds (città santa, in arabo, cioè Gerusalemme, n.d.t.)

Il Piano cercava di occuparsi degli obiettivi contrastanti di quelli che esso considerava ‘due movimenti in concorrenza’, cioè il nazionalismo arabo e il nazionalismo ebraico, largamente noto come Sionismo. La I Partedel Piano comprendeva disposizioni riguardanti il termine del Mandato, la Spartizione e l’Indipendenza, mentre la II Parte comprendeva una descrizione dettagliata dei confini proposti per ogni stato. Il Piano chiedeva  anche un’Unione Economica tra gli stati proposti e  la protezione religiosa e i diritti delle minoranze.

Immediatamente dopo aver adottato la Risoluzione – accettata dall’Agenzia ebraica a nome della Comunità ebraica, ma rifiutata dai governi arabi di quel epoca – è scoppiata la guerra civile nella Palestina mandataria e il piano di spartizione non è stato attuato.

In seguito a 40 anni di conflitto continuo, la Dichiarazione di Indipendenza della Palestina del 15 novembre 1988, è stata interpretata come sostegno per una soluzione dei due stati, per rafforzare il Piano di spartizione  dell’ONU del 1947 e per le “risoluzioni dell’ONU dal 1947″ in generale.

Molti palestinesi e israeliani, così come la Lega Araba, hanno dichiarato che avrebbero accettato una soluzione con due stati basata sui Patti di Armistizio  del 1949, a cui si fa più comunemente riferimento come “i confini del 1967″. E in un sondaggio del 2002 condotto dal Programma Americano sugli atteggiamenti politici (PIPA – Program on International Policy Attitudes), il 72%  sia dei Palestinesi che degli Israeliani appoggiavano allora un accordo di pace basato sui confini del 1967, a patto che ogni gruppo potesse essere rassicurato che l’altra parte avrebbe collaborato a fare le concessioni necessarie per tale accordo.

Conferenze di diverso tipo si sono tenute per negoziare la soluzione dei due stati, quella più importante è stata quella degli Accordi di Oslo, che ha ufficialmente diviso la terra Palestinese in tre divisioni amministrative e ha creato la struttura riguardo a quanto dei confini politici dell’entità sionista con i Territori palestinesi funziona oggi, per non parlare del Vertice di Camp David nel 2000 e dei  successivi negoziati a Taba nel gennaio del 2001. Tuttavia non è stato mai raggiunto alcun accordo finale mentre accadevano massacri sionisti contro il popolo palestinese non armato.

Per ricordare il 66° anniversario della Risoluzione 181, il sito web Al-Manar ha intervistato l’autore ebreo-americano, storico e politologo Norman Finkelstein, per evidenziare gli sviluppi più significativi riguardanti la soluzione dei due stati ed il futuro della causa palestinese:

Al-Manar Website:  Lei pensa che “Israele” sarà in grado di far sì che tutto il mondo lo riconosca come uno stato ebraico?       

Dottor Finkelstein:  In questo momento l’obiettivo principale di Israele è di consolidare a livello politico i risultati che ha raggiunto fin da quando è stato firmato l’accordo di Oslo del 1993. Praticamente questo significa che vuole annettersi i più importanti blocchi di insediamenti che costituiscono circa il 10% della Cisgiordania, lungo il percorso del Muro che ha costruito. Vuole anche liquidare la questione dei profughi. I palestinesi non sono mai stati più deboli politicamente.  Nella regione non hanno alleati, e internamente non hanno né una dirigenza, né resistenza popolare. E’ molto probabile che Israele riuscirà a imporre una sconfitta storica ai palestinesi tramite gli attuali negoziati del Segretario di Stato americano John Kerry.

Al-Manar Website: La soluzione con due stati può funzionare ed è fattibile?

Dottor Finkelstein: La comunità internazionale ha chiesto una risoluzione del conflitto israelo-palestinese sulla base dei due stati e lungo il confine del 1967 e una soluzione “giusta” della questione dei rifugiati palestinesi. A giudicare dai voti annuali all’Assemblea Generale dell’ONU tutto il mondo appoggia questa formula, tranne gli Stati Uniti, Israele una manciata di isole del Sud Pacifico. Questa non è una questione filosofica o neanche morale. E’ una questione strettamente politica, sebbene sia anche appoggiata con la forza della legge internazionale. Non vedo alcuna base politica per qualsiasi soluzione del conflitto, perché nessun altra soluzione ha un appoggio politico importante nel mondo.

Al-Manar Website: Come valuta la sicurezza di Israele dopo tutto quello che è successo e succede ora nella regione?

Dottor Finkelstein: Non c’è dubbio che l’esistenza politica di Israele per il prossimo futuro sia sicura. E’ florida economicamente e non deve affrontare minacce militari  importanti. E’ inutile fare proiezioni per il futuro. Ho vissuto abbastanza a lungo per vedere la caduta dell’Unione Sovietica, la fine dell’Apartheid, e un uomo di colore eletto presidente negli Stati Uniti. Il futuro è pieno di sorprese, è soprattutto imprevedibile.

Al-Manar Website: A livello personale a che punto è arrivata il continuo scontro tra lei e la lobby sionista?

Dottor Finkelstein: Negli scorsi 7 anni sono stato disoccupato. Non è stato facile, ma compirò 60  anni tra un paio di settimane. Questo significa che ho vissuto molto di più della media delle persone in Africa. Ho anche un tetto sulla testa, cibo sulla tavola, e vestiti che mi coprono. Considero quindi i lati positivi della mia vita. Continuo a leggere, a pensare, e di quando in quando a scrivere. Continuo anche a fare la mia piccola parte per rendere  il mondo un luogo migliore.

Norman G. Finkelstein ha conseguito il dottorato nel 1988 dal Dipartimento di Scienze Politiche     dell’Università di Princeton, negli Stati Uniti. Per anni ha insegnato Teoria Politica, e il Conflitto sionista-palestinese. E’ un esperto di attualità americane e israeliane. Attualmente scrive e fa conferenze.

http://it.wikipedia.org/wiki/Norman_G._Finkelstein

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:http://www.zcommunications.org/partition-of-palestine-loss-of-palestine-by-norman-finkelstein

Originale: Almanar News

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

Spartizione della Palestina: perdita della Palestina

http://znetitaly.altervista.org/art/13659

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