Spettatori impotenti

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Posted on 9 ottobre 2015

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Scrivo questo post mentre sono a Gaza. Può sembrare assurdo, ma lasciare Gerusalemme, assediata dalla polizia e in preda allo sgomento dell’escalation di attentati, e venire nella piccola parrocchia cristiana della striscia vuol dire staccare e trovare un po’ di tranquillità (anche se mentre pubblico questo post arriva la notizia di 4 gazawi morti al confine con Israele). 

Sono rientrato in Terra Santa il 2 ottobre 2015, dopo quasi tre mesi di soggiorno in Italia, ricchi di incontri, ritiri, camminate (Santiago), lavoro (che bello fare il volontario nella cooperativa di Giobba).

Sciaguratamente la situazione, già difficile, è degenerata in modo repentino in questi ultimi giorni. Negli scontri tra i militari israeliani e i palestinesi dei territori occupati i morti e i feriti gravi sono ormai decine. Nella città vecchia di Gerusalemme si cammina con il terrore di essere accoltellati o colpiti da qualche proiettile vagante. La violenza si è propagata nelle strade delle principali città israeliane. È un crescendo che sembra inarrestabile. L’abisso in cui si sta precipitando sembra sempre più profondo.

Siamo già passati in momenti come questo, anzi in momenti ancora più drammatici, basti ricordare i bombardamenti a Gaza. È difficile parlarne, si vorrebbe restare in silenzio. La cronaca – raccontata dagli uni e dagli altri – sforna, di ora in ora, fatti sempre più desolanti, che superano i precedenti.

Vi segnalo i due fatti, tra i tanti, che mi hanno impressionato di più.

Il primo riguarda una famiglia che tornava di sabato dal muro del pianto. Chi è stato a porta Damasco o a porta Jaffa al venerdì sera o al sabato avrà visto – forse con meraviglia e incanto – le famiglie, con tanti figli, agghindate con vestiti di altri tempi, andare e venire verso il muro. Un palestinese ha attaccato la famiglia, che camminava con due carrozzine, pugnalando con un coltello: ha ferito la moglie e un figlio e ha ucciso il marito e un altro ebreo, rabbino residente nella città vecchia, accorso in soccorso. Il giovane palestinese di Ramallah è stato ucciso dalla polizia.

Il secondo, la cui dinamica è più controversa, sembra un’esecuzione. Nel video si vede un ragazzo palestinese, nei pressi di porta Damasco, inseguito da ebrei che gridano, incitando la polizia a colpirlo. La polizia fa fuoco e lo uccide. Non si capisce se avesse davvero un coltello, se avesse ferito qualcuno.

Tutti, da una parte e dall’altra, hanno paura. Io ho ascoltato le parole angosciate dei miei colleghe-colleghi arabi del patriarcato che riducono al minimo gli spostamenti, obbligano i figli e restare in casa. Il sindaco di Gerusalemme ha invitato i cittadini che hanno il porto d’armi, a girare armati per aumentare la fiducia e la sicurezza dei cittadini.

Noi stranieri, forse un po’ ingenuamente, continuiamo a girare pensando di essere ben palesemente estranei a questi scambi di colpi. Mentre i grandi della terra tacciono e guardano altrove, restiamo spettatori impotenti sul campo.

 

Tre articoli di tre giornalisti israeliani che mi sembrano interessanti:

 

http://www.andresbergamini.it/wp/spettatori-impotenti.html

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