Spiragli o feritoie?

-005

Adesso che la notizia la conoscete e i commenti alle elezioni israeliane li avete letti, temiamo solo che -come capita spesso- ricordiate solo i titoli pieni di stupore per la “clamorosa sconfitta di Netanyahu”, concludendo che la “inaspettata e buona notizia” inauguri la fine della colonizzazione e “la chiusura del capitolo dell’occupazione della Palestina”, come scrive La Repubblica.

Purtroppo invece, non solo non c’è niente da festeggiare, ma è bene ricordare le tre costanti degli ultimi governi israeliani e, secondo noi, anche del prossimo: Primo: di palestinesi e stato palestinese è meglio neanche parlarne; Secondo: anche se il mondo periodicamente strilla, mai e poi mai rallenteremo e tanto meno fermeremo il progetto di colonizzazione della Cisgiordania; Terzo: se non l’avete capito, a noi la pace con la Palestina proprio non interessa.

Allora, proviamo a sintetizzare cosa abbiamo capito dell’esito del voto in Israele: Abbiamo chiaro che è stata la protesta economica e sociale a portare al calo di Netanyahu, che c’è un cambiamento in atto nella società israeliana che “ha eletto più rabbini e meno generali” (Paola Caridi), che la nuova Knesset sarà piena di razzisti, colonialisti, fascisti, espansionisti e nazionalisti religiosi, che il trionfo del giovane Lapid è dovuto semplicemente all’insistenza sulla classe media, ma soprattutto che ad alzare la mano per ricordare la vergogna dell’apartheid più lungo della storia ci saranno sì e no 4/5 parlamentari su 120.
Come se la politica interna, in Israele, non fosse strettamente intrecciata a quello che lo stato occupante decide di fare nei confronti dei palestinesi. Come se dire ora ci occupiamo di noi, della nostra situazione economica e sociale, potesse esulare e prescindere dalle decisioni prese dentro e fuori i confini inesistenti di quello stato che dimentica in un sol colpo il 20% dei suoi cittadini e la responsabilità, a due passi da casa, di quei milioni di persone che devono fare i conti con l’arbitrarietà e la violenza, anche in campo economico e sociale proprio di quello stato che continua a definirsi ‘ebraico’.
Niente di nuovo, insomma, per chi ha la responsabilità di gestire il più articolato sistema di oppressione di un intero popolo.

Gli editoriali di molti media hanno scelto l’immagine dello spiraglio per questa novità uscita dalle urne in Israele ma BoccheScucite, che da anni si sforza di cercare buone notizie che aprano varchi di pace e brecce di giustizia, non riesce ad isolare questa notizia da ciò che accade ogni minuto su quella stessa terra, a dieci minuti dalla Knesset.

Per questo il nostro editoriale, che ha per tema le elezioni israeliane, non può non contenere la tragica notizia dell’assassinio della giovane palestinese Loubna di 21 anni da parte dell’esercito a Hebron. La sua colpa: camminare per strada con le sue amiche andando verso l’università. E, per restare in tema, il 23 gennaio i proiettili sparati al volto del giovanissimo Hanassah, di 15 anni, l’hanno barbaramente ucciso, stavolta a Betlemme. E riguarda ancora le elezioni del prossimo governo di occupazione e massacro quotidiano anche la notizia dell’arresto di 9 palestinesi durante un’azione nonviolenta nelle South Hebron Hills. Tra questi, la giovane mamma Reema Ismael, di 31 anni, è stata arrestata insieme a sua figlia Qamar, di meno di due anni.

Insomma, invece dei titoli, andrebbe memorizzata la vignetta del Manifesto: uno dei milioni di israeliani qualsiasi sta per inserire la scheda nell’urna, ma quella scheda ha la forma strana di Gaza (anzi, aggiungiamo noi, di tutta la Palestina…) e l’urna elettorale è inequivocabilmente un cestino delle immondizie.

BoccheScucite

Articoli Correlati

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.

Protected by WP Anti Spam