“Start up e apartheid. Quale é il vero Israele?” di Ugo Tramballi

Statistiche e sondaggi, solitamente fatti per spiegare, a volte disorientano. Ha’haretz la settimana scorsa ha pubblicato un rilevamento secondo il quale il 47% degli israeliani sarebbe a favore dell’espulsione degli arabi israeliani: cioè del 20% circa della popolazione dello Stato d’Israele ma di origine palestinese: coloro che nella guerra del 1948 non fuggirono né furono cacciati da quel territorio che sarebbe diventato Stato degli ebrei.

E’ un sondaggio, non una statistica. Ma Ha’aretz non scrive bugie: è un giornale di sinistra nelle opinioni, non nelle notizie. Poi ci sono le statistiche economiche che riguardano il successo dell’hi-tech israeliano. Sono almeno 63 le aziende israeliane quotate al Nasdaq di New York: dopo il Canada, nessun altro Paese ne ha così tante nella Borsa dei titoli tecnologici.

Se le tecnologie e la finanza non sono entità cieche prodotte da robot ma realizzazioni di una società avanzata che cerca il benessere, guarda al futuro, sfrutta il dinamismo e il suo alto livello di educazione. Se le cose stanno così, come si coniuga tutto questo con quel 47% di israeliani favorevoli all’apartheid?
Gli autori del sondaggio ammettono che la maggioranza degli intervistati non sapeva cosa significasse apartheid. In un certo senso è peggio: un gran numero di israeliani, figli del popolo più oppresso e perseguitato della Storia, non sa cosa sia stato l’apartheid e probabilmente non sa nulla di Nelson Mandela: a parte forse che fu per qualche tempo presidente del Sudafrica, adottando verso Israele una politica molto meno amichevole rispetto ai suoi predecessori bianchi e razzisti. (…)
Annunciando elezioni anticipate con l’intenzione di vincere in sicurezza, per vincere ancora di più in sicurezza Bibi Netanyahu ha deciso che il suo partito, il Likud, presenterà una lista comune con Yisrael Beitenu di destra estrema: è il partito dei russi il cui leader, il ministro degli Esteri Avidgor Lieberman, ex buttafuori nella Moldavia sovietica, ha come modello la democrazia di Vladimir Putin.
La decisione è un pericolo per la democrazia d’Israele. Bibi e Lieberman insieme sono gli ideali e presto concreti campioni di quel 47%: i leader alla Knesset di una maggioranza relativa di ultra conservatori, nazional-religiosi, fondamentalisti religiosi e ideologici che sogna di trasformare in legge il parere legale scritto l’estate scorsa da una commissione di giuristi guidati da Edmond Levy della Corte Suprema. Non esiste occupazione di territori altrui, è il parere di Levy che riguardava gli avamposti delle colonie ebraiche in Cisgiordania ma che può essere esteso ovunque gli israeliani vogliano, in quelli che per il resto del mondo sono territori palestinesi occupati.

“Nel continuo sforzo ideologico di una intera generazione, alla fine la destra è riuscita a impregnare dei suoi valori la società”, scrive Zeev Sternhel commentando su Ha’haretz il senso di quel 47%. “Se si può annettere dei territori non è necessario annettere gli esseri umani che li abitano. Gli arabi resteranno con lo status di popolazione non occupata a causa dei territori – secondo quanto afferma Levy – perché i territori non sono territori occupati”.

28 ottobre 2012 http://ugotramballi.blog.ilsole24ore.com

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