Stato di Palestina, l’Olp non si arrende

12.11.2011

Mancato per un voto l’ingresso a pieno titolo alle Nazioni Unite (la Bosnia si sfila dal fronte dei sì). Gli Usa non dovranno ricorrere al veto. I palestinesi: “E’ solo un inizio, ci riproveremo ancora mille volte
«Non è stato un fallimento e neppure una sconfitta, per noi è un inizio». Il negoziatore palestinese Saeb Erekat sintetizza così lo stato d’animo dei dirigenti dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) dopo il mancato raggiungimento, per un solo voto (ne servivano nove), dei numeri necessari nel Comitato di Ammissione del Consiglio di Sicurezza per la piena adesione della Palestina alle Nazioni Unite richiesta lo scorso 23 settembre dal presidente Abu Mazen. Un solo voto in meno (quello della Bosnia che dopo averlo promesso si è astenuta) che ha «salvato» la faccia agli Stati Uniti. Washington ora non dovrà far ricorso al diritto di veto per impedire l’ingresso dello Stato di Palestina nell’Onu. Sorride Israele che segna un punto a suo favore nella interminabile battaglia volta a negare ai palestinesi il diritto di essere liberi in un loro Stato indipendente e sovrano nei Territori Occupati (Cisgiordania, Gaza con capitale Gerusalemme Est). Il premier israeliano Netanyahu conpensa la battuta d’arresto subita nei giorni scorsi quando l’Unesco aveva accolto a pieno titolo la Palestina tra i suoi membri.
      Ma la battaglia perduta per un soffio dai palestinesi non significa che la guerra al Palazzo di Vetro sia stata definitivamente vinta da Israele. Gli sforzi per ottenere lo status di membro a pieno titolo verranno ripetuti «mille volte», ha ribadito il ministro degli esteri dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), Riyad Malki. «Per ragioni tattiche» ha spiegato Malki, i palestinesi potrebbero optare per l’ingresso come «Stato non membro». In ogni caso, ha aggiunto, «non ci accontenteremo di essere «semplici osservatori», l’obiettivo rimane «l’ingresso pieno». L’Olp intende tenere duro, aspettando il prossimo cambio della guardia fra i membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza – previsto a gennaio – prima di ripuntare al voto favorevole. Certo il diritto di veto americano è una barriera insuperabile ma l’Amministrazione Usa deve usarlo come risorsa estrema contro le aspirazioni palestinesi, se non vuole minare quel poco che resta della credibilità di Barack Obama nel mondo arabo.
     Ai vertici dell’Olp e dell’Anp c’è chi avanza varie opzioni oltre a quella di una riproposizione della richiesta d’adesione a gennaio. Ad esempio il trasferimento immediato del dossier all’Assemblea generale dell’Onu per ottenere subito il riconoscimento come «Stato non membro» che comunque consente di avviare procedimenti penali internazionali contro le politiche di occupazione di Israele. Oppure il ricorso all’Alta Corte di giustizia dell’Aja, almeno per un parere. Quel che appare certo al momento è la conferma della decisione di Abu Mazen di non riprendere le trattative dirette con Netanyahu di fronte al proseguimento della colonizzazione israeliana in Cisgiordania ea Gerusalemme Est. In agenda torna anche la riconciliazione tra il movimento islamico Hamas, che controlla Gaza, e il partito Fatah di Abu Mazen. Il presidente palestinese ha annunciato che entro dieci giorni incontrerà il leader in esilio di Hamas, Khaled Mashaal.
Michele Giorgio

 

 

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