Stéphane Hessel : “Israele beneficia di un’impunità scandalosa”

di  Claire Gallien

Co-autore della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, questo grande testimone del XX°secolo, ardente militante della pace e della nonviolenza, ha posto tutto il peso della sua autorità morale al servizio di una causa: il diritto dei Palestinesi ad uno Stato vivibile.

Ambasciatore di Francia, Stéphane Hessel, 93 anni, ha difeso per tutta la sua vita l’applicazione del diritto internazionale. Nato a Berlino alla fine della Prima Guerra mondiale da padre ebreo e madre protestante, lascia la Germania nel 1924 e risponde all’appello del Generale De Gaulle nel 1941.

Arrestato e in seguito deportato, si salva dai campi di concentramento e alla fine della guerra entra nell’Onu a capo del gabinetto di Henri Laugier, segretario aggiunto dell’organizzazione. Partecipa nel 1948 alla redazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Da allora lotta su tutti i fronti per il rispetto del diritto internazionale, concentrando la sua attività nel conflitto israelo-palestinese.

Claire Gallien: Quali sono le sue ultime iniziative per risolvere il conflitto israeliano-palestinese?

Stéphane Hessel: Abbiamo creato un tribunale Russel per la Palestina, in onore a Bertrand Russel, grande umanista britannico che negli anni ’70 aveva dato il suo nome ad un tribunale d’opinione pubblica sul Vietnam.

Trenta anni dopo pensiamo che lo stesso tribunale potrebbe indicare nelle sessioni di esperti quali sono le violazioni insopportabili commesse non solo da Israele, ma anche dall’Unione Europea (UE), gli Stati Uniti e le multinazionali. Questo tribunale ha tenuto la sua prima sessione a Barcellona nel mese di Marzo. La seconda sessione è prevista a Londra nel corso del 2010 e avrà per tema le forniture d’armi. Ricordiamo che è vietata la vendita di armi ad un paese in guerra. Ma nel caso di Israele, la lista delle violazioni internazionali è impressionante!

Ha visitato la Palestina recentemente?

Nel corso degli ultimi tre anni, in seguito all’invito di miei amici israeliani, che fanno parte di una minoranza coraggiosa, ci siamo stati, la mia compagna e io, per tre volte. Abbiamo constatato che la situazione in Cisgiordania è complicatissima poiché occupata e colonizzata. Le strade non sono accessibili ai palestinesi. Questi sono trattati con un disprezzo terribile da Israele. Riguardo la Striscia di Gaza, questa è stata rinchiusa in ciò che possiamo chiamare “una prigione a cielo aperto”. L’operazione “Piombo fuso”, da dicembre 2008 a gennaio 2009, è stata una successione di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Il modo in cui l’armata israeliana si è comportata è assolutamente scandaloso. Noi eravamo a Gaza contemporaneamente al team diretto dal giudice Goldstone, e posso testimoniare che quello che rileva il rapporto Goldstone è esatto.

Israele ha deciso di superare le raccomandazioni di questo rapporto.

Goldstone ha accusato Israele di crimini di guerra e gli ha domandato di presentare una sua difesa. Nello stesso tempo, il rapporto è stato inoltrato al Consiglio dei diritti dell’uomo a Ginevra, che lo aveva inizialmente ordinato. Questo consiglio, lo ha provato con una maggioranza molto netta e lo ha inviato per esaminarlo all’Assemblea Generale di New York. Ma in seno a questo stesso consiglio gli Stati Europei si sono astenuti, e gli Stati Uniti si sono opposti a questo esame. Il rapporto diventerà vincolante solo se approvato dal Consiglio di Sicurezza. Gli Stati Uniti opporranno con forza il loro veto ad ogni sanzione contro Israele.

Il rapporto è ugualmente severo con Hamas…

Riconosce di restare aperti allo sguardo di Hamas e di dialogare con questo partito. Hamas è una forza politica che fa parte integrante dei Territori palestinesi. Non si potrà decidere del futuro della Palestina senza Hamas.

Posso capire le reticenze di Israele a trattare con Hamas dal momento che ha chiaramente dichiarato di non rispettare la sicurezza di Israele. Ma è più importante avviare contatti con Hamas quale che siano le riserve riguardo le sue ultime intenzioni.

Come è possibile che Israele continui ad agire in totale impunità?

Il governo di Israele beneficia in effetti di un’impunità scandalosa, da anni ridicolizza il diritto internazionale e rigetta le risoluzioni dell’ONU, non rispetta la Convenzione di Ginevra. In proposito ci sono tre ragioni. Dapprima Israele ha ottenuto la pace con l’Egitto e la Giordania. Conseguentemente l’appoggio dei paesi arabi ai Palestinesi è stato meno efficace. In seguito questi ultimi si sono gravemente indeboliti a causa delle loro divisioni interne. Infine l’UE e gli USA considerano Israele come loro alleato nella regione e lo difendono, anche quando fa delle cose riprovevoli.

Il vostro impegno è ricambiato in Israele?

Conosco degli israeliani, come Michel Warschawski, Gideon Levy, giornalista di Haaretz e altri ancora come Jeff Halper, direttore di un’organizzazione per la ricostruzione delle case palestinesi demolite, che fanno parte di una minoranza coraggiosa che lotta contro l’attuale governo israeliano.

Che ruolo ha la politica francese?

Dall’elezione di Nicolas Sarkozy e la nomina di Bernard Kouchner agli Affari Esteri, la Francia si è allineata sulla posizione dell’UE, che essa stessa è allineata su quella degli USA. È in declino l’amicizia francopalestinese.

Cosa pensa dell’idea, rilanciata da Kouchner, di una proclamazione unilaterale dello Stato palestinese prima delle negoziazioni sulle frontiere?

Diciamo che questo è un punto molto delicato. In linea di principio sono d’accordo con Kouchner: bisogna incoraggiare i palestinesi a proclamare il loro Stato. Tuttavia, chi lo farà velocemente? In verità non posso rispondere, poiché bisognerebbe sapere esattamente se Mahmoud Abbas ha già un progetto sufficientemente solido da proporre.

Quali sono gli elementi che, secondo lei, potrebbero augurare un’evoluzione favorevole della situazione?

Barack Obama inizialmente si è pronunciato chiaramente per una creazione di stati con Gerusalemme capitale. Peraltro, i palestinesi possono riconciliarsi e prendere così più forza. Potrebbe esserci un’evoluzione molto favorevole se domani assistiamo alla liberazione di prigionieri in Israele, tra i quali figura eventualmente Marwane Barghouti. Così il Parlamento Europeo potrebbe assumere una posizione più solida. Infine il governo di Tel Aviv non è molto solido. Ha contro il partito Kadima, che non attende che l’occasione di rovesciarlo, e con lui l’insopportabile ministro degli Affari esteri, Avigdor Lieberman, che non è troppo popolare.

Come ha vissuto la creazione di Israele?

Dalla fine della guerra, mi sono ritrovato a New York come funzionario dell’ONU. Ho assistito simultaneamente a due avvenimenti importanti: la redazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la creazione dello Stato di Israele. Per qualcuno come me, nato da padre ebreo e che usciva dai campi di concentramento questa creazione era meravigliosa. Ma non ero cosciente del fatto che questo Stato non potesse esistere che cacciando un numero considerevole di palestinesi dalle loro terre.

Quando ha capito quello che è successo?

Per vent’anni, ho continuato a considerare favorevolmente lo sviluppo di Israele: ero affascinato dai kibbutz e dai moshav. Tutto è cambiato nel 1967 con la guerra di Sei giorni. Questa guerra, vinta da Israele praticamente in una mattinata, ha dato ai governi dell’epoca quello che io chiamo un hubris, un sentimento di superiorità straordinaria,che li ha portati a non tener più conto del diritto internazionale. Dal 1967 mi sono impegnato nel campo di coloro che volevano un ritiro delle forze israeliane e la creazione di uno Stato Palestinese.

(Traduzione di F.P. dal sito della rivista Jeune Afrique)

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