Strumenti di apartheid

ULTERIORE AGGIORNAMENTO: ROMA-ADISTA. Dalla fine del mese di febbraio i pellegrini che si recheranno in Terra Santa con i viaggi organizzati dall’ Unitalsi (Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali), voleranno con la compagnia di bandiera israeliana. Il 27 gennaio scorso, a Roma, presso il palazzo del Vicariato, il presidente dell’Unitalsi, Salvatore Pagliuca, e il presidente della El Al, Elyezer Shkedy, hanno firmato…..

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Strumenti di apartheid

(con approvazione ecclesiastica)

Roma, 27 gennaio 2012. Un’altra, pesantissima, irresponsabile e deprecabile firma di sostegno diretto all’apartheid più lungo della storia, è stata apposta, e produrrà nei prossimi anni danni incalcolabili.

Dietro le firme tra Unitalsi, El Al e Keren Kayameth El-Israel  vi è un accordo apparentemente solo economico-turistico; ma la potenza occupante che da decenni distrugge nell’impunità il popolo palestinese, è riuscita a comprare l’appoggio incondizionato della più grande organizzazione cattolica di pellegrinaggi alle sue politiche di oppressione.

Paradossalmente, proprio mentre dalla Chiesa di Terra santa mai come in questi ultimi anni si è alzata forte e chiara la condanna della colonizzazione israeliana, l’accordo prevede che circa 40.000 (quarantamila) malati e anziani delle nostre parrocchie diventino inconsapevolmente sostenitori di “quell’occupazione di Israele nei Territori palestinesi che priva i cristiani della loro dignità e libertà e attende dai cristiani del mondo una più decisa condanna”. (Kairos Palestina, un momento di verità, ed.Terrasanta)

Lo stato di Israele, attraverso la sua compagnia di bandiera El Al, non solo garantirà voli più economici e aerei adeguati alle esigenze di portatori di handicap, ma soprattutto potrà godere dell’incondizionato appoggio di una massa di pellegrini adeguatamente indottrinati che, dalla mappa del kit agli hotel, dalle guide ebraiche alle visite in programma, scopriranno “la meravigliosa terra di Israele” senza poter conoscere la sofferenza e la tragedia che in quelle stesse terre sopportano milioni di palestinesi. Nessuno li accompagnerà a incontrare ad esempio le migliaia di beduini palestinesi che proprio in Israele,  in questi mesi, stanno subendo l’espulsione forzata dalle loro povere case.

Per questa rinnovata “operazione scopa” (così veniva chiamata all’inizio la pulizia etnica, nel 1948) per questa “ripulitura” fisica e ideologica della Palestina dai suoi abitanti nativi, non bastano tank e bulldozer per arrestare e demolire, né caccia e bombe al fosforo per annichilire un popolo di terroristi. Servono ad Israele milioni di inconsapevoli “soldati” da tutto il mondo che, pensando di aderire ad un percorso spirituale e culturale encomiabile, prestino il loro volto innocente e magari sofferente, alla demolizione di interi villaggi del Negev (questo è l’obiettivo 2012 dell’Ente KKL che ha firmato l’accordo con Unitalsi) e aiutino  nascondere il vero volto di uno stato occupante e violento.

In realtà non si tratta di una novità per lo stato responsabile dei più efferati crimini e di reiterate violazioni di diritti umani. Il più grande investimento di Israele, dopo le spese per il mantenimento del sistema di occupazione militare, è infatti il restyling della sua immagine nel mondo, macchiata di sangue e di illegalità. Da decenni ormai il primo obiettivo è nascondere le conseguenze disastrose delle quotidiane aggressioni dell’apparato militare che controlla e regola ogni aspetto della vita di milioni di palestinesi.

Non ci stupisce allora che nelle pubblicazioni che accompagnano questa iniziativa, una improbabile cartina geografica presenti tutti i Territori Palestinesi Occupati come “Judean Desert”, riportando i nomi degli insediamenti, ma non quelli delle città e dei villaggi arabi dove sopravvivono in migliaia nei disagi e nell’umiliazione.

“Aiutateci a fare di Gerusalemme la città senza barriere” -ha affermato a Roma il sindaco della Città Santa, impegnata a nascondere agli italiani i più di 700 chilometri di “barriera”, le centinaia di check point, le colonie, le quotidiane distruzioni di piantagioni, di case, di futuro.

“La nostra supplica alle chiese del mondo” -scrivono invece in Kairos Palestina i cristiani di Terra santa- “è quella di venire e vedere come viviamo resistendo al male dell’occupazione”. Ma con ancora maggior coraggio il loro documento propone ai cristiani un’azione più forte nei confronti di Israele: “boicottare tutto ciò che viene prodotto dall’occupazione. (…) Facciamo appello a voi cristiani del mondo affinché parliate nella verità e prendiate posizione riguardo l’occupazione di Israele in terra palestinese”.

Ecco perché l’accordo lascia sconcertati: altro che parlare e prendere posizione contro le politiche di Israele! Altro che boicottaggio! Dal 27 gennaio, milioni di italiani, tenuti all’oscuro di questa  oppressione continua, diventeranno senza saperlo diretti promotori e finanziatori dei crimini di cui continua a macchiarsi Israele. Sì, perché se è enorme la responsabilità di una dirigenza senza scrupoli dell’Unitalsi, peggior sorte non potevano avere i nostri più deboli concittadini, i malati, i portatori di handicap e gli anziani delle nostre parrocchie.

Chi avrà il coraggio di dire loro che, acquistando il volo El Al e soprattutto accogliendone acriticamente tutto l’apparato di contorno, i gadget, le informazioni delle guide adeguatamente istruite, le cartine ‘a senso unico’,  non solo contribuiranno a mettere a tacere crimini inenarrabili, ma non potranno ascoltare quel grido di dolore che ci raggiunge dai fratelli di fede della Terra santa?

L’aspetto più raccapricciante dell’accordo, poi, è che tutti i pellegrini dell’Unitalsi, attraverso il gesto di donare e piantare un alberello, contribuiranno alla decennale opera di devastazione della terra palestinese e della distruzione di centinaia di villaggi. Nello stesso accordo compare infatti la famosa organizzazione “sionista verde” KKL, Keren Kayameth El-Israel, il Fondo Nazionale Ebraico, creato nel 1901 per comprare e sviluppare terra nella Palestina ottomana, poi divenuto un ente no-profit dell’Organizzazione Sionista Mondiale con poteri para-statali, che anche oggi non esita a dichiarare di “lavorare per la colonizzazione di Israele”.

KKL afferma ancora con soddisfazione nel suo sito che: “Piantare alberi in Israele, è dare qualcosa di voi stessi. E mentre i vostri alberi cresceranno,  migliorerete la qualità dell’ambiente in Israele. Gli anni passeranno e l’alberello  piantato crescerà e fiorirà, abbellirà la Terra della Bibbia.

Fin dalla sua creazione nel 1901, l’obiettivo di JNF-KKL è stato la riparazione e il ripristino dei paesaggi di Israele.  A tal fine, JNF-KKL ha trasformato sterili colline rocciose in verdi boschi.  Questo progetto è unico tra gli sforzi di rimboschimento globale. Alberi in Israele sono stati amorevolmente piantati da persone provenienti da tutti gli angoli del mondo, per onorare o commemorare i loro cari.  Così, le nostre foreste vivono legate a milioni di amici di Israele in tutto il mondo.  Le foreste fungono da polmone verde del paese, prevengono il riscaldamento globale e  forniscono spazi ricreativi necessari per residenti e visitatori, compresi i disabili”.

Peccato che ometta di dire che tutte le migliaia di alberi che ha piantato finora e che pianterà nei prossimi anni impunemente, affondano e affonderanno le loro radici nella terra sottratta ai legittimi proprietari.

Invitiamo la dirigenza Unitalsi a visitare Park Canada, vicino a Tel Aviv, magari accompagnata dall’associazione pacifista israeliana Zochrot, per rendersi conto di quanto gli ‘alberelli’ piantati dal 1967 in poi da solerti canadesi, abbiano stravolto il paesaggio che un tempo ospitava tre villaggi palestinesi, tra cui l’Emmaus del Vangelo, distrutti dall’esercito e ora sepolti dalla memoria collettiva e dalle radici di piante straniere.

La invitiamo poi a recarsi a trovare gli abitanti di origine palestinese di Al Arakib, nel deserto del Negev, costretti a sopravvivere nel cimitero del loro villaggio, unico luogo autorizzato dai soldati per sopravvivere, dopo che gli stessi in un anno hanno abbattuto 31 volte le loro povere capanne. Vedranno con occhi diversi e sgomenti, gli stessi che avevamo noi di Pax Christi in novembre, gli alberelli che KKL ha piantato ordinatamente e abusivamente nelle terre attorno, sequestrate con la forza ad Abu Medigem e alla sua famiglia. E vedranno quanto, tra macerie e cose di casa, il cartello “Alberelli degli ambasciatori” strida vergognosamente con la  sconcertante  ingiustizia subita da questa gente, ora israeliana di passaporto ma non di diritto.

Siamo sicuri che anche il Patriarca latino di Gerusalemme, mons. Twal, conosce benissimo tutto questo, si rattrista come sempre dimostra per le ingiustizie subite da cristiani e musulmani in tutta questa santa terra, e sa alzare forte la voce contro l’oppressione come ha coraggiosamente fatto nel suo messaggio natalizio. Per questo ci rammarica e ci sconcerta il timbro di “approvazione e benedizione dell’iniziativa” apposto da lui stesso, la più alta autorità ecclesiale in Terra santa. Così facendo egli avvalla e copre la posizione di Unitalsi, che in questo modo potrà difendersi da critiche e proteste. A fianco della foto del Patriarca e della sua lettera di approvazione, già presenti in primo piano nel sito  www.unitalsi.info, in futuro immaginiamo che si potrebbero trovare le seguenti, legittimate affermazioni: “a chi venisse il dubbio che siamo diventati i più grandi sponsor dell’apartheid israeliano, a chi provasse ad accusarci di essere stati troppo superficiali nel sostenere direttamente la colonizzazione e la distruzione della terra santa, a chi ci accusasse di usare per questo appoggio politico dalle pesantissime conseguenze i cristiani più deboli, i malati che ingenuamente si iscrivono in massa ai Pellegrinaggi sui luoghi di Gesù, a chiunque insomma noi chiuderemo la bocca dicendo semplicemente che abbiamo l’approvazione ecclesiastica.”

BoccheScucite, 1 febbraio 2012

www.bocchescucite.org  unponteperbetlemme@gmail.com

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9 Commenti

  1. Accordi in tutti i campi. Qualche settimana fa abbiamo visto il Provveditore agli Studi di Milano che presiede un “seminario” ospitato in una scuola pubblica, indirizzato a insegnanti delle scuole pubbliche invitati a partecipare alla presentazione della compagnia israeliana che invita tutti…udite udite … ad andare in Israele per imparare l’inglese, quindi le scuole e gli insegnanti sono invitati e sostenute dallo Stato italiano a spostare le mete per l’apprendimento della lingua inglese. Non più a Londra o Dublino, ma a Tel Aviv o Haifa (grazie agli accordi firmati durante la visita di Netanyahu). Motivazione? “visto che sono così bravi nel far apprendere l’ebraico in sei mesi a gente che arriva da tutto il mondo, Israele è dunque il posto giusto anche per apprendere la lingua inglese, del resto sono stati sotto occupazione inglese”!
    Tutto questo veniva detto alla presenza del massimo rappresentante della scuola Milanese, che plaudiva e confermava. Ed ecco che ora si rivolgono alle parrocchie.

  2. e’ terribile e rientra in una campagna mediatica enorme. Lo scorso giugno 2011 è stato siglato un accordo tra lo Stato Italiano econ 8 Ministeri e lo Stato di israele per varie forme di cooperazione, una delle quali è il tentativo di sponsorizzare STAGE LIN GUISTICI per studenti italiani in Israele. Il 19 gennaio a Milano c’è stata un primo tentativo dell’Uff Scolastico Milanese, la sala era vuota e noi attivisti eravamo in maggioranza, ma ci riproveranno!

  3. L’articolo è ingeneroso e con molte affermazioni non vere. L’Unitalsi si occupa da anni dell’aiuto ai cristiani di Terra Santa con interventi riconosciuti utili e validi dagli esponenti della Chiesa e delle istituzioni. Ha scelto di fare pellegrinaggi utilizzando solo strutture, agenzie e guide cristiane. Nei suoi pellegrinaggi porta persone anziane, malate e disabili per rispondere al loro desiderio di visitare i luoghi di Cristo ed aiuta specie a Betlemme diverse attività caritatevoli che si rivolgono ai bambini disabili ed abbandonati. I pellegrini dell’associazione che si recano in Terra Santa con l’Unitalsi sono circa 1.000 e non 40.000 e la ricerca di un vettore aereo che permetta di far salire persone in carrozzina ha portato all’accordo con El Al. A Gerusalemme l’Unitalsi ha realizzato presso il Santo Sepolcro un bagno per disabili con la collaborazione della Municipalità, perchè una delle esigenze dei nostri pellegrini è anche quella di andare al bagno. Ecco di cosa si è occupato la “dirigenza senza scrupoli dell’Unitalsi”. Per quanto riguarda “l’apparato di contorno”, i soli gadget e cartine che vengono distribuiti ai pellegrini sono della Crown Tours, agenzia di Betlemme e le guide sono cristiani di Terra Santa. La proposta della KKL ci è stata avanzata dalla El Al e riguarda l’Oasi della Pace nei pressi della montagna di Gerusalemme patrocinata da Roma Capitale e dal Municipio di Gerusalemme e tale progetto è ancora al vaglio dei responsabili nazionali UNITALSI e di quelli dell’EL AL AIRLINES, che al momento stanno valutandone la bontà. La dirigenza Unitalsi conosce bene il problema in particolare dei cristiani di Terra Santa ed è per questo che Il Patriarca Latino Mons. Fouad Twal, che conosce bene l’opera dell’Unitalsi per e con i cristiani di Terra Santa, ha voluto dare con una lettera il saluto della Chiesa di Gerusalemme e ringraziare l’Unitalsi per il suo impegno e la sua amicizia con i più poveri di Terra Santa. Non una approvazione ecclesiastica di un’operazione come descritta dall’articolista. Sarebbe bene, prima di scrivere, informarsi e chieder conto, almeno per evitare brutte figure.

  4. L’articolo è vergognoso e lo dico io che in Palestina nell’ultimo anno ci sono stato 4 volte con l’UNITALSI di cui ne sono un fiero socio volontario appartenente.
    I pellegrini, gli ammalati ed i volontari utilizzano El Al solo per raggiungere Tel Aviv ma una volta arrivati lì ci si sposta direttamente a Betlemme presso strutture alberghiere palestinesi, perchè è stato scelto così dall’UNITALSI: dare un sostegno all’economia della Palestina è solo uno dei propositi dei pellegrinaggi unitalsiani.
    E come non pensare alla costruzione in Betlemme, quindi in Palestina, della Hogar Ninos Dios che accoglie i bambini disabilli palestinesi, costruzione realizzata grazie ai fondi Unitalsi raccolti con tante iniziative di migliaia di volontari in Italia. Chiedete a Betlemme dell’UNITALSI alle suore del Verbo Incarnato che gestiscono la Hogar…chidete loro delle centinaia di volontari che si alternano nel servizio presso la Hogar per essere di aiuto ai bambini palestinesi.
    L’articolo è di una faziosità inqualificabile: noi unitalsiani non abbiamo la presunzione di essere i testimoni unici dell’insegnamento di Cristo di cui il vivere in amore con tutti è uno dei principi fondamentali, ma cerchiamo di vivere e trasmettere il Suo insegnamento non con le parole ma con la testimonianza reale sul campo….tutti i giorni. Nessun rancore per chi ha scritto l’articolo ma la speranza che trovi il tempo almeno una volta per accomapagnarsi al sottoscritto in un pellegrinaggio di servizio in terra di Palestina per toccare con proprie mani la realtà del servizio dei tanti unitalsiani, quel servizio che, leggendo l’articolo, certamente ignora del tutto. In pace sempre. Germano Di Leo (Potenza)

  5. Spiace il “giudizio sommario” espresso nei confronti della nostra Associazione, liquidando con poche parole un impegno di anni a fianco delle persone ammalate ed in difficoltà, in conformità con il proprio carisma.
    Nei giorni scorsi è stato sottoscritto un accordo esclusivamente commerciale con un vettore aereo, con l’unico scopo di facilitare i pellegrinaggi in Terra Santa dei disabili e degli ammalati. Niente di più. Nessun accordo con l’associazione ambientalista per alberi da piantare su territori sottratti ai palestinesi, nessun accordo di sostegno all’occupazione dei territori palestinesi.
    Spiace sentir parlare di “dirigenza senza scrupoli”, soprattutto perché non si tiene conto in alcun modo dell’attenzione di questa Associazione nei confronti dei fratelli della Palestina.
    Come componente del Consiglio Direttivo, mi occupo dei progetti di carità dell’Associazione ed in modo particolare di “Cuore di Latte” la campagna missionaria rivolta ai bambini dei Paesi in difficoltà o in Via di Sviluppo.
    Non siamo soliti parlare di quello che facciamo, ma per amore della verità questa volta ricorderò che la nostra campagna missionaria parte nel 2004 per comprare il latte ai bambini iracheni vittime dell’embargo e si sposta di anno in anno in un posto diverso: Romania, Congo, India, Costa d’Avorio, Perù… e privilegiando, in modo particolare la Palestina e Betlemme.
    Proprio la Terra di Gesù ha “un posto particolare” nella nostra campagna missionaria: un ascensore per disabili nel Centro Francescano, un laboratorio dentistico presso la Crèche, dove medici volontari prestano gratuitamente le loro prestazioni, la Hogar Ninos Dios, la Casa di Accoglienza posta a pochi passi dalla Basilica della Natività dove le suore del Verbo Incarnato accolgono bambini con gravi disabilità. L’impegno della nostra Associazione per la Hogar non si è limitato ad un sostegno economico per contribuire ai lavori di ristrutturazione ed ampliamento della Casa, ma si è concretizzato con una presenza di nostri volontari che, più volte, nell’arco dell’ultimo triennio hanno raggiunto Betlemme per campi di lavoro e sostegno alla suore ed ai bambini. Un impegno che prosegue tutt’oggi e che proseguirà anche nei prossimi mesi.
    Questo è il nostro impegno per la Palestina, unito alla scelta fatta consapevolmente di privilegiare per i nostri pellegrini le sistemazioni alberghiere di Betlemme, le guide cristiane… !
    “La verità ci rende liberi”… non le “mezze verità”.
    (Giovanni Punzi – Consigliere Nazionale UNITALSI)

  6. E’ sempre difficile riuscire a fare i dovuti distinguo.
    Il comunicato sull’accordo tra Unitalsi ed El Al non è certo teso a sminuire l’eccellente lavoro che Unitalsi svolge da tanti anni e con tanta passione e dedizione di tante persone che prestano volontariamente la propria opera per chi soffre.

    Il punto è che Israele si sta rifacendo il “lifting” cercando di mascherare dietro una facciata di perbenismo, bontà ed ora addirittura ambientalismo (vogliamo parlare di tutti gli olivi distrutti nei territori occupati, delle strade ad uso esclusivo degli israeliani che separano tanti villaggi arabi dai campi che non potranno più coltivare, dell’aberrante muro di separazione, ferita lunga ormai troppi km dichiarato dall’ONU “fuori da ogni legge” e che invece di scomparire si allunga sempre più, dei furti delle sorgenti d’acqua che tantissime zone della palestina hanno subito, e a voler andare avanti la lista sarebbe lunghissima) l’orrore e la profonda ingiustizia dell’occupazione.

    Non ci sono ma che tengano: nessun accordo dovrebbe essere siglato con il governo Israeliano o con le compagnie che lo rappresentano, fino a che esso si ostina a non rispettare le innumerevoli risoluzioni dell’ONU che progressivamente negli anni sono state emanate e che il governo di Tel Aviv, complici tanti paesi tra cui anche il nostro, ma soprattutto gli USA, ha sempre ignorato, proseguendo con la forza delle armi a prendere quello che suo non è.

    Dobbiamo prendere sempre più consapevolezza che ognuno di noi, singolo cittadino od organizzazione di qualsiasi tipo, possiamo fare la differenza, rifiutando di collaborare in qualunque modo con le strutture che generano sofferenza e morte.

    E’ nostro dovere di cristiani.

    Un saluto di pace

    Rossana

  7. concordo con l’analisi di Rossana;
    Unitalsi presta la sua opera in modo eccellente in tante realtà bisognose di aiuto e fratellanza in ogni parte del mondo, e quindi anche in Terra Santa.
    Però non si può operare ad esempio, come ben descritto da Abuna Mario, per la Casa dei Bambini Gesù a Betlemme (opera altamente meritoria) e nel contempo, se corrisponde a verità, fare un accordo con Keren Kayameth El-Israel per la realizzazione dell’Oasi della Pace nei pressi della montagna di Gerusalemme, anche se “tale progetto è ancora al vaglio dei responsabili nazionali UNITALSI e di quelli dell’EL AL AIRLINES, che al momento stanno valutandone la bontà” (vedi commento Salvatore..).
    Come descritto KKL afferma con soddisfazione nel suo sito che: “Piantare alberi in Israele, è dare qualcosa di voi stessi. E mentre i vostri alberi cresceranno, migliorerete la qualità dell’ambiente in Israele. Gli anni passeranno e l’alberello piantato crescerà e fiorirà, abbellirà la Terra della Bibbia”.
    Ma sempre abuna Mario ogni venerdì si ritrova all’ingresso della Valle di Cremisan (parrocchia di BetJala) per pregare “come lo scorso venerdi’ insieme ai nostri sacerdoti e parrocchiani palestinesi domandando al buon Dio una soluzione giusta per le nostre terre ed i nostri ulivi.”
    (http://abunamario.wordpress.com/2011/11/05/che-dio-salvi-i-nostri-ulivi/)
    Ulivi che Israele a centinaia di migliaia estirpa ogni giorno dai territori occupati palestinesi……annullando di fatto la maggior fonte di sostentamento della popolazione di Palestina.
    Augurando a UNITALSI di continuare nel suo prezioso servizio, a parte questo spiacevole episodio, che spero non abbia seguito, condivido totalmente con quanto riportato nell’articolo “LETTERA della TAVOLA PELLEGRINI MEDIORIENTE” pubblicato su questo sito in data odierna.
    Un saluto di Giustizia e Pace
    Antonio

  8. nessuno mette in dubbio che unitalsi si adoperi e si sia adoperato a sostegno dei malati e degi ultimi, attraverso il suo impegno gratuito nel mondo. Ma i mezzi – anche quelli di trasporto- con cui farlo non sono ‘neutrali’ in un contesto come quello in cui c’è uno stato che sta vessando milioni di persone. Anche quelle deboli, come gli ammalati di Betlemme per cui Unitalsi sta facendo tanto in questo periodo, che non possono prendere alcun aereo da Tel Aviv, di nessuna compagnia. perchè sono palestinesi, anche se malati, anche se cristiani, anche se bimbi.
    Volentieri farei un viaggio in Terra santa con Unitalsi, per condividere preghiera e incontro. ad un certo punto però, chiederei all’autista del pulman di fare una ‘corsa della condivisione’ fino al deserto del Negev. i Beduini di laggiù, come quelli di Gerusalemme, sanno bene chi è kkl. sanno bene che dietro ai nomi ‘foresta della pace’ e altri simili si cela un’incredibile oppressione, un autentico, violento esproprio di terre. L’ho visto con i miei occhi, questo scempio.
    Credo che Unitalsi, umilmente, prima di firmare accordi sicuramente in assoluta buona fede, avrebbe dovuto o dovrebbe, se ancora può, informarsi circa gli scopi di kkl, che non credo siano in coerenza con chi fa della propria vita un dono verso gli ultimi, gli indifesi, gli oppressi. Nessuno vuole insegnare nulla a nessuno.
    A volte però la correzione fraterna, magari fatta con toni decisi perchè intrisi di appassionata sete di giustizia, servono a scuotere, a rivedere, a capire che boicottaggio non è una parolaccia. ma un modo tra gli altri, a volte l’unico rimasto, per agire coerentemente a tutela di chi davvero non ha nemmeno gli occhi per piangere. nemmeno la bocca per gridare. E nessuno che li sta a sentire guardandoli in volto.

  9. Non posso non dare voce al mio cuore che sangiuna di rabbia per ciò che ho letto nelle varie lettere che appoggiano il “contratto commerciale unitalsi israele” è già la parola commerciale mi sa di soldi e profitto e che non mi vengano a dire che lo fanno per fare un bagno al Santo Sepolcro per i disabili e mi vergogno che quel bagno non lo faccia il mio Patriarca che di soldi ne ha abbastanza. Che non mi si dica che pensano di fare un ascensore o scale mobili per fare scendere i disabili alla grotta di Betlemme, o di sistemare le strade del quartiere cristiano dato che parliamo solo di cristiani, sistemare i scivoli dei gradini che noi cristiani malati e disabili di Gerusalemme troviamo sempre più difficile camminare e non poter portare le borse della spesa .
    Mi direte che questo servizio di manutenzione lo deve fare il sindaco di Gerusalemme che ha siglato il contratto con il sindaco di Roma, ma questi servizi non esistono nella parte araba di Gerusalemme anche se le tasse le pagano tutti.
    Non metto in dubbio la buona fede e l’impegno che ha sempre messo l’Unitalsi per aiutare i più deboli. Non capisco perchè non chiedono questo aiuto all’Alitalia, mi sembra logico che Israele pensa ai suoi interessi, sta all’Unitalsi fare le scelte giuste eque e solidali. Le cartine o “mappe” della terra santa non devono riguardare solo i luoghi del calvario e della nascita ma tutta la Palestina e tutto Israele altrimenti siamo di nuovo ai tempi delle crociate. Per favore e per amore della giustizia vi prego di non cadere nelle trappole e non predicate il vangelo attraverso le “oasi verdi” o le “piazzole per il pic nic sotto l’ombra degli alberi sradicati” per i disabili, non vi sembra illogico sradicare e poi impiantare distruggere case e poi costruire bagni? Voi responsabili dell’UNITALSI tornate a lavorare nell’ombra ed aiutate tutti i palestinesi e non solo i cristiani perchè GESU’ è venuto per salvare tutti indistintamente, e non vi lamentiate poi se l’islam insorge per colpa di chi mette la zizzania.

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