Succede in Cisgiordania, ad Awarta

admin | April 12th, 2011 – 10:39 am

Salam Fayyad doveva andare a visitare il villaggio palestinese di Awarta, vicino a Nablus, nella Cisgiordania settentrionale, domenica scorsa. Non era una visita di cortesia. Voleva portare la solidarietà sua e del governo dell’ANP di Ramallah agli abitanti del paese, da un mese esatto divisi tra il coprifuoco e la serie di retate compiute dalle forze armate israeliane. Vicino al villaggio di Awarta è sorta la colonia di Itamar, nel corso degli anni. Una colonia radicale, molto sorvegliata, ed è in quella colonia che l’11 marzo scorso è stato compiuto un vero e proprio massacro. Cinque persone della stessa famiglia uccise, di sera, padre, madre, due bambini, un neonato. Si ignora ancora oggi chi siano i responsabili della strage, anche perché le autorità israeliane hanno subito ordinato il segreto istruttorio sulle indagini. La rete di difesa con sensori elettronici non ha funzionato, né la sorveglianza dell’esercito.

I coloni, e anche i politici israeliani, non hanno però dubbi. Sono stati i palestinesi. Dall’altra parte, invece, i palestinesi negano qualsiasi ruolo nell’uccisione della famiglia Fogel. Con una modalità molto rara nella storia delle fazioni armate palestinesi, tutti i gruppi hanno preso le distanze da quello che è successo a Itamar, smentendo di essere loro gli autori. In Cisgiordania, anzi, si continua a dire che il colpevole potrebbe essere uno dei lavoratori thailandesi della colonia, che ha ucciso per vendetta per non essere stato pagato.

Awarta, in tutta questa storia, è però un villaggio che non vive più da un mese. Coprifuoco, arresti di massa, raid nelle case, perquisizioni molto dure. E’ per questo che Salam Fayyad aveva deciso di andare a visitarlo, per “esprimere la solidarietà agli abitanti”, riferisce Maannews. Israele, però, ha impedito che Fayyad si recasse ad Awarta, per questioni di sicurezza.

Israeli authorities prevented Fayyad from completing the visit. During a call with Awarta’s mayor, Fayyad said he was required to coordinate with the Israeli side but they refused his request. Israel’s military confirmed receiving a request but said “security activity” prevented the visit. In response to an inquiry from Ma’an, the army said in a statement late Monday that “Following his request to arrive at said location, Mr. Salam Fayyad’s request was handled by the appropiate coordination authorities. Due to security activity in the area Mr. Fayyad did not arrive.”

L’associazione palestinese per la difesa dei diritti civili, Addamer, denuncia che dall’11 marzo sono stati tra i 600 e i 700 gli abitanti di Awarta arrestati e condotti in una vicina base militare in una serie di raid, per interrogatori e per il prelievo del Dna. Secondo l’associazione, 55 abitanti di Awarta sono ancora detenuti, e tra loro ci sono due minori sotto i 18 anni. In uno degli ultimi raid, sono state prelevate dalle loro case un centinaio di donne, anche in età avanzata.

Le critiche contro le autorità israeliane aumentano, giorno dopo giorno. E’ ormai passato un mese, e un paese intero è costretto a vivere in condizioni a dir poco difficili. La tensione montante deve essere giunta anche sino in Israele, se ieri Haaretz scriveva che”le forze di sicurezza israeliane ritengono che presto ci sarà una svolta nelle indagini sugli assassini di Itamar”. Il viaggio mancato di Fayyad, le ripetute denunce di violazioni dei diritti civili e delle convenzioni internazionali stanno infatti crescendo, ed è difficile pensare che le autorità israeliane possano continuare a gestire la situazione nello stesso modo in cui l’hanno gestita sinora, senza che le critiche non raggiungano la comunità internazionale.

Per il momento, però, Awarta è un villaggio dimenticato vicino a Nablus. Invisibile, come molto di quello che succede da queste parti.

La foto è tratta dal sito dell’International Solidarity Movement. Ritrae Nabil Awad e sua moglie, entrambi tra gli arrestati dall’esercito israeliano ad Awarta.

Ecco il racconto di un raid dell’inizio di aprile, tratto sempre dallo stesso sito:

At approximately 10.00pm last night the army once again entered the village of Awarta, throwing sound-bombs into the streets and declaring it a closed military zone, putting the residents under house arrest. This time the army arrested over 200 people, amongst them women and the elderly. The arrested were marched two kilometres out of the village before being tightly packed into buses and taken to Huwwara military base. Some of the villagers were in their pyjamas and without shoes when they were taken to the base and questioned, before having their fingerprints, DNA and photographs taken. Villagers were held until 4.00 in the morning; during this time those who were ill with conditions such as asthma were denied their medication. The oldest villager taken was 80 year old Nabil Awad who was arrested with his 70 year old wife. The soldiers entered his house by breaking the door, they hit his wife and his son and daughter who asked them not to take Nabil who is sick with heart failure. Nabil’s house had been searched in the previous weeks by the army who had destroyed many of his possessions and poured oil into his sugar supply.

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