Sud di Hebron, i villaggi resistono alle espulsioni

7 AGO 2012

 Avvertimento “Firing Zone” nelle colline a Sud di Hebron (Foto: Thayer Hastings, AIC)

In risposta agli ordini di demolizione per otto villaggi nella “Firing Zone 918” nelle colline a Sud di Hebron, una coalizione di comunità palestinesi sta agendo per vincere le distruzioni.

Il primo agosto circa 60 persone tra membri delle comunità palestinesi, internazionali e israeliani hanno rotto insieme il digiuno del Ramadan e ascoltato i discorsi dei leader dei villaggi in risposta al piano di evacuazione del ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak. I rappresentanti dei villaggi del Sud della Cisgiordania si sono incontrati per discutere strategie e difendere le loro case e il loro stile di vita, oggi a rischio.

I leader delle comunità hanno parlato di strategie di unità, ricorsi legali, nuova consapevolezza internazionale e, soprattutto, resistenza. Una brezza rivitalizzante è passata attraverso le ampie tende in collina in cui folla ha applaudito alla chiamata al sumud, la capacità palestinese della perseveranza.

Qamar Mashraki, avvocato di “Rabbini per i Diritti Umani” che rappresenta i villaggi dal 2004, ha detto alla folla: “Se continuerete ad organizzare queste azioni, la corte non attiverà mai il piano di evacuazione di Barak”.

Errori storici. Nel 1999, i residenti dei villaggi intorno e dentro la Firing Zone 918 sono stati forzatamente sfrattati. Veicoli militari israeliani hanno portato via gli abitanti dalle loro case, poi demolite. La comunità internazionale è rimasta per lo più all’oscuro dell’espulsione prima che si verificasse, il 6 novembre 1999. Anche le comunità palestinesi e i loro sostenitori israeliani ne hanno ricevuto notizia all’ultimo momento, racconta Mahmoud Zawahre del Comitato Popolare di Al Ma’sara.

Alcuni dei residenti sono stati in grado di tornare e ricostruire le loro case tre mesi dopo quando l’Associazione per i Diritti Civili d’Israele e l’avvocato Shlomo Lecker hanno ottenuto un congelamento delle demolizioni e i trasferimenti forzati.

Questa volta, la comunità ha mobilitato molto prima una difesa legale. Una petizione del 2001 contro le demolizioni, presentata dall’Associazione per i Diritti Civili d’Israele e dall’avvocato Lecker, rimane pendente. Recentemente, l’avvocato Mashraki ha presentato una petizione contro la demolizione di 15 cisterne e 19 bagni, finanziati dalla Gran Bretagna, in tre villaggi della Firing Zone: Sfai, Jinba e Majaz. La decisione dovrebbe essere presa nei prossimi giorni. Se fosse a favore dei villaggi, potrebbe essere importante per fermare gli ordini di evacuazione che minacciano tutte e otto le comunità.

Collaborazione Stato-coloni. Zawahre teme che l’evacuazione della Firing Zone 918 rappresenterà un precedente per Israele per espropriare le rimanenti porzioni di Cisgiordania in Area C, dove vivono 150mila palestinesi.

Colonie e coloni hanno svolto un ruolo cruciale nel processo di espropriazione israeliano. Il Ministero dell’Interno israeliano contava nel 2011 650mila coloni all’interno della Linea Verde. I partecipanti all’incontro del primo agosto hanno parlato di una strategia di Stato che incoraggia i coloni mentre impedisce ai palestinesi di vivere una vita normale. Tanto che il rapporto Levy, commissionato dal governo, ha concluso che le colonie israeliane e il controllo militare della Cisgiordania non sono considerabile “occupazione”.

Hafez Huraini, coordinato del Comitato Popolare del villaggio di At-Tuwani, ha spiegato che Israele mette in pratica una strategia di intimidazione al fine di liberare la terra per i progetti coloniali. Una strategia che funziona. Subito vicino ad At-Tuwani c’è l’insediamento di Havat Maon. I coloni di Havat Maon attaccano il villaggio, i pastori palestinesi, uccidono animali, tirano pietre a bambini e volontari internazionali. L’insediamento di Havat Maon si estende dentro Kharura e Sarura, due piccoli villaggi palestinesi abbandonati a causa delle violenze dei coloni.

L’esercito israeliano è spesso presente durante gli attacchi dei coloni ma raramente interviene, come testimoniano i volontari di Operazione Colomba, organizzazione umanitaria internazionale che mantiene una presenza stabile nelle colline a Sud di Hebron dal 2004. A volte, i militari danneggiano volontariamente il villaggio per rendere peggiori le condizioni di vita, ad esempio disattivando l’elettricità di At-Tuwani. Ironicamente, il villaggio condivide alcune infrastrutture, tra cui la rete idrica, con la vicina colonia di Maon.

Le politiche di evacuazione israeliane che colpiscono i villaggi della Firing Zone 918 sono direttamente collegate alle violenze dei coloni e alla demolizione di infrastrutture, spiega l’avvocato Mashraki. Mashraki sottolinea che in totale sono 17 le comunità sotto minaccia nelle colline a Sud di Hebron.  Israele impega le stesse tattiche di espulsione di altre aree sotto il suo controllo, come Sheikh Jarrah a Gerusalemme, la Valle del Giordano, Nazareth e il Negev.

I residenti della Firing Zone 918 sperano di fermare la storia. perché non si ripeta, mobilizzando solidarietà e facendo pressioni legali su Israele. La comunità organizzerà un nuovo meeting nel villaggio di Susiya l’8 agosto.

Thayer Hastings

Alternative Information Center

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/sud-di-hebron-i-villaggi-resistono-alle-espulsioni

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