Sulle origini del “genocidio”: cosa impariamo dal rapporto di Amnesty sull’apartheid israeliano

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Articolo originariamente pubblicato su Mintpressnews e tradotto in italiano da Beniamino Rocchetto per Invicta Palestina

A journalist holds a copy of Amnesty International’s report “Israel’s Apartheid Against Palestinians,” at a press conference on the release of the 278-page report compiled over a period of four years, in Jerusalem, Tuesday, Feb. 1, 2022. The London-based rights group said Tuesday that Israel has maintained “a system of oppression and domination” over the Palestinians going all the way back to its establishment in 1948, one that meets the international definition of apartheid. (AP Photo/Maya Alleruzzo)

La più grande bugia perpetrata dai sionisti è che Israele sia in qualche modo una risposta al crimine contro l’umanità perpetrato contro gli ebrei dalla Germania nazista. In realtà, Israele stesso è un crimine che deve essere denunciato.

Fonte: english version
Di Miko Peled – 14 marzo 2022Immagine di copertina: Una protesta contro la prevista annessione di parti della Cisgiordania, Tel Aviv, giugno 2020 (Ofer Vaknin)

GERUSALEMME – Con la guerra in Ucraina che riempie i notiziari, Israele continua la sua violenza incontrollata nei confronti del popolo palestinese che vive sotto il suo controllo. E mentre il mondo è ipnotizzato e distratto da Vladimir Putin, Israele continua a perpetuare ciò che Amnesty International ha chiamato Crimini Contro l’Umanità perseguitando il popolo palestinese.

Crimini Contro l’Umanità

Nel suo eccezionale libro “East West Street” (Strada Est Ovest), Philippe Sands, professore di diritto all’University College di Londra, racconta le storie dei due giuristi che hanno inserito i crimini di genocidio e crimini contro l’umanità nel diritto internazionale. Si trattava di due giuristi ebrei polacchi che avevano vissuto ai lati opposti della stessa strada nella città di Lemberg, o Lviv, che ora si trova nell’Ucraina occidentale. I loro nomi erano Hersch Lauterpacht e Rafael Lemkin.

Nella prefazione, Sands scrive: “Poco dopo le tre del pomeriggio la porta di legno dietro il banco degli imputati si aprì e Hans Frank entrò nell’aula 600”. Hans Frank era l’avvocato personale di Adolf Hitler e successivamente governatore generale della Polonia occupata dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Era responsabile del lavoro forzato e dell’omicidio di milioni di ebrei e polacchi. Sands continua:

“Seduto a non più di pochi metri da Frank in abito nero, Lauterpacht è stato colui che ha avuto l’idea di inserire il termine “Crimini Contro l’Umanità” nello statuto di Norimberga, tre parole per descrivere l’omicidio di quattro milioni di ebrei e polacchi sul territorio della Polonia”.

Di Hersch Lauterpacht, Sanz scrive sul quotidiano britannico The Guardian: “Cosa più importante, ha creato il linguaggio dell’articolo 6 della Carta di Norimberga, consacrando i crimini contro l’umanità, i crimini di guerra e il crimine di aggressione nel diritto internazionale moderno”. Hans Frank fu processato, condannato e impiccato per i suoi crimini.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale

I processi di Norimberga furono una serie di tribunali militari che si tennero dopo la Seconda Guerra Mondiale dalle forze alleate. Gli imputati erano tra i dirigenti della Germania nazista che furono catturati e presi in custodia. I processi continuarono dall’autunno del 1945 fino alla fine del 1946.

Indubbiamente uno dei risultati più significativi, e si potrebbe anche dire delle reazioni alla Seconda Guerra Mondiale, fu la creazione, nel maggio 1948, dello Stato di Israele, il cosiddetto “Stato Ebraico”. Lo Stato di Israele doveva essere un rifugio per gli ebrei che hanno subito la persecuzione e una risposta all’Olocausto. In realtà, Israele non era né l’uno né l’altro. La stragrande maggioranza dei sopravvissuti all’Olocausto ha scelto di tornare nei propri Paesi di origine o di emigrare in luoghi diversi dallo Stato di Israele.

Più tardi, gli ebrei che sentivano di dover lasciare il loro Paese d’origine sono finiti in Israele solo come ultima risorsa e molti di coloro che vi si sono trasferiti si pentirono della loro decisione. Anche negli anni ’90, quando il crollo dell’Unione Sovietica spinse gli ebrei ad emigrare, coloro che finirono in Israele lo fecero principalmente perché o non avevano altra scelta o i visti per altri Paesi richiedevano tempi di attesa più lunghi e volevano  partire subito invece di aspettare.

Il rapporto di Amnesty

Il titolo del rapporto di Amnesty sul regime di apartheid israeliano è: “L’Apartheid di Israele Contro i Palestinesi: Crudele Sistema di Dominazione e Crimine Contro l’Umanità.” Il rapporto afferma quanto segue riguardo allo Stato di Israele:

Dalla sua istituzione nel 1948, Israele ha perseguito una politica esplicita per stabilire e mantenere un’egemonia demografica ebraica e di massimizzare il suo controllo sulla terra a beneficio degli ebrei israeliani riducendo al minimo il numero di palestinesi e limitando i loro diritti e ostacolando la loro capacità di sfidare questo esproprio. Nel 1967 Israele ha esteso questa politica oltre la Linea Verde alla Cisgiordania e alla Striscia di Gaza, che da allora ha occupato. Oggi, tutti i territori controllati da Israele continuano ad essere amministrati con lo scopo di avvantaggiare gli ebrei israeliani a scapito dei palestinesi, mentre continuano ad essere esclusi i profughi palestinesi.

L’apartheid è una violazione del diritto internazionale pubblico, una grave violazione dei diritti umani protetti a livello internazionale e un crimine contro l’umanità ai sensi del diritto penale internazionale. Tre principali trattati internazionali vietano e/o criminalizzano esplicitamente l’apartheid: la Convenzione Internazionale sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Razziale (ICERD), la Convenzione Internazionale sulla Repressione e la Punizione del Crimine di Apartheid (Convenzione sull’Apartheid) e lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale (Statuto di Roma).

Il crimine contro l’umanità dell’apartheid ai sensi della Convenzione sull’Apartheid, dello Statuto di Roma e del diritto internazionale consuetudinario viene commesso quando un atto disumano o iumano (essenzialmente una grave violazione dei diritti umani) è perpetrato nel contesto di un regime istituzionalizzato di oppressione sistematica e dominio da parte di un gruppo razziale rispetto a un altro, con l’intenzione di mantenere tale sistema.

Ciò che apprendiamo dal rapporto, e quello che i palestinesi hanno sempre affermato, è che non solo lo Stato di Israele non è un rifugio per gli ebrei perseguitati o una risposta all’Olocausto, ma in realtà è stato, fin dalla sua stessa istituzione, un crimine contro l’umanità perpetrato contro il popolo palestinese. Presupporre che ci sia stato, ci sia o potrebbe mai esserci un Israele che non sia un regime di apartheid è un completo fraintendimento del sionismo e dello Stato di Israele.

Le conseguenze di questo rapporto sono, o meglio, hanno il potenziale per essere, di vasta portata. Il fatto che questo crimine contro l’umanità sia stato perpetrato in Palestina solo tre anni dopo che il crimine è ufficialmente entrato nel regno del diritto internazionale non deve essere ignorato. Inoltre, la più grande bugia perpetrata dai sionisti è che lo Stato di Israele è in qualche modo una risposta al crimine contro l’umanità perpetrato contro gli ebrei dalla Germania nazista. In realtà, Israele stesso è un crimine che deve essere denunciato.

Inoltre, i palestinesi non solo hanno subito il crimine dell’apartheid, ma hanno anche sofferto combattendolo. I palestinesi che hanno resistito e combattuto contro questo crimine hanno pagato un caro prezzo. Anche i palestinesi che non hanno mai impugnato le armi in vita loro hanno scontato una pena nelle carceri israeliane e sono etichettati come terroristi. Va sottolineato che questi uomini e queste donne sono coraggiosi combattenti per la libertà e come tali devono essere considerati.

Non sorprende che questo rapporto di Amnesty venga condannato dai governi occidentali o che sia discusso raramente dai media istituzionali. Il suo potenziale è enorme e spetta alle persone di coscienza agire e chiedere che le raccomandazioni siano attuate senza indugio.

Miko Peled è uno scrittore e attivista per i diritti umani, nato a Gerusalemme. È autore di “The General’s Son. Journey of an Israeli in Palestine” e “Injustice, the Story of the Holy Land Foundation Five”.

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