Tagli ai cappellani militari? Sì, anzi no, forse

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Tratto da: Adista Notizie n° 43 del 15/12/2018

39607 ROMA-ADISTA. In arrivo un taglio alle spese per i cappellani militari? Sì, dice la ministra della Difesa Elisabetta Trenta; il taglio delle spese è già stato effettuato, aggiunge mons. Angelo Frigerio, vicario generale dell’Ordinariato militare; no, nessuna riduzione, le spese per pagare gli stipendi ai preti-soldato restano di dieci miliardi, dimostrano le tabelle allegate alla legge di bilancio. Forse saranno tagliate, ma non prima del prossimo anno, se e quando il Parlamento ratificherà l’Intesa tra la Repubblica italiana e la Santa sede sull’assistenza spirituale alle Forze Azrmate siglata da governo e Vaticano lo scorso 8 febbraio (v. Adista Notizie nn. 7 e 11/18). La disputa e la confusione emergono quando Luca Marco Comellini, segretario del Partito per la tutela dei diritti dei militari (Pdm), rileva che «nella legge di bilancio anche per il 2019 spuntano fuori la bellezza di 9.410.272 euro destinati a pagare gli stipendi dei 166 cappellani militari. Al grido di “onestà onestà” dopo Tap, Tav, Ilva, F35 e prescrizione, anche un’altra battaglia dei parlamentari grillini della prima ora per eliminare dal bilancio dello Stato i costi dei cappellani militari e farli pagare alla Chiesa, è finita nel cestino della carta straccia». «È evidente – commenta Comellini – che tra il dire e il fare c’è una enorme differenza e anche eliminare le caste e i loro privilegi non sembra essere più tra gli obiettivi dei pentastellati del governo giallo-verde. Infatti, leggere nero su bianco che nel 2019 i cittadini dovranno ancora mantenere un piccolo esercito di preti soldato rende evidente che la capitana Elisabetta Trenta, nonostante il suo ruolo di ministro della Difesa, non ha potuto fare altro che genuflettersi, come i suoi predecessori, ai piedi dell’onnipotente generale-monsignore Santo Marcianò, capo dell’Ordinariato militare. Nonostante il numero dei preti-soldato sia leggermente diminuito rispetto agli anni scorsi, la spesa è rimasta sostanzialmente invariata e ciò è dovuto anche agli effetti economici del riordino delle carriere dei militari, fortemente voluto dalla ex ministra Pinotti. Riforma che ha aumentato a dismisura il numero dei dirigenti militari, compresi i cappellani».

La ministra Trenta – che guida il dicastero della Difesa ed è coniugata con un alto ufficiale delle Forze Armate, nuovo genere di conflitto di interessi non ancora censito – replica, piccata, in una dichiarazione all’AdnKronos. «Chi ha parlato di giravolta – afferma la ministra – ha diffuso un’altra grandissima fake news perché è esattamente il contrario: in base a un’intesa siglata tra lo Stato italiano e lo Stato vaticano andiamo verso una rivisitazione dell’ordinamento dei cappellani militari, che tra le altre cose prevede un taglio dell’organico e una riduzione del trattamento economico accessorio per un risparmio che, secondo le nostre stime, dovrebbe raggiungere quasi i 3 milioni di euro all’anno. Gli uffici competenti, dietro iniziativa della Presidenza del Consiglio dei ministri a cui compete la materia, stanno valutando le vie normative percorribili per concretizzare quanto prima l’Intesa».

Quindi è la volta di mons. Frigerio, che taglia corto: abbiamo già dato! «Oggi noi cappellani militari siamo 140 – spiega all’AdnKronos il vicario generale dell’Ordinariato militare nonché generale di divisione. L’organico ne prevede 204, il che significa che siamo sotto organico di 64 unità». «L’ordinario militare Santo Marcianò, nominato dal papa nel 2013, sta facendo un’ottima selezione. I criteri naturalmente sono diventati più stringenti anche alla luce degli scandali nella Chiesa. Di fatto, anche oggi facciamo risparmiare il bilancio dello Stato per necessità. Dal 2012 ad oggi, il risparmio è all’incirca pari a 30 cappellani all’anno. Nel 2018, contrariamente a quanto si è conteggiato, i cappellani militari sono costati cinque milioni di euro allo Stato, non nove milioni».

Nel caos di dichiarazioni, controdichiarazioni e soprattutto numeri in libertà, la situazione pare invece abbastanza chiara.

Le cifre per il 2019 sono quelle presenti nella tabella allegata alla legge di bilancio in discussione al Parlamento, ovvero una spesa di 9.410.272 euro (più o meno la stessa cifra che lo Stato spende ogni anno, dal 2015). Detto questo, è vero che nel febbraio 2018 Italia e Santa Sede hanno siglato una bozza di intesa sull’assistenza spirituale alle Forze Armate. Ma questa Intesa, non essendo ancora stata ratificata dal Parlamento, al momento è inapplicata. E anche quando lo sarà, non è detto che le cose cambino in maniera sostanziale, dal momento che «l’inquadramento, lo stato giuridico, la retribuzione, le funzioni e la disciplina dei cappellani militari» restano le stesse, spiegava la nota di Palazzo Chigi che annunciava il raggiungimento dell’accordo sullo schema di Intesa. «Il trattamento economico principale continua ad essere quello base previsto per il grado di assimilazione, mentre per quello accessorio l’Intesa indica specificamente le diverse tipologie». Quindi resta tutto: gradi e stipendi. I quali, in base alle tabelle ministeriali dopo il “riordino delle carriere”, vengono retribuiti come i loro pari grado in mimetica: 126.576 euro lordi annui per l’ordinario militare (assimilato ad un generale di Corpo d’armata); 103.956 per il vicario generale (generale di divisione); 85.848 per il terzo cappellano capo (colonnello); 62.995 per il secondo cappellano capo (tenente colonnello); 58.326 per il primo cappellano capo (maggiore); 48.810 per il cappellano capo (capitano); 43.621 per il cappellano addetto (tenente).

Unica novità prevista dall’Intesa sembra essere la riduzione di circa 40 unità del numero dei cappellani, con un risparmio per lo Stato di un paio di milioni di euro.

Ma fino a quando il Parlamento non ratificherà l’Intesa, tutto resterà come prima. Il 2019 sarà l’anno buono?

In ogni caso, di smilitarizzazione dei cappellani militari, come da decenni chiedono Pax Christi e le Comunità di base, nemmeno a parlarne.

* Foto [ritagliata] del 2003 di U.S. Marine Corps photo by Lance Cpl. Andrew P. Roufs, tratta da it.m.wikipedia.org, immagine originale e licenza

 

 

Tagli ai cappellani militari? Sì, anzi no, forse

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