Tanto potente quel silenzio, quanto deboli quelle parole

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“Se qualcuno si aspetta che Francesco dica qualcosa
per la causa palestinese, credo che sarà deluso.
Ed è bene che non dica queste cose perché
non deve star dentro ruoli già scritti o copioni preparati.
Non spetta a lui dire che i palestinesi hanno ragione
e gli israeliani sono cattivi o viceversa.
Di questi temi “obbligatori” siamo tutti un po’ stanchi.
Che i politici facciano i politici e i religiosi i religiosi”
(Padre Pizzaballa, Custode di Terra Santa, La Voce dei Berici, 25 maggio 2014)

Tanto potente quel silenzio, quanto deboli quelle parole

Se non fossimo profondamente ammirati per l“eloquenza dei gesti” che insieme alle tue fortissime parole stanno finalmente rivoluzionando la Chiesa riportandola sui binari del vangelo, non soffriremmo nel prender atto che i tuoi diversi interventi ci ricordano troppi discorsi ufficiali che da sessant’anni sentiamo ripetere, senza che possano realisticamente portare a spiragli di pace giusta.

Dalla piazza di Betlemme al campo profughi, dalla Giordania ad Israele, non hai mai espresso una chiara condanna dell’occupazione e della colonizzazione israeliana. Sollecitato in molti modi da chi incontravi, fossero bambini con cartelli in mano: “abbiamo diritto alla nostra libertà, non abbiamo mai visto il mare!”, o il Gran Muftì che, mentre ti rimetti le scarpe fuori della moschea ti ricorda con dolore “Santità, la pace non potrà esservi finchè rimane l’occupazione!”, hai scelto di evitare ogni riferimento che potesse scontentare le autorità israeliane, a differenza dei tuoi due ultimi predecessori.

Sì, stupirà molti questa osservazione, ma quel coraggio che ti caratterizza in ogni tua presa di posizione aveva portato Giovanni Paolo II a condannare il muro e Benedetto a stigmatizzare punto per punto le responsabilità di Israele. Prima di arrivare a questa amarissima conclusione abbiamo studiato tutti i discorsi tuoi, come quelli di papa Ratzinger.
Ebbene, non possiamo non rattristarci del fatto che dalla tua bocca non è uscita mai, in assoluto, la parola occupazione!
Ci sembra incredibile e speriamo che qualcuno possa smentirci, anche perché le Chiese di Terra Santa e del mondo, da decenni alzano il loro appello per fermare questa macchina e testimoniare infinite aggressioni: dalla violenza dei coloni alle condizioni disumane dell’assedio su Gaza, dal furto dell’acqua alle violenze sui bambini da parte dell’esercito. Ma forse di Kairos Palestina, appello delle chiese cristiane contro l’apartheid, nessuno ti ha parlato mentre ci chiediamo: possibile che tu non abbia sbirciato in qualcuno dei discorsi dei patriarchi di Gerusalemme, Sabbah o Twal, che non nascondono le responsabilità di Israele con l’asettico vocabolario incertezza-conflitto-violenza-insicurezza…

Eppure, le occasioni non ti sono mancate. Cosa avranno pensato le migliaia di mamme e papà che ascoltavano la tua omelia a Betlemme? Certo, breve come tutte le tue fortissime denunce che scuotono i potenti e i sistemi economici, ma così astratta dal contesto palestinese da farla diventare una riflessione distante sulla condizione dei bambini del mondo, sullo spreco del cibo, sui bambini trattati come schiavi nel lavoro, ecc. Se avessi letto la stessa omelia di Betlemme a San Pietro o in una qualsiasi città del mondo, avrebbe avuto lo stesso effetto e accoglienza.

Sì, perché, caro Francesco, le parole contano.
Check-point, colonie o insediamenti, furto della terra, distruzione di ulivi, diritti violati e risoluzioni ONU disattese, ecc. Perché non hai pensato di chiamare per nome almeno uno dei nodi del conflitto, dall’occupazione alla colonizzazione?

Per fortuna che un bambino di Dheisheh ha pensato di scrivere su un cartello, in italiano, quella parola innominabile che Papa Benedetto aveva ripetuto più volte e che purtroppo tu hai evitato di usare con accuratezza: “cristiani e musulmani, viviamo sotto occupazione”.
Avremmo preferito che a riprendere quella lapidaria definizione del bambino, fossi tu piuttosto che i giornalisti, magari per fare un’osservazione più rilevante del tuo “Comprendo quello che mi state dicendo: non lasciate mai che il passato determini la vostra vita. Sappiate una cosa, che la violenza non si vince con la violenza!” Possibile che non ti abbiano spiegato che quelli che avevi di fronte erano bimbi su cui il passato pesa come un macigno, e che per sollevare dalle loro piccole spalle una catastrofe che dura da sessant’anni è necessario andare alla radice del problema e non semplicemente dimenticare, andare oltre! Quei ragazzini a cui hai ti sei premurato di raccomandare di non agire con la violenza, ci hanno dato una grande azione di nonviolenza ancora prima che tu parlassi: con quei fogli sollevati in silenzio, tutti insieme, ti hanno raccontato la loro storia, la loro vera sofferenza, la loro reale, concretissima situazione. Perchè non rispondere loro a partire da questo?

In quante occasioni avresti potuto, con modi e intensità diversi, dare forza almeno a qualcuna delle molteplici condanne che smascherano Israele! Invece, l’unica condanna che hai scelto di esprimere è stata quella dell’attentato antisemita di Bruxelles. Forse nessuno ti ha informato dei crimini che incessantemente Israele persegue?

“Tutti desideriamo la pace; tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti; molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla. E tutti –specialmente coloro che sono posti al servizio dei propri popoli – abbiamo il dovere di farci strumenti e costruttori di pace, prima di tutto nella preghiera. Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento. Tutti gli uomini e le donne di questa Terra e del mondo intero ci chiedono di portare davanti a Dio la loro ardente aspirazione alla pace.”

Ecco la tua sintesi del conflitto. Bella. Chiara. Troppo generica, forse.
Quindi se è vero che in così poco tempo non avresti potuto fare di più, e che dobbiamo smetterla di pretendere da un papa ciò che dovrebbero fare i politici e i diplomatici, è vero che più che i lunghi discorsi hanno valore i gesti.
Di quel tuo grande, inaspettato e potentissimo gesto, grazie!
Ma l’impressione di aver comunque perso un’altra occasione, ce l’abbiamo proprio.

BoccheScucite

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3 Commenti

  1. Padre Nandino,

    GRAZIE delle tue parole, cosi` giuste e cosi` tristi. Si` Papa Francesco ci ha delusi perdendo la grande occasione di dire al mondo che l’Occupazione e` peccato. O non si usa piu` dire che il peccato c’e`?
    Va bene, il gesto di toccare il muro e` stato chiaro e buono, ma il Papa avrebbe potuto fare e dire molto di piu`.

    Perche` parlare tanto di PACE quando e` la GIUSTIZIA che manca? Abu Mazen e` assai colpevole quanto Netanyahu, proclamando che lui e` CONTRO il boicotaggio, anche se questo e` l’unico gesto non violento che tanti nel mondo adottano appunto perche` e` la giustizia che manca.

    Il tuo messaggio in Bocche Scucite mi rinnova la fede nella Chiesa. Anche se non e` il Papa a vivere in questo ruolo.

    GRAZIE.

    Germana Nijim (Ci siamo conosciuti a Verona nel 20130

  2. Concordo che le parole di papa Francesco potessero essere più chiare, meno generiche. Ricordo tuttavia la preghiera davanti al muro di separazione costruito da Israele anche occupando territorio palestinese in spegio della legge internazionale e nell’impunità per questa violazione. Anche i gesti sono eloquenti. Auspico, spero, che quella di papa Francesco sia una scelta strategica, che pensi di ottenere anche con le sue non parole una soluzione che finora non è stata trovata. E soprattuttomi chiedo: i papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, condannando apertamente il muro e l’occupazione, hanno portato ad una risoluzione della situazione? Certohanno autorevolmente denunciato la prevaricazione e l’oppressione di Israele, ma quale risultato hanno portatoa casa? Le hanno fatte cessare? E’ stato abbattuto il muro? I territori occupati non lo sono più? Non si costruiscono più colonie? Magari così fosse stato! E magari avvenga al più presto. Le strade della denuncia, dell’indicazione della giusta via da seguire, del dialogo da intraprendere, delle scelte politiche da perseguire, sono molteplici, varie, hanno percorsi diversi, ora più diretti, ora più tortuosi e complessi, ora più ora meno audaci, ora da percorrere sfrecciando a tutta velocità, ora da percorrere passo passo pacatamente, e anche le soste consentono il dialogo. Non voglio rinunciare a credere che lo Spirito Santo con la sua potenza e fantasia (e pure con i suoi tempi, che effettivamente ci possono apparire lunghi) saprà far progredire il cammino su ciascuna di queste strade, anche quella apparentemente più tortuosa o su quella che magari non sembra neanche una strada tracciata.
    Ringraziando per l’accoglienza che darete a queste mie riflessioni, mi associo all’auspicio perché i Palestinesi possano dopo tanti anni vivere nel pieno godimento dei propri diritti e di una terra libera,
    Carlotta Venuda

  3. In effetti mi sarei aspettata qualcosa. Non si può tirare troppo la corda e pensare che chi ha subito tanto continui così. Non condivido l’ammirazione del martirio, in nessun contesto.

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