Tea party

Immaginatevi di essere un palestinese e di essere in casa, nella vostra, ‘povera’, casa, e di prepararvi per la notte, dopo aver lavorato tutto il giorno nei campi. O forse dopo aver pianto davanti ai vostri 48 alberi d’ulivo sradicati dai vostri ‘vicini’ violenti appena tre giorni fa. O magari dopo aver pianto insieme al vostro vicino di casa, perchè gli alberi erano suoi, ma poteva toccare a voi, e questa è la stagione della raccolta e senza olive non si campa, da voi.
Immaginate …”un ingente numero di soldati israeliani che ha fatto irruzione nel villaggio circondandolo, nelle colline a sud di Hebron. L’esercito ha bloccato gli accessi al villaggio e ha perquisito numerose case palestinesi senza trovarvi nulla”.
Immaginate la paura che potreste provare sapendo che il vostro vecchio padre con la vostra bambina sono nelle mani di coloni e soldati, bloccati senza motivo all’ingresso del villaggio, per ore… “I soldati israeliani stavano fermando le auto dei palestinesi, perquisendole, perquisendo gli uomini e trattenendo le chiavi dei veicoli. Due jeep sono rimaste sul posto per bloccare la strada e impedire a chiunque l’accesso al villaggio, mentre sei jeep entravano ad At Tuwani. In totale, cinque auto di proprietà palestinese con a bordo undici uomini, tre donne, un anziano e una bambina sono state fermate. I soldati hanno permesso alle persone di tornare a casa dopo più di due ore.”
Immaginate poi la rabbia che avreste tutto il diritto di provare se i soldati d’occupazione entrassero nella vostra casa, senza chiedere permesso, frugando impunemente tra le vostre cose, armi in pugno: “l’esercito ha fatto irruzione nelle case dei palestinesi di At Tuwani, perquisendole, spaventando gli abitanti e in alcuni casi minacciando di arresto sia i palestinesi che gli internazionali che stavano filmando la scena. L’esercito israeliano ha perquisito la moschea locale, cinque case -una con sole donne all’interno- e due stalle, senza trovarvi nulla.”
Nulla, appunto. Come sempre tutto questo senza una ragione, senza una logica, se non quella della sopraffazione, della violenza perpetrate giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Immaginate… che allora voi, per reagire, per non soccombere, per rimanere umani… organizzaste-senza troppo preavviso, ma tant’è, non aspettavate visite dopotutto – un meraviglioso tea party!
Questo è quello che gli abitanti di At Tuwani, grandi testimoni di nonviolenza creativa, hanno offerto ai loro nemici, come ci hanno testimoniato gli amici di Operazione Colomba: “tutti i residenti del villaggio hanno dimostrato solidarietà nelle case invase dai soldati; alcuni abitanti hanno filmato gli sviluppi della situazione; le donne hanno fatto pressione sui soldati, dai quali sono state rincorse, per riaprire la strada. Infine, alcuni palestinesi hanno invitato i soldati a bere del tè mentre questi irrompevano nelle loro case.”

Grazie, amici di At Tuwani, che anche a noi infinite volte avete riservato cordialità e calore e piatti superbi, quando siamo venuti in visita. Grazie per aver accolto noi e i soldati allo stesso modo! Grazie perchè non vi lasciate scalfire dalla brutalità di chi vi vorrebbe lontani dalle vostre case, dai vostri campi, dalle vostre bestie. Grazie per continuare a rimanere lì, continuando però ad essere uomini e donne liberi. Liberi di accogliere tutti come sapete fare. Liberi di rimanere nonviolenti.

BoccheScucite

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