Tecnologia di morte: il rapporto non così scioccante sulle esportazioni di armi israeliane

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tratto da: INVICTA PALESTINA

27/03/2020

Copertina: Negli ultimi anni l’industria israeliana della produzione di armi ha registrato un boom senza precedenti.

Fonte – Englis version

Di Ramzy Baroud – 25 Marzo 2020

La regione del Medio Oriente, colpita dalle guerre e dalle crisi umanitarie che seguono, che lasciano milioni di rifugiati, affamati e malati, ha un urgente bisogno di pace, sicurezza e ricostruzione. Grazie a Stati Uniti, Russia, Francia, Israele e ad altri fabbricanti di armi, tuttavia, ora è una discarica per gli armamenti militari, un segno inquietante per gli anni a venire.

I dati diffusi dall’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI) il 9 marzo, dipingono un quadro preoccupante del mondo, in generale, e del Medio Oriente in particolare. Secondo il rapporto, la domanda di armi nella regione in guerra è aumentata di un enorme 61% tra il 2015 e il 2019.

La correlazione tra armi, guerra e numero di vittime non ha bisogno di essere decifrata da un algoritmo elaborato, come dimostrano ampiamente i fatti sul campo. La Siria rimane l’epicentro del conflitto in Medio Oriente, con Libia, Yemen, Iraq, Palestina e Sud Sudan, a seguire.

I primi cinque mercanti di morte, secondo il SIPRI, sono Stati Uniti, Russia, Francia, Germania e Cina. È interessante notare che, mentre le esportazioni di armi statunitensi sono aumentate esponenzialmente del 76% negli ultimi cinque anni, le esportazioni di armi della Russia sono diminuite del 18%.

Il mercato statunitense è in costante espansione poiché rifornisce attualmente 96 ​​paesi, mentre la Russia ha sostanzialmente perso uno dei suoi clienti più significativi, l’India.

Governato da un governo nazionalista indù di destra, Delhi ha trovato in Tel Aviv un fornitore più ideologicamente simile. La speciale “amicizia” tra Narendra Modi dell’India e Benjamin Netanyahu in Israele ha reso l’India il più grande mercato di armi israeliano.

Nel 2017, le esportazioni di armi di Israele hanno raggiunto un livello record di 9 miliardi di dollari, a seguito della firma di un accordo da 2 miliardi di dollari con l’India. I contratti aggiudicati alle Industrie Aerospaziali Israeliane (IAI) sono stati considerati “il più grande affare mai firmato dall’industria israeliana delle armi”.

Con l’India che diventa il più grande importatore di armi israeliane nel mondo, Israele è ora un garante del protratto conflitto tra India e Pakistan, nel Kashmir. I due paesi dotati di armi nucleari si sono avvicinati all’abisso di una vera e propria guerra nel marzo 2019. Naturalmente, le armi israeliane, ora prominenti nell’arsenale militare indiano, svolgeranno un ruolo importante nel sostenere qualsiasi conflitto futuro.

Secondo i dati appena rilasciati, Israele è secondo solo alla Corea del Sud in termini di vasta espansione delle esportazioni di armi, poiché l’industria bellica israeliana ha registrato un boom senza precedenti negli ultimi anni. SIPRI pone tale aumento al 77%.

L’anno scorso, la direzione della Cooperazione internazionale alla difesa del Ministero della difesa israeliano (SIBAT), che rappresenta le fondamenta della produzione, del collaudo e dell’esportazione israeliane di armi, ha pubblicato un piano globale volto all’espansione del mercato mondiale delle armi israeliane, con particolare attenzione su Stati Uniti, Finlandia e India.

Ciò che rende le armi israeliane più interessanti di altre è il fatto che non sono accompagnate da nessuna scelta ideologica. In altre parole, Israele è disposto a vendere armi a qualsiasi paese, o anche a soggetti non statali, legalmente o illegalmente, indipendentemente dal modo in cui queste armi vengono utilizzate e dal fatto che il loro uso violi o meno i diritti umani.

Nel maggio 2019, l’ufficio israeliano di Amnesty International ha pubblicato un rapporto approfondito che ha esaminato i mercati di esportazione di armi di Israele. Contrariamente a quanto affermato da Rachel Chen, capo dell’Agenzia israeliana per i controlli sulle esportazioni della difesa, che ha dichiarato; “esamineremo attentamente lo stato dei diritti umani in ogni paese prima di approvare le licenze di esportazione per venderle armi”, Israele è noto per aver venduto le sue armi ai più famosi violatori dei diritti umani al mondo. L’elenco comprende Myanmar, Filippine, Sudan del Sud e Sri Lanka.

Una prova schiacciante di questo è una dichiarazione rilasciata dal presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, noto per il suo triste record sulla violazione dei diritti umani, il 4 settembre 2018, durante la sua tanto decantata visita in Israele. Duterte ha detto al presidente israeliano, Reuven Rivlin, che le Filippine “d’ora in poi compreranno armi esclusivamente da Israele perché non pone alcuna restrizione”, ha riferito il “Times of Israel”.

Gli Stati Uniti sono “un buon amico”, ha detto Duterte, ma come la Germania e la Cina, le armi statunitensi hanno alcuni “limiti”.

Considerando che Washington fornisce a Israele ogni anno oltre 3 miliardi di dollari di armi che vengono usate indiscriminatamente contro i palestinesi nei territori occupati e le altre nazioni arabe, indipendentemente dal diritto internazionale o umanitario, ci si deve meravigliare della dichiarazione di Duterte.

È logico supporre che un paese che vende armi al Sud Sudan devastato dalla guerra civile e estremamente impoverito, non si ponga nessuna regola, per non parlare degli standard morali.

Ciò che rende unica l’esportazione delle armi di Israele e la cosiddetta “tecnologia difensiva” nel resto del mondo, è che spesso appaiono nelle regioni in cui le persone sono più oppresse e vulnerabili. Ad esempio, le compagnie israeliane sono da anni in prima linea nella guerra delle susseguite amministrazioni statunitensi contro gli immigrati irregolari.

Inoltre, negli ultimi anni abbiamo assistito all’introduzione di brutali tattiche militari israeliane in molti aspetti della società americana, tra cui la militarizzazione della polizia statunitense, della quale migliaia di agenti hanno ricevuto addestramento in Israele.

Allo stesso modo, nel 2018, la tecnologia di guerra israeliana è stata incorporata nell’apparato di sicurezza dell’Unione europea. Uno di questi contratti è stato assegnato alla società israeliana Elbit, stimato in 68 milioni di dollari, per fornire sistemi di guida per velivoli di sorveglianza marittima senza pilota (UAS). Questa tecnologia, che si basa sul sistema di pattugliamento marittimo Hermes 900, consente a Frontex, l’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera, di intercettare migranti e rifugiati di guerra nei loro tentativi di attraversare il mediterraneo per approdare nei più sicuri territori europei.

È interessante notare che l’UE ha acquistato da Israele la stessa tecnologia di morte che l’esercito israeliano ha usato contro i palestinesi nella Striscia di Gaza assediata durante la cosiddetta guerra del “Protective Edge” nel 2014.

Quest’ultimo fatto rappresenta la struttura portante della strategia di marketing di Israele. Marcando i suoi prodotti militari come “testati in combattimento”, Tel Aviv è in grado di ottenere il massimo dei profitti per la sua tecnologia sanguinaria, in quanto è in grado di dimostrare, usando filmati reali, come i suoi droni armati, ad esempio, possono radere al suolo interi quartieri palestinesi in pochi secondi e tornare indenni alle loro basi in Israele.

Un’attenzione molto maggiore dovrebbe essere posta sul fatto che Israele è, di per sé, un noto violatore dei diritti umani che dovrebbe essere ritenuto responsabile dei suoi crimini contro i palestinesi, che sono spesso usati come cavie, nella fase di test, della tecnologia della morte di Israele.

Traduzione e sintesi personale di:

Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

nb. copertina come nell’articolo originale, altre foto inserite nell’articolo sono liberamente scelte sul web ed inserite da Invictapalestina.org

Tecnologia di morte: il rapporto non così scioccante sulle esportazioni di armi israeliane

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