Teheran: L’Iran non nega l’Olocausto

Il neo presidente Rowhani tenta di avviare un nuovo corso nelle relazioni internazionali iraniane. E fa ad Israele gli auguri di buon anno ebraico.

(di Sonia Grieco)

Roma, 6 settembre 2013, Nena News – Un inaspettato quanto singolare tweet del presidente iraniano e del suo ministro degli Esteri, che hanno augurato un buon Rosh Hashanah (il Capodanno degli ebrei) alla comunità ebraica, aggiungendo che l’Iran non nega l’Olocausto, paiono avere accantonato, e sconfessato, otto anni di sproloqui profusi dall’ex presidente Mahmud Ahmadinejād.

Sin dalla sua elezione alla guida della Repubblica islamica, lo scorso giugno, Hassan Rowhani ha tentato di avviare un nuovo corso nelle relazioni internazionali, in particolare con gli Stati Uniti, con il beneplacito della Guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, dopo anni di minacce e aggressioni verbali contro Israele (Paese non riconosciuto da Teheran) e il giudaismo da parte di Ahmadinejād che ha arrivato a definire la Shoah un “mito”. Questa retorica assieme al controverso programma nucleare iraniano hanno contribuito a un isolamento internazionale, cui Rowhani pare voglia mettere fine. E a dargli man forte è il suo ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, uomo dalla formazione occidentale ed ex ambasciatore iraniano negli Stati Uniti.

New Iranian President Rowhani meets with diplomat Zarif

Zarif è andato oltre gli auguri e sul suo Twitter ha ingaggiato uno scambio di messaggi con Christine Pelosi, figlia di Nancy Pelosi, ex presidente della Camera dei rappresentati Usa. Quando la signora Pelosi ha chiesto come si possano conciliare gli auguri di buon Capodanno con la retorica antisemita della leadership iraniana, Zarif ha risposto che l’Iran non ha mai negato l’Olocausto e che chi lo aveva fatto, cioè Ahmadinejad, non è più al potere.

D’altronde, Rowhani aveva già condannato la retorica dell’ex presidente. Il titolare degli Esteri ha poi aggiunto su Facebook che l’Iran “condanna il massacro degli ebrei perpetrato dai nazisti, ma anche il massacro dei palestinesi da parte dei sionisti”. Ha inoltre spiegato all’agenzia stampa Tasnim, che la Repubblica islamica “non ha nulla contro gli ebrei e il giudaismo, ma non può consentire ai sionisti di dipingere l’Iran come antisemita e bellicoso nella loro propaganda, allo scopo di continuare a reprimere i palestinesi senza che i loro crimini siano puniti”.

Pare che l’Iran voglia voltare pagina, aprirsi a rapporti più distesi con i Paesi con cui sinora c’è stato soltanto scontro. Zarif sembra l’uomo giusto per inaugurare una nuova fase e, infatti, il presidente ha affidato a lui la guida dei negoziati sul programma nucleare iraniano. Un netto cambiamento rispetto ai grigi e aggressivi funzionari che sinora si sono occupati della questione. Per Zarif è già in calendario un incontro nelle prossime settimane, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, a New York, con Catherine Ashton, rappresentante per gli Esteri dell’Unione Europea e anche membro del gruppo di negoziatori sul programma nucleare iraniano.

I governi e gli Stati occidentali, Washington in prima fila, accusano l’Iran di lavorare alla costruzione di armi nucleari, ma Teheran continua a sostenere che il suo è un programma a esclusivo uso civile. Le armi atomiche sono un’altra “linea rossa” marcata dalla Casa Bianca che in questi giorni è alla ricerca del sostegno del Congresso ai suoi piani militari in Siria, con l’opinione pubblica americana poco propensa a invischiare le proprie truppe in una guerra in Medio Oriente. L’Iran adesso dotato di una classe dirigente apparentemente più preparata a intessere relazioni internazionali, sta a guardare, probabilmente per soppesare la forza di Obama, fanno notare alcuni analisti. Se varrà la pena negoziare con un presidente che rischia di ottenere un appoggio risicato per attaccare Damasco, e con cui parlare di sanzioni che il Congresso ha inasprito proprio alla viglia dell’insediamento di Rowhani.

(Nena News)

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