TERRITORI OCCUPATI. Raid a Gaza, contadino ucciso in Cisgiordania

01 dic 2017

Ieri l’aviazione israeliana ha compiuto una serie di bombardamenti dopo il lancio di un razzo dalla Striscia. Vicino Nablus, i coloni attaccano un civile. Onu: nei primi sei mesi dell’anno aumentate le aggressioni da parte dei coloni

Coloni lanciano pietre contro palestinesi, vicino ad una camionetta dell’esercito (Foto: Ma’an)

della redazione

Roma, 1 dicembre 2017, Nena News – È stato un giovedì di tensione nei Territori Occupati Palestinesi, da Gaza alla Cisgiordania. A sud di Nablus, nel villaggio di Qusra, un contadino di 49 anni, Mahmoud Ahmad Zaal Odeh, è stato ucciso da un gruppo di coloni mentre stava lavorando la terra.

Secondo fonti locali i coloni sono arrivati sul posto dal vicino insediamento di Yash Kod e hanno sparato all’uomo che stava cercando di impedirgli di entrare nell’appezzamento. Un secondo contadino, Fayez Fathi Hasan di 47 anni è stato ferito alla gamba dai colpi di pistola. Poco dopo è intervenuto l’esercito che ha portato via il corpo di Odeh, arrestato temporaneamente alcuni familiari e circondato il villaggio di Qusra a difesa dei coloni, per evitare reazioni da parte palestinese.

Diversa la versione dell’esercito israeliano, secondo il quale “20 coloni israeliani stavano viaggiano vicino al villaggio di Qusra” quando “dei palestinesi hanno lanciato delle pietre e in risposta uno dei viaggiatori ha aperto il fuoco contro i palestinesi, ferendone uno”.

L’attacco rientra all’interno delle pratiche violente perpretate dai coloni israeliani in Cisgiordania, protagonisti di assalti e aggressioni contro proprietà e persone, da molti considerata – visto il ruolo di difesa degli aggressori giocata dall’esercito e l’assenza di punizioni penali – una forma di violenza “istituzionalizzata”, parte integrante delle politiche di spossessamento e trasferimento forzato portata avanti dalle autorità israeliane.

Ad agosto un rapporto delle Nazioni Unite denunciava l’aumento di simili attacchi nei primi sei mesi del 2017, con 89 aggressioni documentate, l’88% di quelle perpetrate durante tutto l’anno 2016. Secondo l’associazione israeliana Yesh Din, solo nell’8,2% dei casi i coloni vengono indagati.

Nelle stesse ore, nella cittadina di Qabatia, vicino Jenin i soldati israeliani sono entrati per demolire la casa di Mohammed Ziad Abu ar-Rob, prigioniero accusato di aver ucciso un israeliano, il 69enne Reuven Schmerling, lo scorso ottobre. Per i palestinesi e il diritto internazionale la demolizione delle case di proprietà di detenuti è un atto di punizione collettiva e dunque illegale.

La famiglia Abu ar-Rob aveva tentato le vie legali per fermare la distruzione ma la Corte Suprema israeliana ha rigettato l’appello. Ora senza un tetto sulla testa sono rimasti i genitori del prigioniero e i cinque fratelli. I residenti sono intervenuti per impedire la demolizione, l’esercito ha reagito lanciato gas lacrimogeni e granate, ferendo un bambino e un’anziana. Un ragazzo di 25 anni è stato ricoverato dopo essere stato colpito da un proiettile di gomma alla schiena.

Tensione anche nella Striscia di Gaza dove l’aviazione israeliana, ieri sera, ha lanciato quattro raid contro postazioni di Hamas, dopo il lancio di alcuni razzi verso il confine con Israele. Non si registrano feriti né si hanno dettagli sul lancio di missili da parte di gruppi gazawi: tra due giorni Hamas incontrerà la delegazione dell’Anp al Cairo per definire l’accordo di riconciliazione e appare, politicamente, improbabile che ricominci a lanciare razzi dopo aver cessato tale attività dall’agosto 2014 quando siglò l’accordo di cessate il fuoco con Israele. Nena News

 

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