TERRITORI OCCUPATI. Raid israeliano a Qalandiya, due giovani uccisi

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16 dic 2015

Nella notte l’esercito è entrato nel campo e ha aperto il fuoco contro due ragazzi sospettati di voler aggredire i soldati. Altri 14 i feriti in Cisgiordania dal fuoco israeliano, 18 gli arrestati.

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Ahmad Jahajha, ucciso stanotte a Qalandiya (Fonte: Ma’an News)

della redazione

Roma, 16 dicembre 2015, Nena News – Altri due palestinesi sono stati uccisi questa notte dalle forze militari israeliane durante un raid nel campo profughi di Qalandiya, a Ramallah. Centinaia di soldati, secondo testimoni, accompagnati da veicoli militari sono entrati nel campo alle 1 di notte per compiere perquisizioni in case, uffici  e negozi. Le foto riportate daMa’an News mostrano gli effetti dei raid nelle abitazioni.

Durante l’operazione, un giovane palestinese, Ahmad Jahajha, 20 anni, avrebbe tentato di colpire con la sua auto alcuni soldati, ferendone tre. Subito l’esercito ha aperto il fuoco da breve distanza e lo ha ucciso. Secondo i residenti sul posto al momento del fuoco, il ragazzo sarebbe stato lasciato dissanguare prima di essere portato fuori dall’auto. Ahmad Jahajha era studente al secondo anno di comunicazione al college di al-Asriyya di Ramallah. Lo stesso è successo al 29enne Hikmat Hamdan, residente di al-Bireh, quartiere di Ramallah, ucciso dalle pallottole dell’esercito mentre provava a investire i soldati nel campo.

Hikmat Hamdan, ucciso ieri a Qalandiya (Fonte: Ma'an News)

Hikmat Hamdan, ucciso ieri a Qalandiya (Fonte: Ma’an News)

Subito sono esplosi scontri a fuoco tra palestinesi armati e soldati, terminati solo alle 4.30 quando l’esercito ha lasciato Qalandiya. Ovviamente le versioni sono diverse: nel campo la gente racconta di omicidi a sangue freddo, i due giovani sono stati uccisi seppur non rappresentassero un pericolo, perché stavano viaggiando nelle proprie auto non intenzionati ad aggredire l’esercito. Le truppe israeliane, invece, riportano di tentativi di aggressione e di un raid “per arrestare sospetti e raccogliere armi”.

Non sono mancati gli arresti, secondo l’esercito membri operativi di Hamas, tra loro Mahmoud Nayif Abu Latifa e Ismaiyin Nayif Abu Latifa. Qalandiya, come Hebron e Gerusalemme, è una delle comunità più colpite dalla repressione israeliana di quella che è stata definita la Terza Intifada. Ad oggi, dal primo ottobre, i morti israeliani sono 17 e quelli palestinesi 121, molti dei quali uccisi durante manifestazioni o in presunti attacchi, non sempre dimostrati tanto da provocare le proteste di molte organizzazioni per i diritti umani, com Amnesty International che parla di “omicidi extragiudiziali”. Secondo le Nazioni Unite, dall’inizio di ottobre, le forze militari israeliani compiono in media 80 raid la settimana, con annessi arresti: sarebbero oltre duemila i palestinesi detenuti solo ad ottobre e novembre.

La notte appena trascorsa ha visto il ferimento di 14 palestinesi, colpiti da pallottole dell’esercito, e 18 arrestati in una serie di raid compiuti in tutta la Cisgiordania, nel campo profughi di Dheisheh a Betlemme, in quello di Askar e in quello di Balata a Nablus, ad Hebron, a Ramallah dove sono stati arrestati quattro studenti della Birzeit University. Secondo l’esercito di Tel Aviv, sette dei 14 arrestati sono membri di Hamas.

L’ondata di proteste che sta investendo i Territori Occupati, così come le città palestinesi nello Stato di Israele, non cessa. In strada i giovani palestinesi manifestano la rabbia dovuta al protrarsi di un’occupazione brutale, alle violazioni israeliane sulla Spianata delle Moschee e all’espansione coloniale che impedisce nei fatti il controllo da parte palestinese di Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est (i territori in cui, secondo la comunità internazionale e il governo di Ramallah, dovrà costituirsi il futuro Stato di Palestina). Il popolo palestinese, che non scende ancora in massa per le strade, lasciando manifestazioni  e scontri ai più giovani, dice però di sostenere la sollevazione. Secondo un sondaggio realizzato dal Palestinian Center for Policy and Survey Research e pubblicato lunedì, due terzi dei palestinesi appoggia gli attacchi contro israeliani e il 66% vorrebbe una rivolta armata contro l’occupazione, invece di un negoziato che non serve le ambizioni nazionali palestinesi. Nena News

 

 

 

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