TERRITORI OCCUPATI. Scontri a Balata: poliziotto palestinese ucciso

20 mar 2017

Resta alta la tensione tra le forze di sicurezza e i residenti dei campi rifugiati dopo l’ennesimo blitz “anti-fuggitivi” compiuto da Ramallah. Nella Striscia, intanto, Hamas giustizia due persone per “spaccio di droga”. Israele arresta 20 persone per istigazione alla violenza su Facebook e Whatsapp

Palestina

Le forze di sicurezza palestinesi

della redazione

Roma, 20 marzo 2017, Nena News – Resta alta la tensione nei campi profughi palestinesi. In particolar modo a Balata (Nablus) teatro stanotte di un violento conflitto a fuoco tra le forze di sicurezza palestinesi e alcuni uomini armati. Nel corso della sparatoria, fanno sapere da Ramallah, è rimasto ucciso il poliziotto Hasan Ali Abu al-Haj e sono rimasti feriti due “fuggitivi” (solo uno è stato arrestato).

Secondo quanto ha riferito il portavoce delle forze di sicurezza Adnan Dmeiri all’agenzia palestinese Wafa, la persona fermata si chiama Ahmad Abu Hamada “al-Zabour” ed era considerato il principale ricercato del campo perché accusato di omicidio, commercio di armi e di diversi attacchi contro la polizia. Secondo una prima ricostruzione dei fatti fornita dalle autorità, gli agenti, entrati nel campo per arrestare dei “fuggitivi”, sarebbero riusciti ad accerchiare al-Zabour. Quest’ultimo, gravemente ferito alla testa e allo stomaco, ha rifiutato di arrendersi e ha sparato ed ucciso Abu al-Haj. Ignota al momento l’identità del secondo uomo che è riuscito a dileguarsi nonostante sia rimasto ferito.

Da quando Ramallah ha lanciato un duro giro di vite in Cisgiordania contro i gruppi armati, Balata è stata più volte teatro di sparatorie. La violenza era culminata alla fine d’agosto quando due poliziotti e tre uomini armati sono rimasti uccisi durante un blitz della polizia nella città vecchia di Nablus. Un episodio che ebbe ampia eco internazionale: l’Onu parlò a tal proposito di “uccisioni extragiudiziarie” soprattutto perché una delle vittime era stata picchiata a morte durante la detenzione in un carcere palestinese. Lo scorso settembre, poi, le forze di sicurezza uccidevano un altro uomo armato in città e ne ferivano altri 3 in circostanze mai del tutto chiare.

Questi episodi non sono casuali, ma rispondono all’applicazione del “nuovo metodo” anti-fuggitivi messo in campo da Ramallah. Modello che ha descritto molto bene lo scorso mese all’agenzia Ma’an il governatore di Nablus Akram Rajoub: condurre imboscate mirate nel campo nel tentativo “di evitare di far del male ai cittadini innocenti”. Le violenze di stanotte giungono dopo giorni di intense proteste da parte delle varie fazioni politiche palestinesi nei confronti dell’Ap accusata di “aver aumentato la sua cooperazione alla sicurezza con Israele adottando una politica delle porte girevoli” che permette il trasferimento dei detenuti dalle carceri dell’Ap a quelle gestite da Israele.

Proprio il discusso legame tra Ramallah e Tel Aviv per ciò che concerne le questioni securitarie – uno dei lasciti del presunto processo di pace – aveva portato in piazza centinaia di manifestanti la scorsa domenica. L’occasione era stata l’apertura del processo contro cinque attivisti accusati dall’Ap di possesso illegale di armi e di aver pianificato attacchi contro lo stato ebraico. Un’accusa, quest’ultima, che ha suscitato un ginepraio di polemiche poiché quattro degli imputati si trovano in una prigione israeliana e uno, Basel al-Araj, è stato ucciso dalle forze armate israeliane a inizio mese. Di fronte alla protesta pacifica fuori il tribunale, l’Ap ha risposto con estrema durezza: picchiando e arrestando i contestatori prima fuori il palazzo di giustizia di Ramallah e poi nel campo di Dhueishe. La risposta repressiva di Ramallah ha avuto immediate conseguenze politiche con la principale forza di sinistra (Il Fronte popolare per la Liberazione della Palestina) che ha annunciato la scorsa settimana che non parteciperà alle elezioni municipali di maggio.

Non si muore però solo in Cisgiordania. Ieri, infatti, una corte militare di Gaza ha condannato a morte due persone “per spaccio di droga”. Una sentenza che ha suscitato profondo clamore perché per la prima volta (almeno ufficialmente) la pena capitale è stata applicata nella Striscia per un reato simile (per altri capi d’accusa, come omicidio e per collaborazionismo con Israele, il boia era più volte entrato in azione negli ultimi tempi).

Le esecuzioni (rispettivamente per fucilazione e impiccagione) sono state confermate dal portavoce del ministero degli interni di Hamas, Iyad al-Buzm, che ha difeso l’operato del governo islamista perché mira a proteggere “la società palestinese dai vari pericoli posti dall’Occupazione israeliana e dai nemici del nostro popolo alla nostra società”. Quello che Israele non è riuscito a realizzare con la guerra e l’assedio – ha poi aggiunto – non lo raggiungerà con le droghe”. Nei mesi scorsi le esecuzioni compiute dagli islamisti avevano suscitato le proteste dell’Unione Europea (Ue) che aveva ribadito la sua “ferma opposizione al suo utilizzo in qualunque circostanza”.

Sempre ieri, intanto, Israele ha arrestato 18 persone perché iscritti in un gruppo WhatsApp dal nome “Strada al paradiso” a cui apparteneva anche Ibrahim Mahmoud Matar, il giovane palestinese ucciso lunedì scorso dopo aver tentato di accoltellare dei soldati israeliani. Secondo la portavoce della polizia israeliana Luba al-Samri, la vittima era stata influenzata dai componenti del gruppo a compiere l’attacco. Sempre per “incitamento”, ma questa volta su Facebook, ieri le autorità israeliane hanno esteso la detenzione del giornalista Mohammed Batroukh (in carcere dal 7 marzo) fino a domani e condannato a 10 anni di prigione Walid Rajabi. Nena News

 

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