Territori «uniti» contro Israele

adminSito  mercoledì 21 novembre 2012 15:02

Hamas e Fatah annunciano la fine delle ostilità. Mentre il partito islamista guadagna popolarità, l’ANP di Abbas tenta di riportare l’attenzione sull’iniziativa all’Onu.

di Emma Mancini

Articolo pubblicato su Il Manifesto, 21 novembre 2012

Betlemme – A sette giorni dal lancio di «Pilastro di Difesa» Hamas e Fatah dialogano: lunedì hanno annunciato la fine delle ostilità per affrontare unite l’aggressione israeliana. Jibril Rajoub, leader di Fatah, ha parlato alla folla a Ramallah: «Annunciamo la fine delle divisioni». Presenti esponenti di Hamas e Jihad Islamica in Cisgiordania: «Chiunque parli di divisione dopo oggi è un criminale», ha commentato Mahmud al-Ramahi, leader di Hamas.

Una sorta di tregua Hamas-Fatah. L’Anp del presidente Mahmoud Abbas necessita con urgenza di visibilità: alle elezioni amministrative di ottobre, Fatah era riuscito a perdere contro se stesso e oggi il consenso in Cisgiordania è ai minimi storici. Mentre la fazione islamista è in crescita, dopo le visite di Qatar e Turchia nella Striscia prima dell’attacco e dall’appoggio ora di Lega Araba e leader di governo al governo di Gaza.

E mentre Hamas decolla, Fatah arranca tra l’impossibilità di negare sostegno a Gaza e la necessità di non schierarsi troppo duramente contro Israele. Il partito di Abbas è considerato l’unico partner credibile per il processo di pace dalla comunità internazionale e una presa di posizione netta finirebbe per danneggiare l’Anp.

Dialogo forzato Hamas-Fatah

Ciò spiega la tardiva reazione di Abbas all’operazione militare israeliana: il presidente ha rotto il silenzio dei primi giorni dell’attacco invitando i palestinesi ad organizzare proteste nonviolente. E per evitare lo scollamento interno, Abbas ha aggiunto che quella israeliana non è un’aggressione contro Hamas, ma contro l’intero popolo palestinese. Lunedì, a sette giorni dall’omicidio del leader delle Brigate Al Qassam Ahmed Jaabari – uccisione che ha dato il via all’escalation di violenza – una delegazione di Fatah è entrata a Gaza, portando squadre di protezione civile e staff medico. L’inviato di Fatah, Nabil Shaath, ha annunciato il completo coordinamento tra il presidente Abbas e il leader di Hamas, Khaled Meshaal, impegnato ora al Cairo in meeting con il presidente Morsi e i leader arabi.

Ucciso bimbo di 18 mesi

Nel quadro di «riconciliazione nazionale», stonano le immagini di Betlemme dove i giovani palestinesi scesi in strada per protestare contro Colonna di Difesa si sono trovati di fronte a disperderli la polizia palestinese. Perché proseguono le proteste in tutta la Cisgiordania, da Ramallah a Nablus, da Hebron a Tulkarem. Oltre 100 i palestinesi arrestati dai militari israeliani negli scontri di questi giorni. Centinaia i feriti, alcuni gravi: l’esercito israeliano ha anche aperto il fuoco contro i manifestanti: un bambino di soli 18 mesi è stato ucciso nel campo profughi di Qalandiya per le ustioni riportate dopo che un lacrimogeno è stato lanciato dentro la sua casa, mentre a Nabi Saleh il giovane Rushdi Tamimi è morto dopo essere stato colpito da un proiettile sparato dall’esercito a distanza ravvicinata.

Il 25 Abbas all’Onu

Eppure da Ramallah Abu Mazen tenta di riportare la questione all’iniziativa dell’Anp all’Onu. Denunciando che il vero obiettivo dell’iniziativa militare israeliana è bloccare la richiesta di «riconoscimento della Palestina»; non però con un seggio in quanto Stato, come da diritto internazionale, ma solo come «osservatore all’Onu».

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=41761&typeb=0&Territori-

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