Terrorismo di Stato ad Aboud

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19 gennaio 2015

Più di cento soldati israeliani hanno bussato alle porte delle case del piccolo villaggio alle due del mattino urlando a voce alta: “ aprite le porte, siamo militari!“ Bussano alle porte con le mani e le gambe, pieni di armi (fucili, pistole, bombe). Dobbiamo aprire la porta di casa, altrimenti la fanno esplodere. Entrano con i cani, distruggono le cose e terrorizzano la gente, urlano imprecazioni, picchiano e arrestano. Così è trascorsa l’alba ad Aboud, un piccolo villaggio risalente ai romani a nord ovest di Gerusalemme, di quasi 2500 abitanti, metà cristiani e metà musulmani. Nel 2002 i militari israeliani avevano fatto esplodere una delle chiese e ad altri siti antichi del villaggio, con la solita scusa che inventano sempre… “ ci sono terroristi… da lì ci hanno sparato”. Aboud si trova in Area C, cioè è una zona sotto totale controllo militare israeliano. Per questo i soldati entrano sempre, rompono, arrestano, uccidono e distruggono le case. È questa la nostra vita di ogni giorno.

Ieri erano le sette di sera: la notte si è fatta giorno dal numero di bombe lanciate dai militari israeliani nel cielo del villaggio. Poi sono entrati con i tank sparando per tutto il villaggio. Nella piazza del villaggio hanno iniziato una vera e propria battaglia. Nessuno ha potuto dormire, i bimbi avevano paura e piangevano, le mamme erano preoccupate che i figli più grandi potessero essere arrestati o feriti.

Ecco come sono i militari di Israele, il paese più democratico al mondo! Sono davvero dispiaciuto che il mondo taccia ancora su quello che succede in Palestina! Io sono contro la violenza, ma voglio chiedere ad ognuno di voi perché escono in marcia in milioni a Parigi contro il terrorismo, ma continuano a fare come la scimmia che non parla, non vede e non sente quando il terrorismo israeliano continua ogni giorno ad attaccare i palestinesi.

Ramez Salem

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1 commento

  1. mi viene il nodo alla gola al pensiero che fra quei bambini svegliati durante la notte potrebbero esserci, tra gli altri, anche due timidi bambini – Elisssa e Fadi – che abbiamo avuto la gioia di conoscere di persona lo scorso anno. Ora leggo quello che è successo e NESSUNO NE PARLA e tantomeno scendono in piazza capi di governo. Ad ognuno i propri pensieri – di certo continuando così daremo spazio alla paura e ad un futuro non certo di pace.
    Io continuerò a pensare a laggiù, ad Aboud, dove siamo stati calorosamente ospitati due volte ed abbiamo trascorso qualche ora – un parco pranzo nella sala dell’oratorio – assieme a tutta la piccola comunità. Nel 2011 abbiamo partecipato alla messa domenicale insieme a tutto il paese celebrata in arabo ed italiano in una atmosfera di serenità, pace, comunione tra fratelli seppur lontani nello spazio.

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