Terrorismo? Palestinese, ovviamente.

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“Non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani” . Questo ha vergato di suo pugno l’assessore veneto all’istruzione Elena Donazzan, in una circolare datata l’8 gennaio in cui chiedeva a tutti i genitori di tutti gli studenti musulmani a condannare gli attentati di Parigi!
Nemmeno originale l’assessore, in questa affermazione delirante: Gideon Levy, in questi giorni minacciato a morte, ci fa sapere che in Israele questa frase gira alla grande: “Basta ripetere fino all’ossessione alla gente l’attuale mantra in Israele: “Non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani. (…) E’ chiaro che questi che pontificano sono davvero quegli “esperti” che nelle aggressioni sulla popolazione palestinese seminano terrore in tutti i Territori Occupati, da villaggio a villaggio, sereni nella totale impunità con cui possono agire su pastori-terroristi, bambini-terroristi, pescatori-terroristi, donne-incinta-terroriste.”
“Il mio compagno di banco è un musulmano. Ma allora forse è un terrorista?”, comincia a chiedersi qualche alunno a scuola, turbato dai discorsi di adulti in preda ai più rozzi pregiudizi. Ci ricorda ancora Levy: “Anders Breivik, che ha ucciso 75 persone a Oslo e Utoya Island – era forse un musulmano? E la serie di massacri negli Stati Uniti a Columbine High School, nella scuola di Sandy Hook e al Virginia Tech sono stati tutti perpetrati dai musulmani? Ma nessuno ha attribuito questi atti a uomini bianchi, americani o norvegesi. Nessuno ha mai fatto un titolo con la definizione: terrorismo cristiano”.
Ma a casa nostra, come probabilmente in tanti altri paesi europei, tutto questo non è occasione di riflessione seria. Pochi si sono chiesti certo non perchè, il barbaro assassinio di persone non può avere alcun perchè a sua giustificazione, ma il come, il da dove, il cosa…
E se dai noi la paura nei confronti di chi non è maggioranza, ma si affaccia alla quotidianità delle nostre vite con le proprie tradizioni culturali e religiose, sta impregnando l’aria attorno a rapporti umani ancora vulnerabili, e rischia di rompere fragili equilibri, timidi riconoscimenti dell’identità altrui, in Israele si cavalca l’onda dello sgomento. Ed ecco come gli attentati parigini, opera di cittadini francesi, diventano per Israele l’ennesima occasione per ricordare al mondo che il terrorismo loro lo conoscono bene. Che ovviamente stanno parlando di quello islamico, non quello di Stato, non può essere definito il sistematico terrore di cui è responsabile lo stato d’Israele. Per fortuna che papa Francesco ha ricordato a tutti, ed era la prima volta che un papa faceva uso di una simile espressione, che “È vero, c’è la minaccia di singoli terroristi. Ma c’è anche un’altra minaccia, ed è il terrorismo di Stato, quando le cose salgono, salgono, salgono e uno Stato per conto suo si sente di avere il diritto di massacrare”.
“Ebrei francesi: venite in Israele!” ecco allora cosa hanno proposto i capi israeliani ai francesi di religione ebraica. Venite in Israele, sarete al sicuro dal terrorismo islamico, che noi sappiamo tenere a bada molto bene.
E ringraziamo anche il titolo di prima pagina de La Repubblica che, dovendo dare rilievo al solito Grossman che di pacifista ha solo la nomea, riesce a far pensare il lettore al terrorismo…palestinese con questo titolo da cittadino israeliano sotto permanente minaccia: “Ora sapete cos’è vivere con la paura”.
Netanyahu ha disobbedito alle autorità francesi imponendo la suaa presenza a Parigi e ha sgomitato per arrivare a farsi riprendere in prima fila per raccomandare agli ebrei francesi: venite tutti in Israele e diventate cittadini israeliani…. non importa se parteciperete in questo modo all’espulsione di quei terroristi dei palestinesi, come dice quella venduta di Amira Hass:

“L’immigrazione di massa degli ebrei in Israele non solo avvantaggia l’equilibrio demografico, ma permette e giustifica il controllo di più terra palestinese su entrambi i lati della Linea Verde. Al loro arrivo in Israele questi stranieri riceveranno subito tutti i diritti che sono negati ai palestinesi, sulla loro terra.
Per esempio: gli ebrei di Francia potranno vivere a Gerusalemme e continuare a mantenere la cittadinanza francese. Allo stesso tempo Israele ha ritirato lo status di residenza ai palestinesi di Gerusalemme che per motivi di lavoro o di famiglia hanno acquisito uno status permanente in altri paesi. In pratica vengono espulsi dal paese. Un ebreo francese può avere due case in Israele e un’altra in Francia. Un palestinese che vive in Area C con la sua famiglia ed ha anche una casa in zona A, è condannato all’espulsione dalla sua casa in Area C. In questo modo l’Occidente, che consente agli ebrei di tenere la doppia cittadinanza, è un partner nella discriminazione e nell’espulsione dei palestinesi.”

BoccheScucite

 TIMBRO STATO PALESTINA

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