TERZA GUERRA MONDIALE/ Le mosse di Corea, Giappone e Cina per scaricare Trump

Secondo CARLO JEAN, Donald Trump starebbe seriamente preparando una guerra preventiva contro la Corea del Nord. Le prove ci sarebbero e sono inquietanti

L’area di una possibile terza guerra mondiale

Secondo il generale Carlo Jean, i segnali di una guerra preventiva da parte americana nei confronti della Corea del Nord ci sono e sono anche parecchio inquietanti. Innanzitutto per i cambiamenti che si stanno verificando sullo scacchiere orientale: “L’accordo olimpionico” spiega Jean “fra le due Coree è frutto di una sponsorizzazione cinese, mentre la Corea del Sud sta operando di sua iniziativa un riavvicinamento al Giappone”. Tutto questo sta avvenendo tagliando fuori gli Stati Uniti, cosa che ha creato grande malcontento, e spiegherebbe l’intenzione di Trump di intervenire militarmente.

Generale, secondo quanto scrive il Guardian, gli americani stanno caricando testate nucleari a bassa potenza su 14 sottomarini con lo scopo di effettuare attacchi atomici di precisione giocando sull’effetto sorpresa derivante dall’occultamento, in mare aperto, dei sottomarini stessi. Che cosa significa questo dal punto di vista militare?

Si tratta di armi sviluppate con ill programma di ammodernamento nucleare americano lanciato peraltro da Obama, che prevede la miniaturizzazione delle armi stesse e testate a potenza variabile. Tra l’altro saranno modificate in questo senso anche il centinaio di testate nucleari presenti in Europa, le B81.

Cosa significa a potenza variabile?

Sono armi che minimizzano le cadute radioattive. Un attacco nucleare alla Corea del Nord diventa pericoloso per se stesso perché i venti alisei soffiano da ovest a est, dunque le ricadute radioattive finirebbero anche sul Giappone. Hanno poi una potenza esplosiva minore delle normali testate nucleari, ma una maggior capacità di penetrare in profondità, quindi colpirebbero bunker usati come laboratori nucleari o silos di missili. Sono in grado di distruggere l’obbiettivo al primo colpo durante un attacco preventivo.

Si parla di una quindicina di obbettivi precisi già decisi dagli americani.

Il problema è che per essere sicuri degli obbiettivi, di dove si trovano esattamente, c’è bisogno di una intelligence a terra, sul posto, cosa che in Corea del Nord l’America non ha mai potuto avere.

Nel momento in cui le due Coree grazie alle Olimpiadi sembrano riavvicinarsi, perché gli Usa vorrebbero scatenare una guerra preventiva?

Fino adesso l’America non ha fatto guerre perché la Corea del Sud era contraria. Il nuovo presidente è un pacifista ed è per la riunificazione. E’ stato a Pechino a dicembre ed è proprio grazie alla Cina che i due paesi hanno trovato l’accordo olimpionico.  E’ poi interessante che la Corea del Sud abbia riaperto con il Giappone il contenzioso mai risolto delle donne coreane usate come prostitute dall’esercito giapponese durante il secondo conflitto mondiale.

E’ possibile che tutta questa attività abbia innervosito Trump, che si sia sentito tagliato fuori anche dai suoi alleati?

Direi proprio di sì. Tra l’altro quando gli americani schierarono le difese anti missili vicino al confine delle due Coree, ci furono manifestazioni popolari contro gli Stati Uniti. Trump si sente tagliato fuori e il fatto che la situazione sia tutt’altro che tranquilla e la possibilità di una guerra preventiva reale, ce lo dice anche il fatto che l’editorialista americano Edward Luttwark, molto dentro gli ambienti strategici e militari del suo paese, proprio in questi giorni abbia scritto un articolo molto duro invocando l’attacco alla Corea del Nord, cosa che fino a ieri non aveva mai fatto.

(Paolo Vites) 

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