Testimonianza da At-Tuwani (3): si va al Mar Morto!!

19/03/2012

Come d’abitudine l’autista del servis (taxi collettivo palestinese) da Betlemme a Gerico prova a fregarci e ci riesce. 20 NIS a testa sono davvero troppi.

IL viaggio dura più di un’ora a causa di varie fermate, tra cui una a fianco di un asino morto e ai suoi compagni ancora vivi che lo osservano.

La Road 1 Gerusalemme-Gerico è un viaggio dentro la vera occupazione.

Paesaggi stupendi, montagne altissime, verticali, quasi desertiche. L’autostrada ci passa in mezzo, letteralmente. Le montagne, le colline, portano i segni degli scavatori.

Il paesaggio è mozzafiato, ma qua e la spuntano ai bordi dell’autostrada alcuni villaggi beduini.

Case in lamiera, tende, baracche. Ex nomadi costretti a traslocare dalla costruzione dell’autostrada,

relegati sulle sponde di questo fiume di cemento che collega Israele al Mar Morto, messi da parte, perchè nella nuova Israele, quella che verrà sulle macerie dei palestinesi, non c’è posto per i beduini.

La colonia di Ma’ale Adummim ci accompagna per quasi metà della strada, è la più grande della Cisgiordania, circa 40 mila abitanti.

costruita su un altipiano con lo scopo di collegare le colonie di Gerusalemme est con quelle della valle de Giordano. Un tentativo, quasi riuscito, di dividere fisicamente nord e sud della Cisgiordania.

L’arrivo a Gerico è preceduto dall’apparizione di altri insediamenti, colonie agricole. Sono grandi piantagioni di palme, serre, frutta e verdura di ogni tipo.

Questa è la strategia per occupare l’ovest della West Bank: sequestrare la terra e creare enormi coltivazioni, insostenibili dal punto di vista ambientale. Per irrigarle stanno prosciugando il Giordano, che alimenta il Mar Morto…

L’arrivo al mare è drammatico. Una trattativa estenuante e aggressiva con l’autista ci porta alla prima spiaggia. Non avevamo pensato al fatto che quasi tutti gli stabilimenti sono di proprietà privata israeliana, a pagamento. 50 NIS sono un furto.

 Pagare un privato israeliano per accedere ad una spiaggia palestinese.

Ci rifiutiamo di pagare. La spiaggia “libera” più vicina è En Gedi, in territorio israeliano a più di km 30 km di distanza. Riusciamo a farne un paio con un autobus israeliano senza pagare, poi si scende.

 Un campo di cipolle e angurie ci separa dal mare. Oltre il campo una rete metallica impedisce l’accesso alla costa. Corre lungo tutto il perimetro del mare, eccetto dove ci sono gli stabilimenti balneari. Attraversiamo il campo, sperando di non essere notati. Alcuni lavoratori arabi ci salutano e ci consigliano di provare ad entrare da un’altra parte. Tentiamo lo stesso. Troviamo un buco nella recinzione…è fatta!
Lo spettacolo che ci troviamo davanti è allucinante.

Il mare si è ritirato talmente tanto che non si vede nemmeno all’orizzonte. Camminiamo per più di mezzora in un paesaggio surreale. Blocchi si sale bruciati dal sole, sembrano grandi brufoli spuntati dal terreno, si stendono per chilometri fino al mare. Sembra di stare su un altro pianeta.

L’arrivo al Mar Morto lascia senza fiato, indescrivibile. trascorriamo un paio d’ore soli, lontano da tutto, ci sentiamo per una volta in pace.

Al ritorno percorriamo di nuovo la stessa strada a piedi. Fa caldo, c’è la nebbia, siamo nel punto più basso del mondo, pieni di sale, sudati, non mangiamo da 8 ore. Prima di andare alla fermata dell’autobus rubiamo qualche cipolla ai coloni. Siamo riusciti a fregare l’occupazione!!!…. …

Al ritorno a Beit Sahour

ci aspetta una cattiva notizia, hanno arrestato A… di Tuba…l’occupazione ce l’ha messo nel didietro..di nuovo. IL giorno dopo arrestano anche A…, ventenne che accompagnamo al pascolo tutti i giorni, davanti ai nostri occhi. ci sentiamo sempre più impotenti in queste occasioni.

La collina di Khelly, su cui è stato arrestato A…, negli ultimi giorni è al centro delle azioni dei pastori  e di conseguenza dei coloni, dei soldati e del capo della sicurezza di Ma’on, un sudafricano trasferitosi da questa parti dopo la fine dell’apartheid, l’incubo di tutti gli abitanti della zona.

Controlla tutti i movimenti dei pastori ed è sempre pronto a collaborare e a dare ordini ai soldati, nonostante sia un vigilante privato. La collina si trova ad un centinaio di metri da casa nostra e dal villaggio.

Dal 2009 è luogo di espansione della colonia di Ma’on.

 A settembre 2011 è iniziata la costruzione di 6 nuove case sulla sua cima. Case che probabilmente non verranno mai abitate, come molte altre a Ma’on, ma che servono a rubare terra ai palestinesi e ad avvicinarsi sempre più a Tuwani.

Come moltre altre terre anche quella apparteneva ad una famiglia del villaggio fino a qualche mese fa. I lavori sono iniziati il 20 settembre 2011, il giorno in cui L’Assemblea Generale dell’Onu votava il riconoscimento dello stato Palestinese. Non serve dire altro su questo.
Fino ad un paio di settimane fa i pastori non si sognavamo nemmeno di pascolare su quella collina. poi piano piano hanno iniziato ad andarci, prima alla base, poi sempre più su. Domenica io Se… e A… siamo arrivati in cima, a fianco alle case nuove. Eravamo tutti molto tesi, ma “Hamdulilla” grazie a dio, come si dice da qeste parti, non è successo nulla. Nessun soldato, nessun colono ci ha disturbato o tentato di allontanarci. Così verso l’una, mentre la scorta militare per i bambini di Tuba arrivava siamo scesi dalla collina, sull altra sponda della valle, per mangiare qualcosa.

Tempo 2 minuti e dalla strada che solitamente percorrono i bambini per andare e tornare da scuola, scende un giovane colono con un cane. Avrà al massimo 16-17 anni, capelli rossi, lentiggini, cernecchi, faccia arrabbiata. Accendo la videocamera ed inizio a riprendere. Si ferma a parlare con i soldati, a pochi metri da noi. Indica il punto dove abbiamo pascolato per tutta la mattina, urla, parla al telefono, poi si dirige verso di noi… Lo filmo mentre ci passa davanti senza guardarci e si dirige verso il gregge. Proviamo a parlargli, ma non ci degna di uno sguardo.

Cammina verso le pecore, urla, agita le braccia per cercare di spaventarle e farle scappare. Selem tenta di tenerle unite. Il ragazzo continua ad urlare e si avvicina al pastore. Io e Ale ci mettiamo in mezzo mentre i due si gridano in faccia, uno in arabo, l’altro in ebraico.

Dopo pochi secondi il colono torna verso i soldati che nel frattempo hanno assistito alla scena senza battere ciglio.

Il loro atteggiamento è la cosa che più ci fa arrabbiare, più dell’arroganza del coloni, più degli arabi che continuano a lavorare alle nuove case di Ma’on. I soldati dovrebbero mantenere l’ordine inquesta zona e invece sono complici di quello che sta accadendo, anche loro sono pedine di questo gioco perverso e insensato il cui obiettivo è quello di spingere i palestinesi ad andarsene. Le azioni dei soldati ci lasciano spesso allibiti.

Come possono dei ragazzi di ventanni fare tutto ciò. come possono assistere a queste scene senza battere ciglio e poi scortare i bambini per proteggerli dai coloni? come..come.. Queste domande mi girano per la testa continuamente.

IL giorno dopo, durante l’arresto di A… aumenteranno ancora, diventano un peso di cui è difficile liberarsi, e quando ti sembra di trovare uno spiraglio di umanità dietro quelle divise fanno subito qualcosa  per farti tornare subito quel peso.

Lorenzo

Foto dell’incidente: http://goo.gl/ldRvC

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