TESTIMONIANZA israeliana DI ANATOT(video) :come sono stata picchiata, denudata, torturata e minacciata di essere bruciata viva dai coloni

giovedì 6 ottobre 2011

Un uomo stempiato tarchiato con i capelli chiari, con gli occhiali, mi ha sbattuto la testa contro un furgone bianco. Uno degli attivisti era vicino a me così come era circondato dai coloni e la polizia che mi strattonava spingendomi avanti ed indietro in opposte direzioni. Ho combattuto. Ho buttato giù gli occhiali dell’uomo che mi ha sbattuto la testa  e li schiacciati rompendoli nella mia mano destra. Mi ha morso forte la mano, cercando di liberare gli occhiali e farmi mollare la presa.

A questo punto  un uomo dalla pelle scura alla mia sinistra ha cominciato a torcermi il braccio sinistro in un modo che avevo visto fare alla polizia di frontiera in proteste precedenti a cui avevo partecipato. Non si è fermato nemmeno quando ho gridato per il dolore. E’ stato solo un duro colpo – quando il mio viso era spinto verso il basso ho spezzato uno dei suoi denti anteriori – così ha rilasciato la mia mano sinistra dalla sua presa dolorosa.

Poi sono stata gettata a terra, mentre una macchina dietro di me partiva, minacciando di investirmi e travolgermi. L’attivista ha cercato di aiutarmi facendomi rialzare. Il furgone bianco ha girato a sinistra e io sono riuscita a rialzarmi in piedi di nuovo trovandomi di fronte un uomo alto dalla pelle scura che non smetteva di urlarmi i suoi insulti. Mi ha detto:” Vai a fotterti gli Arabi…”

A questo punto, il gruppo di coloni ha cominciato a scuotermi e spingermi sballottandomi in qua e in la e mi hanno strappato i vestiti dalla parte superiore del corpo. Mi hanno strappato di dosso il reggiseno, la gonna e la camicia. La parte superiore del mio corpo era completamente nuda. Altri attivisti a quel punto cercarono di calmarmi e coprirmi. Ricordo in particolar modo che durante tutti gli sforzi per portarmi via da li, l’uomo alto stempiato dalla pelle scura venne vicino e mi disse: ” Un cazzo Ebreo non è abbastanza soddisfacente per te? Tu vuoi un cazzo arabo eh?”

Ricordo un’altro uomo con una camicia civile scura ed un berretto sul quale c’era scritta la parola “Polizia” che ha cercato di farmi spostare. Gli ho chiesto ilsuo tesserino identificativo della Polizia e invece lui mi ha spinto fuori dalla strada. Un’altra attivista mi ha condotto nella sua macchina e mi ha promesso di accompagnarmi a casa quando la protesta fosse finita. Sono entrata in macchina ed ho chiuso le sicure delle portiere. Da quel momento in poi ho cercato di riprendere tutto quello che rea successo finché la batteria del mio cellulare non si è scaricata. Ho scritto cos’è successo quando ero per terra, i colpi, la spogliarsi e la drammatica situazione i manifestanti di fronte quella notte. Ho scattato una foto dalla macchina e l’ho caricata su Twitter. Ho cercato di nascondermi, di non farmi notare. Ho visto come i manifestanti sono stati ricacciati indietro dai coloni.

Solo dopo che pochi minuti erano passati, da quando avevo preso posto nel veicolo, un colono mi ha notato. Egli ha attirato l’attenzione degli altri suoi amici coloni ed ha cominciato con loro a fare dondolare la vettura. Ho serto  la cintura di sicurezza ed ho aspettato in silenzio un aiuto. Nella mia mano, ho afferrato ben stretta  una cinghia sintetica della borsa. Era l’unica cosa che avevo trovato vicino da utilizzare per difendere me stessa ed ero pronta ad usarla per strangolare la prima persona che mi avesse avvicinato. Prima di allora, avevo twittato che stavo cercando un modo di proteggermi nel caso in cui fossero riusciti ad entrare dentro la macchina. Ed ho coperto il mio seno con i pochi brandelli di tessuto rimastimi dei miei vestiti strappati.

La folla intorno a me cresceva, ma ho cercato di mantenere la calma. In quel momento, un soldato si è avvicinato e l’ho pregato di aiutarmi. Mi ha rivolto uno sguardo di noia assoluta. Ma dopo più preghiere da parte mia ha chiesto al gruppo di tornare indietro di un po’ e così ho potuto lasciare la macchina. Lui mi ha suggerito di salire sulla jeep dell’esercito, ma io non sono stata d’accordo, nonostante tutte le pressioni che i soldati esercitavano su di me. Ho avuto paura che i coloni intorno a me avrebbe ripreso la loro violenza. Perché nessuno mi ha offerto protezione a questo punto ho cominciato a urlare ai soldati di impossibilitare i coloni di raggiungermi. Lo hanno fatto con indifferenza. Hanno controllato che non avessi lasciato nulla li di come avevo chiesto. Nonostante questo, ho perso la mia borsa che conteneva tutti i miei ID inclusa la mia categorizzazione di cittadina “ebraica”, nonostante il fatto che io non lo sia.

La portiera del veicolo militare in cui ero seduta è aperta quindi da un soldato vecchio, chiaramente un membro di qualche minoranza. Urla e mi  minaccia di arrestarmi. Apparentemente perché ho mostrato ai coloni il dito mentre ero seduta nella loro vettura. Gli dico di arrestarmi già, perché mi vergognavo di essere in mezzo a soldati di uno Stato di apartheid. Si gira, sbattendo la portiera del veicolo. Alla fine, i soldati mi restituiscono ai miei compagni attivisti. Ho ancora i resti di brandelli dei miei vestiti da quella notte:

source :
http://stavitsinai.wordpress.com/2011/10/06/anatot-testimony-en/
http://www.richardsilverstein.com/tikun_olam/2011/10/06/anatot-yisrael-hayom-smears-palestinian-farmer-calling-him-convicted-rapist/

TALES OF SEXUAL HUMILITATION AT ANATOT: ISRAELI EYEWITNE

ANATOT POGROM VICTIMS SUFFERED SEXUAL ABUSE

PS: si ringrazia Erminia Scaglione per la traduzione

http://stavitsinai.wordpress.com/2011/10/06/anatot-testimony-en/

 

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