The show must go on! In esclusiva per BoccheScucite

Sconcertati dall’ipocrisia di queste ore abbiamo chiesto direttamente ad una “boccascucita” (operatrice in una Ong medica) appena rientrata da Gaza, di aiutarci a capire cosa sta realmente accadendo nella Striscia.

E così lo show continua; lo show israeliano nella sua ben rappresentata parte di vittima del mondo, sacrificato alla lotta contro il male per la salvezza della democrazia mondiale.
Guess star: US.
Una platea di entità internazionali inermi e cittadini comuni che applaudono agli effetti speciali.
L’ ultimo dei quali, nell’atto: Israele misericordiosa allenta l’embargo su Gaza.
E la platea applaude commossa: benefattori!!!

Flash back: dal 2007, la Striscia di Gaza, per il diritto internazionale territorio sotto occupazione, viene totalmente posta sotto embargo da Israele prima, US a seguire e un’inerme Comunità-Europea a breve distanza. Le due giustificazioni principali ufficialmente addotte sono:
– indurre il crollo del regime di Hamas che dal giugno 2007 governa con un governo monocolore la Striscia;
– premere per il rilascio del caporale Gilad Shalit, fatto prigioniero dal braccio armato di Hamas, le brigate Izz al Din al Qassam, nel 2006.
Poco importa ad Israele che tale atto risulti illegale al cospetto del diritto internazionale e che a farne le spese siano 1.500.000 civili.
L’associazione per i diritti umani Gisha in un articolo del 17 Giugno 2010, rimanda il concetto che il blocco su Gaza non risulta essere una modalità per impedire il passaggio di armi verso Gaza, come tanto gli israeliani acclamano in loro difesa: è bensì mirata ad indebolire il regime di Hamas, in un’ ottica di economia del “warfare” che pure dovrebbe attenersi a precise regole del diritto internazionale. Esiste una lista internazionale, per esempio, che definisce entro quali limiti dei beni materiali possono essere banditi o meno, in base al loro utilizzo in ambito bellico. Biscotti, marmellata, tessuti, cemento, cannella, … ancora non sembrano essere stati inseriti nella lista delle armi di distruzione di massa… ma forse mi sbaglio e ci sono tecnologie militari che ancora sfuggono ai comuni mortali.
Israele procede nella sua totale noncuranza delle regole e dei diritti umani ed internazionali e non solo include nella lista dei generi banditi da Gaza i cereali per la prima colazione, ma non si premura neanche di rendere nota tale lista, “per non mettere a repentaglio la sicurezza nazionale” sostiene un giudice della corte amministrativa israeliana, interpellata da Gisha a tale proposito.
Si è calcolato che in un buon supermercato israeliano, sono presenti dai 10.000 ai 15.000 prodotti; prima del 2007, a Gaza ne entravano 4.000. Dopodichè, il numero si è ridotto a 150. Tornando a ciò che si citava prima, gli elenchi di questi 150 prodotti sono solo deducibili da ciò che si può osservare ai valichi o ricavare da interviste con uomini d’affari che hanno a che fare con le importazioni.
Alla chiusura totale, i palestinesi hanno risposto con una sorprendente caparbietà, una forza di sopravvivenza che li ha portati a scavare qualcosa come 500 tunnel sotterranei dai quali ormai riescono ad importare il necessario per la sopravvivenza e più.
Ciò che realmente serve e che dai tunnel non passa, sono le materie prime per far lavorare le industrie di Gaza e di conseguenza creare posti di lavoro e far rifiorire l’economia della Striscia.
Sono i materiali da costruzione per ricostruire i 3.500 edifici distrutti dalla guerra e i mille e mille danneggiati. E’ l’energia elettrica per la popolazione civile per il consumo pubblico e privato.
Un quadro drammatico quello delineato fin’ora, senza per altro essere scesi nei mille dettagli.
Una tragedia che però va in scena in un teatro minore… dove nessuno guarda.

Siamo al 31 Maggio 2010. Un gruppo di navi viaggia in acque internazionali. Israele, nella sua ormai pantagruelica arroganza, si assume il diritto di compiere “un’ispezione” per assicurarsi che non si tratti di un carico d’armi destinato ad Hamas. “L’ispezione” avviene in nottata (così si vede meglio) e gli “ispettori” sono soldati armati (così si avrà più collaborazione) che si calano sulla Mavi Marmara dagli elicotteri (più comodo) e ottengono la collaborazione dell’equipaggio sparando. Perdono la vita 9 persone. 9 turchi, tra i quali un ragazzo di 19 anni con passaporto americano ritrovato con due fori di proiettile alla testa. Le armi… erano pericolosissimi giocattoli e libri. (forse associati alla marmellata di cui si parlava prima, esplodono…???)
Accidenti! Ora la comunità internazionale deve proprio dire qualcosa. Israele si fa beffe di tutti. Europa e US, messe alle strette da nove cadaveri internazionali e da una Turchia tutto sommato forte e che nel Medio Oriente conta, devono per forza intervenire. E dunque, una voce flebile, chiede la fine dell’embargo sulla Striscia di Gaza.

Il 17 Giugno 2010, il gabinetto di sicurezza, dopo giorni di consultazioni, pubblica sul sito ufficiale dell’ufficio del primo ministro una dichiarazione in cui si informa che:
– si conferma la liberalizzazione del sistema con cui i beni possono entrare a Gaza;
– si aumenta l’importazione di materiali nella Striscia.
In calce, Israele, a seguito di queste gentili concessioni, si aspetta che la Comunità Internazionale aumenti gli sforzi per la liberazione del caporale Shalit.
Lo spokesman israeliano Mark Regev proclama apertamente che “tutti” i prodotti tranne quelli ad uso militare o materiali che potrebbero essere usati come tali potranno essere importati a Gaza.
Il capo del comitato di coordinamento per l’entrata dei beni a Gaza, conferma che soda, succhi di frutta, marmellata, spezie, schiuma da barba, biscotti e caramelle potranno finalmente entrare a Gaza. Tutti beni, notare bene, che abbondano a Gaza grazie all’economia dei tunnel, che tra l’altro potrebbero essere prodotti autonomamente dall’industria di Gaza se ci fossero materie prime ed energia elettrica… e che di certo non sono vitali per la crescita di un bambino e la sopravvivenza di una popolazione. La comunità internazionale applaude commossa; lo spokesman di Obama si congratula con Israele per la sua pronta risposta alle richieste della comunità internazionale e Tony Blair ribadisce che nonostante tutto Israele ha il diritto a mantenere la sua sicurezza nazionale.

Hamas, UNRWA e le “intelligenze” internazionali scuotono invece la testa, davanti a questa azione puramente cosmetica: un effetto speciale notevole. Chris Gunnes, spokesman di UNRWA ribadisce che il blocco di Gaza è e rimane un atto illegale e non va alleggerito, va tolto. Non è più solo un blocco contro Hamas, ma anche contro le UN stesse che per prime non hanno i mezzi per operare. 2.8 milioni di dollari attendono di essere spesi per una ricostruzione impossibile da attuare per mancanza di materiali. Le nuove regole, sempre secondo Gunnes, non modificano minimamente la situazione che necessita di atti concreti e non di parole.
Gli fanno eco esponenti del governo di Hamas che rifiuteranno l’ingresso a tutti i beni che potrebbero essere prodotti a Gaza dall’economia locale, se l’embargo venisse tolto.
Interviene anche lo spokesman di Fatah da Ramallah, Ghassan Khatib, dicendo che, finchè i valichi di Gaza rimarranno chiusi, la distanza tra Gaza e West Bank sarà così marcata da impedire la realizzazione della soluzione dei due Stati.
A Gaza, lo show si guarda sui maxischermi come fosse una partita, in differita, in lontananza. Non si arrabbiano i Gaziani, non esultano. Sorridono ironici all’ennesima presa in giro di Israele.
Cosa se ne fanno di caramelle, biscotti, marmellata, salvia, coriandolo, aceto, cioccolato, frutta secca e patatine. Ah… non dimentichiamo le noccioline. E con questo abbiamo detto tutto.
A Gaza hanno ascoltato il proclama di Mark Regev, hanno scosso la testa, e sono andati avanti a scavare tunnel. Sanno che è solo un’altra farsa israeliana per ingannare la comunità internazionale. Per loro nulla cambia. Permettessero anche di importare qualsiasi cosa, Gaza non ha solo bisogno di consumare. Ad un bisogno così materiale ha già provveduto da sola coi i suoi tunnel. Non aspetta certo la misericordia di Israele morendo di fame. Ma altri bisogni, sono irrisolvibili: quello di produrre e di viaggiare. A Gaza non servono caramelle, serve glucosio per produrle, venderle, esportarle; serve riattivare un’economia stagnante per ridare vita alla società e lavoro e dignità ai suoi cittadini. Ai Gaziani, serve che sia garantito loro un diritto fondamentale, menzionato all’articolo 13 della carta dei diritti dell’uomo: la libertà di viaggiare, di muoversi da un confine all’altro. Viaggiare per studiare, commerciare, sentirsi uomini liberi. E’ questo l’embargo che Israele deve togliere. E sotto embargo, forse dovrebbe mettere la sua arroganza, la sua violazione continua dei diritti umani, la sua disumana essenza.
Non chiedo neanche agli amici di Gaza cosa ne pensano dell’alleggerimento dell’embargo.
Voi, letta la lista, visti i numeri… cosa potete pensarne?
The show must go on, la commedia del potere continua, sul palcoscenico calpestato dei diritti umani.

LETIZIA GUALDONI

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