‘Til Kingdom Come’: come i cristiani evangelici fomentano il caos in Palestina

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tratto da: http://zeitun.info/2021/04/10/til-kingdom-come-come-i-cristiani-evangelici-fomentano-il-caos-in-palestina/

Una cerimonia religiosa di evangelici sionisti tratta dal documentario “Til Kingdom come”

Azad Essa

22 marzo 2021- Middle East Eye

Nella chiesa evangelica luterana del Natale a Betlemme, il reverendo Munther Isaac siede su una panca accanto al pastore Boyd Bingham IV, un cristiano evangelico di una cittadina americana, per discutere dei cristiani evangelici e del loro ruolo nel conflitto israelo-palestinese.

“Gli evangelici hanno contribuito in modo molto negativo a questo conflitto perché sono ossessionati dalle profezie,” dice Isaac, un cristiano palestinese, a Bingham, un sionista cristiano estremista della chiesa battista Binghamtown a Middlesboro, in Kentucky. 

“Vedi, ecco quello che non capisco di molti evangelici americani: nella loro visione gli ebrei un giorno dovranno convertirsi al cristianesimo, quelli che non lo faranno purtroppo saranno massacrati, questa è l’idea profetica. In un qualche modo questa è percepita come una teologia che supporta il popolo ebraico. 

“Per me, questa è una logica contorta: l’idea che Dio riporti gli ebrei nella loro terra. Ma quello che spesso manca è la presenza palestinese, è come se parlaste di una terra disabitata. Siamo stati destinatari di una teologia che in pratica ci ha detto che noi non apparteniamo a questo posto, che ci ha persino detto che siamo cittadini di seconda classe nella nostra patria,” aggiunge Isaac, mentre Bingham lo guarda.

La loro conversazione è una di una serie di scene molto efficaci in ‘Til Kingdom Come’ [Fino alla Fine del Mondo], un nuovo documentario sul legame poco conosciuto e spesso sottostimato fra la destra israeliana e i cristiani evangelici americani.

Diretto da Maya Zinshtein, regista israeliana vincitrice di un Emmy, il documentario è un viaggio in prima persona nel mondo dei fanatici del movimento sionista cristiano negli Stati Uniti mentre si scatenava febbrilmente durante la presidenza di Donald Trump.

La base sionista cristiana

I cristiani evangelici sono un quarto dell’elettorato americano e circa tre quarti di tutta la popolazione evangelica sono bianchi. Molti sono cristiani sionisti che letteralmente credono che Israele sia una manifestazione di profezie bibliche e che gli ebrei debbano essere appoggiati perché ritornino nella loro patria spirituale.

Secondo la teologia del movimento, una volta riuniti in Israele, Gesù tornerà e determinerà la conversione di massa al cristianesimo per alcuni ebrei e la morte per gli altri.

Con l’elezione di Trump alla fine del 2016 e lo spirito molto esplicito e trionfante che ha seguito la sua base cristiana evangelica dentro la Casa Bianca, Zinshtein ha detto che sembrava un momento appropriato per esplorare una storia che pochi in Israele sembrano capire o interessarsi, ma che supponeva avrebbe esercitato un’enorme influenza sulla regione.

“Quando ho cominciato a interessarmi a questo tema ho capito che c’era un enorme potere sotto la superficie che influenzava la mia vita, la vita dei palestinesi che vivevano vicino a me … e volevo portarlo alla luce,” ha detto la regista a Middle East Eye.

Nel documentario, Zinshtein e il suo gruppo esplorano la piccola comunità evangelica a Middlesboro, in Kentucky, un microcosmo della più ampia comunità evangelica cristiana negli USA. Ha passato del tempo con Bingham e mostra come giovani e anziani subiscano un lavaggio del cervello e credano che sostenere Israele migliorerà la loro vita.

‘Il destino di questa chiesa’

Middlesboro fa parte di un gruppo di cittadine minerarie dove una volta si estraeva il carbone in uno dei distretti più poveri degli USA. Nonostante il 40% della popolazione viva in povertà, la comunità è fra i maggiori contribuenti dell’ente no profit International Fellowship of Christians and Jews [Fratellanza Internazionale di Cristiani ed Ebrei] (IFCJ).

“Il destino del popolo ebraico è il destino di questa chiesa. E il destino di questa chiesa è il destino del popolo ebraico,” Yael Eckstein, presidentessa dell’IFCJ, afferma davanti a una chiesa gremita a Middlesboro, dopo aver ricevuto un assegno di 25.000 dollari.

“È il bene contro il male. E dio dice: da che parte state?” aggiunge, accolta da un boato proveniente dai fedeli davanti a lei.

Til Kingdom Come gode di accesso illimitato ad alcuni degli spazi più esclusivi e privati del mondo cristiano evangelico americano.

A Los Angeles, Zinshtein segue Eckstein in un evento per la raccolta fondi a favore dell’esercito israeliano, durante il quale celebrità hollywoodiane di primo piano come Gerard Butler sfilano insieme a figure come il defunto Sheldon Adelson, il miliardario mecenate di Trump e sostenitore di Israele. Poi si vede Butler farsi un selfie con soldati israeliani e a fianco di Rona-Lee Shimon, star di Fauda, serie televisiva israeliana di gran successo.

“È una storia di fede, soldi e influenza politica,” ha detto Zinshtein.

Smascherare le macchinazioni all’interno di questa relazione durata decenni rende il film una vicenda avvincente. Zinshtein è un’abilissima narratrice, permette ai suoi personaggi di raccontare la storia con le proprie parole ed espressioni e persino di sfidare i protagonisti principali.

Quando Bingham dice a Zinshtein davanti alla cinepresa che “non c’è una cosa che si chiama Palestina,” dopo un’accesa conversazione nella chiesa a Betlemme con Isaac, il pubblico non ha dubbi a proposito della millanteria del progetto evangelico.

Zinshtein interviene solo per far domande, mai per narrare.

Storia incompleta

Zinshtein ha detto che parte dell’intenzione del film è di illustrare ai politici israeliani di destra e sinistra che “quando Israele sta con gli evangelici, aderisce al loro ‘programma complessivo’. E questo progetto include campagne anti-aborto, anti-LGBTQ, e su questi temi sono molto diversi dagli evangelici.” È questa relazione crescente fra il governo israeliano e la destra cristiana che le interessa.

A un summit dei Cristiani Uniti per Israele, dopo aver sentito il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu dire che gli evangelici americani erano i “migliori amici,” di Israele, Zinshtein ricorda di aver pensato: “Questo è assurdo. Da israeliana, questo mi fa paura.”

Tuttavia è questa cornice che diventa la debolezza principale del film. In nessuna parte Zinshtein o i suoi personaggi mettono in discussione il progetto colonialista degli insediamenti israeliani che ha sistematicamente sradicato i palestinesi, distrutto vite e occupato terre, ancor prima del rapporto con gli evangelici.

Nonostante gli sforzi del film di raccontare una storia complessiva, mettere al centro delle preoccupazioni e paure israeliane secondo cui un Israele sprovveduto si sarebbe accollato un incontrollabile colosso antisemita non è solo infelice: semplicemente non è tutta la storia. 

Sebbene gli evangelici cristiani abbiano un “piano” per gli ebrei, il loro progetto resta teologico, basato sulla loro interpretazione della Bibbia, ed è principalmente una questione di fede. Se alcuni israeliani sono magari a disagio perché gli evangelici hanno una strage di ebrei sulla loro lista dei desideri, è anche qualcosa che la maggioranza degli israeliani non prende seriamente.

Per i palestinesi però la paura è molto più viscerale ed esistenziale. In patria, gli israeliani hanno espulso centinaia di migliaia di palestinesi, costruito un muro di 700 km attraverso la Cisgiordania occupata e agiscono come il cane da guardia degli USA nella regione. All’estero, Israele è da tempo alleata con governi di destra e razzisti: il Sud Africa dell’apartheid, la giunta militare di Myanmar o, più recentemente, i regimi autoritari e xenofobi di  Brasile e India.

La cooperazione di Israele con i cristiani evangelici nativisti e razzisti è perciò solo una della serie di alleanze di destra. L’incapacità del film di evidenziare le somiglianze fra Israele e i fanatici evangelici bianchi serve solo a rendere popolare l’idea che un’alleanza fra Israele e i ripugnanti sostenitori di Trump sia un’anomalia.

Ma per i palestinesi che sono stati vittime per decenni di questo legame fra fanatici e per quegli ebrei che hanno tentato di evidenziare le mire del colonialismo d’insediamento di Israele, il legame rappresenta la vacuità del sionismo stesso. 

“Io penso veramente di star facendo vedere gli aspetti chiave di come questo legame stia influenzando questa questione [il conflitto]. La conclusione è che i cristiani evangelici credono che tutta la terra che Dio aveva promesso ad Abramo appartenga al popolo ebraico. Ciò significa che chiunque ceda questa terra è praticamente un peccatore. E noi diventiamo i migliori amici di questa gente e quindi, come pensiamo esattamente di risolvere questo conflitto?” afferma Zinshtein. “La mia sensazione è che la (questione) del nostro destino (collettivo) in questo posto sia in ogni parte di questo film.”

Una questione di storia

Sebbene dica chiaramente che il sionismo cristiano non è nuovo, il film non cerca di chiarire che il corteggiamento fra sionismo cristiano e la destra israeliana è un progetto a lungo termine, perseguito dallo Stato israeliano alla fine degli anni ‘70 e agli inizi degli anni ’80 sotto la guida dell’ex primo ministro Menachem Begin.

“Le alleanze di Begin furono sostenute dal rapporto del ministero degli Esteri [israeliano], che considerava gli evangelici una forza elettorale vitale nelle politiche americane,” scrive Daniel Hummel in Covenant Brothers: Evangelicals, Jews, and US-Israeli Relations. [Fratelli dell’alleanza: evangelici, ebrei e le relazioni USA-Israele]. “Sotto Begin, i sionisti cristiani sono diventati un elemento chiave dei rapporti diplomatici di Israele con gli Stati Uniti.”

Il rifiuto del presidente Joe Biden di annullare il trasferimento dell’ambasciata USA a Gerusalemme o il fatto che la sua amministrazione abbia ignorato la decisione della Corte Penale Internazionale di avviare un’indagine su Israele (e gruppi palestinesi) per crimini di guerra e l’esitazione a togliere le sanzioni contro funzionari della Corte Penale Internazionale, tutte decisioni dell’era Trump, mostrano che Israele è senza dubbio ancora l’unico tema in fatto di politiche su cui sia i Democratici che i Repubblicani riescono a trovare un accordo.

Va riconosciuto a Zinshtein che il film non avrebbe potuto trattare tutti questi argomenti. La storia è definita e modellata dai suoi personaggi e ‘Til Kingdom Come’ esplora solo un aspetto di questa relazione. 

“Penso che il film mostri chiaramente che i leader israeliani d’oggi – e sapete che sono gli stessi da almeno 10 anni – hanno deciso che gli evangelici cristiani sono i nostri migliori amici. Punto. E a loro non importa cosa succede dopo,” ha detto Zinshtein. 

“Invece di dire che sostengono le colonie e un programma di destra, loro (i cristiani evangelici) dicono di sostenere tutto di Israele. E se sei un israeliano, non dirai di no al sostegno a favore di Israele.”

Eliminare i palestinesi

Eppure non riuscire a investigare come lo Stato di Israele faccia i conti con la cosiddetta ironia di lavorare con fanatici cristiani – o ancora meglio, mostrare come lo Stato abbia usato l’enorme influenza degli cristiani evangelici americani perché contribuiscano ad avvicinarsi al raggiungimento dei propri obiettivi, come l’espansione delle colonie, l’annessione e l’eliminazione del popolo palestinese – permette al film di insinuare che il destino di Israele è ostaggio di fanatici.

‘Til Kingdom Come, quindi dà l’impressione di non essere poi tanto un’accusa contro la destra israeliana. Solleva, forse involontariamente, una serie di problemi totalmente diversi sui miti a proposito del proprio paese a cui gli israeliani in tutti questi anni sono rimasti aggrappati. 

Che ci volesse il legame grottesco con Trump per rivelare la fondamentale illegittimità dello Stato di Israele è forse l’ironia più grande di tutte.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

Azad Essa

Azad Essa, giornalista esperto di Middle East Eye, vive a New York. Dal 2010 al 2018 ha lavorato per Al Jazeera nella versione inglese occupandosi dell’Africa meridionale e centrale. È l’autore di The Moslems are Coming [Arrivano i musulmani] (Harper Collins India) e Zuma’s Bastard [Il bastardo di Zuma) (Two Dogs Books). 

(traduzione dall’inglese di Mirella Alessio)

 

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