Traffico di migranti, l’Onu contro la guardia costiera libica

 

Onu contro i trafficanti di migranti. Sanzioni pesanti contro alcuni esponenti della guardia costiera libica già coinvolti in alcune inchieste. Sequestrati conti bancari e divieto di uscire dalla Libia. Si calcola che nel 2017 ai passeur libici siano entrati circa 450 milioni di dollari.

Onu all’attacco

Onu e sanzioni. Primo atto concreto da parte delle Nazioni Unite contro i trafficanti di  esseri umani che gestiscono il business milionario  dei migranti in Libia. Una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, presentata dai Paesi Bassi e approvata con il sostegno di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, ha deciso pesanti provvedimenti contro alcuni personaggi da tempo nel mirino anche della Corte penale internazionale.

Criminali noti

Al centro dell’inchiesta Onu sono finiti gli eritrei Ermias Ghermay e Fitiwi Abdelrazak e i libici Ahmad Oumar al Dabbashi, Musab Abu Qarin, Mohammed Kachlaf e Abd al Rahman al Milad. A tutti sarà impedito di uscire dal paese e sono stati congelati i conti bancari che avevano all’estero.

Di particolare importanza è la figura di Rahman al Milad. Quest’ultimo, un comandante della sedicente Guardia costiera libica, formata da ex milizie locali, coinvolta negli accordi con l’Italia che aveva addestrato e finanziato.

La guardia costiera libica nel mirino

Il ministro degli Esteri olandese, Stef Blok, ha intervistato dalla Cnn ha dovuto ammettere che la condanna del comandante della Guardia costiera libica «dimostra che andremo ovunque e colpiremo qualsiasi organizzazione per scovare e punire i responsabili, anche se è un’organizzazione con cui stiamo lavorando insieme in altri campi»

Una contraddizione in termini che non nasconde una realtà complicata. Fondamentalmente il governo di Tripoli ha due guardie costiere, una più fedele al ministero della Difesa, l’altra a quello dell’Interno, ed è quella sulla cui l’Italia ha puntato di più. Questa confusione ha lasciato lo spazio a uomini senza scrupoli per mettere in pratica i propri disegni criminali.

Struttura mafiosa

Due anni fa un’ inchiesta giornalistica dell’emittente TRT, svolta dalla giornalista Nancy Porsia, aveva già  reso nota al mondo la figura di al-Milad, soprannominato al-Bija. Lui e i suoi uomini si erano proclamati Guardia Costiera di Zawiya andando per mare e riportando indietro migranti. Al-Bija sarebbe stato a capo di una vera e propria holding mafiosa che inseguiva e chiedeva tangenti ai trafficanti senza andare per il sottile.

Ancora  nel 2015 Amnesty International indagava su una base militare dismessa ad Az Zawiyah, ovest di Tripoli. Già allora si parlava di personaggi influenti e con coperture notevoli. E i sospetti si sono addensati su quella che appunto viene chiamata Guardia costiera libica. Gabriele Iacovino, capo degli analisti del Centro Studi Internazionali, denunciava come “a parte alcune eccezioni, come i militari di Misurata, i guardacoste libici sono spesso espressione dei potentati locali che, in molti casi, gestiscono il traffico di esseri umani”.

Un business milionario

Il traffico di essere umani, dichiarano le Nazioni Unite nel documento che accompagna la risoluzione, “ ha raggiunto una scala e un livello di gravità senza precedenti”. Il contrabbando di ogni genere è una fonte fondamentale per l’economia di intere zone. L’attraversamento del tratto di Mediterraneo fino in Italia, nel momento della sua massima espansione, costava fino a 2500 dollari a persona. Se si moltiplica questa cifra per le 181mila persone partite solo lo scorso anno verso l’Europa, il risultato per i trafficanti è stato enorme; ai passeur libici sono entrati circa 450 milioni di dollari.

 

 

 

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