Tragedia Tigrai in Etiopia, guerra nascosta che travolge il Corno d’Africa

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tratto da: https://www.remocontro.it/2020/11/22/tragedia-tigrai-in-etiopia-guerra-nascosta-che-travolge-il-corno-dafrica/

Remocontro Remocontro  22 Novembre 2020

 

Paesi del Golfo, Egitto ed Eritrea intervengono nel conflitto nella provincia ribelle dell’Etiopia. Restano isolati i media, ma filtrano racconti dell’orrore su pulizie etniche ed orrori.

I ricchi, i poveri e i prepotenti

Presentata come una guerra lampo, l’offensiva dell’esercito governativo etiope nel Tigrai contro il Tplf -il Fronte di liberazione popolare tigrino-, è arrivata al diciottesimo giorno di combattimenti e a non si sa quante migliaia di morti, ma, invece di finire, sembra destinata a screscere, per dimensioni e mostruosità. «Sempre più oscurati dal blackout comunicativo e dalle prime ritorsioni contro le agenzie di stampa internazionali indipendenti, denuncia Avvenire, il quotidiano dei vescovi».

La Reuters col bavaglio

L’autorità per le comunicazioni etiope ha persino sospeso la licenza di trasmettere al corrispondente della Reuters, accusato di ‘faziosità’». Il mondo dà ovviamente più credito al reporter della Reuters e trema: «I pochi squarci al velo calato da Addis Abeba sul conflitto rivelano autentici orrori e sofferenze di innocenti».

Un altro Nobel da pentimento?

«Non si conosce il numero delle vittime, si sa invece che l’operazione di sicurezza per ristabilire la legalità, come viene presentata dal premier etiope Nobel 2019 per la pace Abiy Ahmed, ha provocato la repentina fuga in Sudan di 40mila persone che Unhcr/Acnur, agenzie umanitarie ed autorità locali non erano preparate ad accogliere». Ora l’Onu sta preparando un nuovo piano di emergenza per quasi 200mila disperati.

Rifugiati in fuga dell’ennesimo conflitto

Le denuncia dal territorio agli operatori umanitari  e ai pochi reporter presenti nella regione orientale sudanese. Racconti di drammi quotidiani di madri separate dai bambini, di fughe da bombardamenti e massacri, di blocchi allestiti dagli etiopi per impedire di raggiungere il confine. Molti soffrono di stress post traumatico per aver assistito a violenze estreme.

La ‘caccia al tignino’

Secondo testimonianze raccolte da “The New Humanitarian”, vi sarebbero state vere e proprie operazioni di “caccia al tigrino” a Humera, mentre il massacro di almeno 500 civili uccisi la scorsa settimana a colpi di asce e machete a Mai Kadra, sarebbe opera delle milizie Amhara, nemici dei tigrini anche per dispute territoriali e che stanno combattendo con le proprie milizie a fianco delle truppe federali.

Lo scenario del conflitto

Ieri il  ‘Fronte di liberazione popolare tigrino’, ha lanciato un attacco missilistico senza causare vittime sulla città di Bahir Dar, nella regione Amhara. Confermato il bombardamento di giovedì sull’università di Macallè che avrebbe causato la morte di diversi studenti. L’esercito etiopico, che doveva entrare ieri a Macallè, sarebbe fermo da 24 ore a Korem, 170 chilometri a sud del capoluogo tigrino, bloccato dalle difese sulle montagne.

Governo Tplf guerriglia prolungata

Il governo regionale del Tplf ha detto che gli etiopi troveranno l’inferno facendo intendere che si sta preparando una guerriglia prolungata. Il peggior danno possibile all’Etiopia che inizia a un brusco calo del Pil e la fuga degli investitori internazionali proprio causa conflitto.

Scappano gli investitori crescono gli eserciti

Dopo il bombardamento di Asmara con tre razzi, il conflitto si è internazionalizzato e potrebbe destabilizzare il fragile Corno d’Africa. Ogni esercito di aiuto con un suo nemico diretto da colpire. «Testimonianze raccolte da Yakl, il movimento di opposizione alla dittatura eritrea sostiene che militari eritrei combattono in Tigrai nella zona a sud del confine. Insomma, l’Eritrea non combatte solo per annientare il Tplf.

Anche  di Arabia Saudita ed Emirati Arabi

I Paesi del Golfo, sono interessati a stabilizzare l’Etiopia per ragioni economiche e per controbilanciare la presenza turca in Somalia. Nella quale, però, sono dislocati contro i jihadisti almeno 15mila soldati che Abiy potrebbe dover ritirare. La priorità comune è chiudere in fretta la partita a Macallè. Solo l’Egitto, che venerdì ha ricevuto il ministro degli Esteri di Asmara, non è filo-etiope per l’annosa questione della diga Gerd e potrebbe cantare fuori dal coro. Mentre gli Emirati arabi stanno facendo decollare i droni dalla loro base eritrea ad Assab per colpire il Tigrai.

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