TRARRE PROFITTO DALLA GUERRA PIÙ LUNGA DELL’AMERICA

 

di Ben Dangl

14 ottobre 2017

Il 7 ottobre ha segnato il sedicesimo anno dall’inizio della guerra degli Stati Uniti in Afghanistan.

I depositi che ci sono in Afghanistan di ferro, rame, zinco, oro, argento, litio e di altri metalli delle terre rare, si stima che valgano grosso modo 1 trilione di dollari, un valore che ha incuriosito il magnate Trump trasformatosi in Presidente.

Il Presidente afgano Ashraf Ghani ha menzionato l’argomento in una delle sue prime conversazioni con Trump, suggerendo che sarebbe una grande opportunità per il commercio statunitense.

A quanto di dice, Ghani, durante un incontro a Riyadh in maggio, ha comunicato a Trump che “Siamo seduti si un enorme ricchezza.” “Perché le compagnie americane non  si interessano questo, invece della Cina?”

Il Presidente Trump ha accettato l’idea e ha indetto riunioni con consiglieri anziani e dirigenti della sicurezza per discutere come trarre profitto dalle ricchezze minerali dell’Afghanistan.

In luglio Trump si è incontrato con Michel Silver di American Elements, una compagnia che incentra la sua attenzione sull’uso di minerali delle terre rare negli apparecchi di alta tecnologia. Anche Stephen A. Fienberg, proprietario della ditta di appalti militari,  DynCorp International *sta dando consigli a Trump riguardo a questo argomento. La DynCorp, società controversa che viola i diritti umani, potrebbe fornire la sicurezza per le miniere nelle regioni controllate dai Talebani.

Anche Erik D. Prince, il fondatore della famigerata ditta per la sicurezza privata Blackwater International, è stato coinvolto nelle discussioni con Trump riguardanti l’Afghanistan.

Prince, in un articolo di fondo scritto nel maggio scorso per il Wall Street Journal, si è detto favorevole a una completa privatizzazione della guerra nel paese, chiedendo che un solo “vicerè” conduca tutti i tentativi degli Stati Uniti, e chiedendo un “approccio tipo Compagnia delle Indie” che coinvolga “unità militari private” e “una  forza più agile per le operazioni private e oggetto di contratto.”

Nel frattempo, continuano le discussioni di Trump con il Presidente afgano Ghani. I due si sono incontrati il 22 settembre a New York e, secondo un comunicato stampa della Casa Bianca, hanno discusso del “modo in cui le ditte americane possono contribuire a sviluppare rapidamente le ricche risorse minerali delle terre rare.”

“Sono stati d’accordo che tali iniziative aiuterebbero le ditte americane a sviluppare materiali essenziali per la sicurezza della nazione, facendo crescere contemporaneamente, l’economia dell’Afghanistan e creando nuovi posti di lavoro in entrambi i paesi,” continuava il comunicato stampa, “perciò contribuendo ad alcuni costi dell’assistenza degli Stati Uniti mentre gli afgani diventano più autonomi.”

Mentre i capi di stato discutono ci come trarre profitto dal settore minerario, la guerra in Afghanistan sta avendo una escalation.

Fin da quando gli Stati Uniti hanno iniziato la guerra in Afghanistan nel 2001, Washington ha speso una cifra stimata in 714 miliardi di dollari nella guerra e negli sforzi per la ricostruzione in Afghanistan, secondo il più recente rapporto dell’Ispettore Generale del Pentagono per la Ricostruzione dell’Afghanistan. Questo significa che la guerra afgana costa agli Stati Uniti più o meno 3,9 miliardi di dollari al mese.

Attualmente 11.000 soldati sono di base in Afghanistan, secondo il Pentagono. In agosto, Trump ha ordinato l’ invio di altri  4.000 soldati. A questo punto, il Senatore Repubblicano Bob Corker, presidente della commissione Esteri, ipotizza che le truppe americane resteranno in Afghanistan per altri 10 anni e più.

E le bombe continuano a cadere. Il mese scorso, gli attacchi aerei condotti in Afghanistan dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti, hanno raggiunto il picco in 7 anni. Nei primi nove mesi di quest’anno, gli Stati Uniti hanno fatto cadere 2.353 bombe sull’Afghanistan, un drammatico aumento rispetto al totale di 236 attacchi aerei del 2015. In aprile, gli Stati Uniti hanno fatto cadere una bomba di 11 tonnellate, la più grossa non nucleare mai usata dagli Stati Uniti, durante un bombardamento di  militanti dell’ISIS nell’Afghanistan orientale.

Le vittime civili sono aumentate con l’aumento della violenza. Dal 1° gennaio al 30 settembre di quest’anno, l’ONU ha riferito di 2.640 morti, e 5.379 persone ferite tra i civili.

Secondo l’ONU, nel 2017 gli attacchi aerei statunitensi e afgani hanno contribuito all’aumento del 43% di vittime civili causate da bombardamenti aerei.

Le vittime civili tra bambini e donne hanno visto un aumento rispetto all’anno precedente. L’ONU riferisce che due terzi delle vittime sono stati dovuti ai bombardamenti e agli attacchi da parte dei Talebani e di altre forze anti-governative, come l’ISIS. Inoltre, le bombe lasciate nelle case vuote e in tutta la campagna hanno avuto come conseguenza 1.483 lesioni e molte amputazioni.

“I civili afgani sono presi tra i signori della guerra corrotti e appoggiati dagli Stati Uniti al governo, le truppe americane sul terreno e gli attacchi aerei dall’alto, le forze talebane e ora la presenza di uno stato islamico emergente,” ha scritto di recente Sonali Kolhatkar, co-autrice del libro Bleeding Afghanistan (L’Afghanistan che sanguina) e condirettrice della Missione delle donne afgane. “La guerra non ha certo migliorato la loro vita ed è probabile che significherà molti altri anni di violenza.”

Nel frattempo, la ricchezza di minerali dell’Afghanistan sta avendo l’attenzione del Presidente Trump che sta cercando un motivo per continuare la guerra più lunga dell’America.

“Trump vuole essere risarcito,” ha spiegato una fonte vicina alla Casa Bianca. “Sta cercando di capire dove è l’accordo commerciale.”

*E’ una società privata che assume agenti americani in pensione per addestrare le forze dell’ordine afgane (n.d.t.).

Benjamin Dangl è direttore di TowardFreedom.com che fornisce una prospettiva progressista riguardo agli eventi mondiali. Ha un Dottorato di ricerca della McGill University e la sua dissertazione è: Centuries March the Streets: The Power of the Past in Bolivian Indigenous Movements, 1970-2000. (I secoli marciano nelle strade: il potere del passato nei movimenti indigeni boliviani dal 1970 al 2000).

 Email: BenDangl@gmail.com

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/profiting-from-americas-longest-war

Originale: Toward Freedom

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

TRARRE PROFITTO DALLA GUERRA PIÙ LUNGA DELL’AMERICA

http://znetitaly.altervista.org/art/23325

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