TREGUA GAZA PER GUERRA IN LIBANO? Navi Usa e nemico Iran-Hezbollah

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Netanyahu stranamente “morbido” con Hamas dopo 29 morti, 690 razzi sparati su Israele e gli strike dei jet di Gerusalemme su 350 obiettivi Forse si prepara un colpo devastante contro Hezbollah sul Golan. Avvertimento Usa (con tanto di portaerei) all’Iran

Hezbollah fighters put Lebanese and Hezbollah flags at Juroud Arsal, Syria-Lebanon border, July 25, 2017. Picture taken July 25, 2017. REUTERS/Mohamed Azakir TPX IMAGES OF THE DAY

Tregua sorpresa a Gaza
per quale altra guerra?

Tregua Gaza per guerra in Libano? Navi Usa e nemico Iran-Hezbollah
I politici e i diplomatici possono bluffare. Gli strateghi e gli alti comandi militari no. Ad Harvard insegnano che per ogni piano che hai elaborato, ne devi avere per forza un altro di riserva. Pronto a sostituire il primo. E allora, l’algoritmo della crisi in Medio Oriente, in queste ore, sembra proprio rispecchiare quest’assunto. Si scrive Gaza, ma si legge Libano. Che vuol dire? Significa che tutto ciò che sta capitando a ridosso della “Striscia” va in un’unica direzione: Israele non “punta” Hamas. No. Vuole fare la festa a Hezbollah, in Libano, e ai suoi “patrons” iraniani in Siria. “Alea jacta est”, “Il dado è tratto”, per dirla come Giulio Cesare quando le sue legioni varcarono il Rubicone? Forse.

Molti elementi del complesso gioco tattico dimostrano che a Gerusalemme “trescano” con la Casa Bianca per togliersi definitivamente il “dente cariato” sciita, che minaccia Golan e Galilea. È quella la Linea Maginot di Netanyahu, il quale è disposto pure a sbracarsi. di fronte all’offensiva di Hamas, concedendo “stranamente” una tregua che per molti, a cominciare dal capo dell’opposizione israeliana, il laburista Benny Gantz, è un rospo troppo grosso da ingoiare. Gli analisti, almeno quelli che capiscono di strategia di più e meglio dei “profeti del giorno dopo”, lo avevano preannunciato in tutte le salse. Se scoppia la guerra, comincerà dal Libano e, a cascata, si traferirà nel Golfo Persico.

Con tutto ciò che ne potrebbe conseguire, a partire dal blocco dello Stretto di Hormuz. E nel ballo entrerebbero, più o meno direttamente, tutti i sunniti della regione, a cominciare dall’Arabia Saudita, dall’Egitto di El-Sisi e dagli Emirati. Ovviamente schierati con Gerusalemme. Tutti meno il Qatar, che da sempre persegue strategie sue. Dopo una trentina di morti (tra cui quattro israeliani), un diluvio di fuoco di ben 320 razzi sparati da Hamas e oltre un centinaio di bombardamenti (più o meno) “mirati” dell’aviazione con la Stella di David, ha sorpreso mezzo mondo la relativa acquiescenza dimostrata da Netanyahu nel concedere la tregua richiesta ai militanti palestinesi della “Striscia”.

In realtà, gli israeliani su quel fronte hanno le spalle “guardate” dagli egiziani e dagli americani. I danni che può infliggere Hamas sono ritenuti “accettabili” dagli alti comandi di Gerusalemme. Molti cittadini (e politici) dello Stato ebraico non l’hanno ancora capito: Netanyahu è un “falco” che si prepara a gettarsi in picchiata su quella che lui giudica la sua vera preda. E cioè la temibile coalizione sciita fatta da Hezbollah e Guardie rivoluzionarie iraniane, in grado di infliggere danni devastanti sul Golan e a tutta la Galilea. In primis. Perché gli ayatollah hanno anche eccellenti “gingilli” missilistici per arrivare fino a Tel Aviv e fino a Gerusalemme.

E poi c’è il vero scenario da incubo, che potrebbe scaturire da una crisi in Libano e sul Golan: il blocco dello Stretto di Hormuz. Non bisogna essere specialisti in geo-strategia per capire come mai, in queste ore, i tre quarti degli analisti (e dei politici) di mezzo mondo abbiano le mani ai capelli. Se gli iraniani dovessero arrivare a tentare di chiudere Hormuz, da dove passa almeno un terzo del greggio planetario, ce ne accorgeremmo rovinosamente tutti. L’indomani. Perché i prezzi, non solo quello della benzina, comincerebbero a lievitare. Prima di esplodere. L’impressione è che israeliani e americani vogliano tentare il colpaccio contro la teocrazia persiana.

Trump intanto fa tintinnare le sciabole. Come ha annunciato domenica con grande enfasi il Consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton (un altro “falco pecchiaiolo”) la portaerei Lincoln è entrata nel Mediterraneo, con un codazzo di navi di scorta, per piazzarsi davanti alle coste della Siria. Bolton ha detto che si tratta di un “messaggio” per l’Iran. Intanto, i giornali israeliani accusano Netanyahu di giocare a rimpiattino con le unità d’élite e le brigate corazzate: un giorno le sposta ai confini con Gaza e il giorno dopo le rispedisce di gran corsa al confine col Libano. Come mai? Semplice, perché è lì che vuole fare la guerra.

 

AVEVAMO DETTO

 

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