Trump Terminator, via la Salvini Usa troppo morbida e il capospie

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Continua il “bagno di sangue” alla Casa Bianca. Cosa cè dietro la cacciata della “Ministra” degli Interni Nilsen e del capo dei Servizi segreti Randolph Alles.
Il Presidente Trump giudica debole la politica contro gli immigrati. “Stati Uniti troppo pieni” dice. In realtà il Paese soffre di scarsità di manodopera.

Trump Terminator

Continua il “bagno di sangue” nell’Amministrazione Trump. Questa volta il Presidente americano ha “dimissionato” di mala maniera la “Ministra” degli Interni, Kirstjen Nilsen, colpevole di essere fin troppo “morbida” con gli immigrati che si accalcano alla frontiera sud degli Stati Uniti, ormai diventata una specie di Muro di Berlino, in versione riveduta e corretta. E, tanto per non farsi mancare niente, Trump ha pure cacciato, a pedate nel sedere, il responsabile dei Servizi segreti e della sua sicurezza, Randolph D. Alles, per un’affaire legato all’intrusione di una cinese nel suo resort in Florida. Ma tornando alla Nilsen, i testimoni dell’incontro tra la “Ministra” e Trump dicono che quest’ultimo, insolitamente garbato, non ha avuto esitazioni, dicendo alla Nilsen: “Te ne devi andare. Non condivido per niente i tuoi metodi di gestione del flusso migratorio verso il nostro Paese”.

La Ministra  Kirstjen Nilsen licenziata e l’Orco

Immigration and Customs Enforcement

Il Presidente vuole “più durezza” (come se quella che c’è già non bastasse) e un paio di giorni fa aveva già tolto la sedia da sotto le terga della Nilsen, silurandone il ruolo di capo dell’agenzia incaricata di “Immigration and Customs Enforcement”. Gli analisti sostengono come Trump stia già preparando la campagna per il prossimo mandato. E agitare la paura dell’immigrazione incontrollata e del ritorno alla “tolleranza zero”, che fu lo slogan di Rudolph Giuliani, quando era sindaco di New York, secondo lui potrebbe avere un appeal formidabile, per le classi medio-basse “wasp” (white, anglo-saxon and protestant) oltre che, aggiungiamo noi, sugli incappucciati del Ku Klux Klan. Che negli Stati del Sud, anche fra i Democratici, sono molti di più di quanto pensiamo. La Casa Bianca è arrivata al punto di congelare i fondi del bilancio federale (il famigerato “shut-down”), come ritorsione per non aver ricevuto i soldi necessari al completamento di quella specie di muraglia cinese che si erge al confine col Messico.

Irrazionale Trump e bisogni Usa

Pezzi di muro che esistevano già, ai tempi di Obama, per carità, ma che oggi è diventata la cortina di ferro che separa i “desesperados” che arrivano dal Centramerica e il mondo ovattato (e un po’ pecoreccio, per la verità) degli States, tutto lustrini, hamburger, secchielli di maionese e casse di birra sotto il letto. Nel suo solito “tweet” del piffero, l’energumeno ha annunciato che gli Stati Uniti ormai “sono pieni”. Manco si trattasse di posti all’impiedi su un autobus. Gli hanno risposto a tappo analisti di vecchio pelo (demografi, economisti, sociologi), pregando Trump di connettere i neuroni alla spina, prima di parlare. Hanno scaricato sulla sua scrivania, nello Studio Ovale, un paio di metri cubi di carte: reports, “white papers”, dossier, “occasional papers” e relazioni partorite dai vari “think-tank”, in tutte le salse. Quasi tutti affermano il contrario di quello che dice l’iracondo Donald. Gli Stati Uniti hanno bisogno degli immigrati. La loro società, a cominciare dall’economia (come dimostra il sacrosanto principio della divisione del lavoro, fattore indispensabile per la produzione), ne ha bisogno.

Randolph D. Alles, ex capo dei Servizi segreti e sicurezza presidenziale

Settarismo a uso elettorale

Affermare il contrario significa non capire il resto di niente e farsi guidare solo da foie elettoralistiche o da un dna intriso di becero settarismo. Studi alla mano, i “professori” dimostrano che il Paese ha invece il problema opposto e mettono l’alunno Trump dietro la lavagna, appioppandogli un bel paio di orecchie da somaro. Insomma, manca la manodopera in moltissimi Stati. Tra l’altro, con la cacciata della Nielsen, sorge anche un problema procedurale, che Trump, alla sua maniera, si è messo sotto i piedi. Lui ha già preannunciato di voler nominare Kevin McAleenan, ma costituzionalmente il posto spetta al Sottosegretario Claire Grady. Che ha già detto di non volersi dimettere. E allora? Semplice. Donald ora deve cacciare a pedate anche la Grady. Insomma, più che un Presidente, un buttafuori. Quando, per grazia di Dio, non sarà più alla Casa Bianca, può sempre trovare un posto all’ingresso di qualche discoteca.

 

Trump Terminator, via la Salvini Usa troppo morbida e il capospie

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