Turchia alla conquista del Corno d’Africa tra petrolio e basi militari

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tratto da: REMOCONTRO

Remocontro Remocontro  12 Maggio 2020

 

Seguito di Al Shabaab: Ankara a rafforza la sua presenza in Somalia, Sudan e altre aree lungo il Mar Rosso. Crescono le tensioni con le monarchie del Golfo, anch’esse presenti con forti interessi in quella regione. La Turchia nel rilascio di Silvia Romano

Dalla Somalia a tutto il Corno d’Africa

«Yeni Osmanlıcılık, in turco Neo-Ottomanesimo», spiega Michele Giorgio, Nena News. Un modo per indicare il disegno strategico che la Turchia di Erdogan cerca di realizzare nelle aree che per secoli erano state parte dell’Impero Ottomano. «Qualcuno storce il naso quando si parla di Neo-Ottomanesimo ma non ci sono dubbi sulle ambizioni di Erdogan». Segnali evidenti in Siria, nei Balcani o in Nordafrica. Partiamo dalla Libia dove armando a comandando le scalcinate milizie tripoline Al Sarraj ora vincenti contro il generale Haftar, Ankara tiene a bada avversari della portata monetaria di Emirati e Arabia saudita, eroi da petrodollaro.  «Meno note ma non meno importanti –precisa Michele Giorgio-  la presenza turche nel Mar Rosso e nel Corno d’Africa».

Sultano Erdogan e Silvia Romano

Da Corno d’Africa, lo spuntone d’Africa verso la Penisola Arabica e i traffici commerciali e non solo che si muovono su quelle acque.

Attualità ultima, ultimissima, la collaborazione offerta dai servizi segreti turchi di base in Somalia nelle trattative che hanno portato alla liberazione di Silvia Romano. Notizia ormai certa, a prescindere dalla forzatura dell’agenzia di stampa Turca Anadolu, col fotomontaggio della mezzaluna turca comparsa sull’italianissimo giubbetto antiproiettile fatto indossare dai nostri servizi segreti alla neo liberata Silvia.

«Conferma quanto sia radicata la presenza di Ankara in quel paese tormentato da guerre e miseria e posizionato lungo lo Stretto di Bab el Mandeb che collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano».

Impero turco Somalia e petrolio

L’influenza della Turchia nel Corno d’Africa è diventata ufficiale e invidiata con l’incarico dato da Mogadiscio ad Ankara di fare esplorazioni petrolifere nei suoi mari. Il seguito del contestato accordo marittimo firmato dalla Turchia con il governo di Tripoli, ‘acque libiche’ estese a convenienza sino a Cipro e oltre. Prossime ‘quasi guerre’ di perforazioni. Ma restiamo il Somalia dove Erdogan c’è da lungo tempo. «Nel 2017, per fare un esempio, è stato inaugurato un enorme centro di addestramento turco di truppe somale. Non è certo un caso che l’ambasciata turca più ampia per dimensioni sia stata edificata proprio in Somalia».

Le Ong islamiste turche

«Negli ultimi dieci anni le ong islamiste turche sono state la testa di ponte di Erdogan per espandere la sua influenza nel Mediterraneo e in altre aree».

Aiuto umanitario strategico: «Ad aprire nel 2011 la strada verso la Somalia alle imprese, alle forze armate e ai servizi segreti della Turchia è stato proprio l’aiuto umanitario: generi di prima necessità, medicine, edilizia leggera, ospedali da campo». Emergenza e poi ricostruzione. La Turchia tra i primi Stati a riprendere le relazioni diplomatiche con la Somalia e i voli verso Mogadiscio. «Oggi, oltre all’aeroporto della capitale, imprese turche gestiscono anche il principale porto marittimo». Lo sfruttamento delle risorse energetiche, a partire dal petrolio offshore della Somalia, ma non solo Africa costiera, mare e petrolio.

Il Sudan rivoluzionario filo turco

La Turchia ha confermato anche con le nuove autorità ‘rivoluzionarie del Sudan’ i 13 accordi commerciali siglati qualche anno fa con il presidente rimosso Omar al Bashir. Interscambi da 10 miliardi di dollari all’anno,  e al completamento di una base militare turca sull’isola di Suakin. Gli interessi economici sono prevalenti ma anche quelli militari pesano.  Ankara nel Corno d’Africa e nel Mar Rosso vuole tenere a bada le petromonarchie del Golfo che considerano quei territori come la loro retrovia. «Erdogan esporta nel Corno d’Africa e nel Mar Rosso rivalità che destabilizzano un contesto già vulnerabile, caratterizzato da una crescente presenza militare straniera», la sintesi di Michele Giorgio sul Manifesto

Il Corno armato

«Riyadh intende costruire una sua postazione armata a Gibuti che già ospita basi di cinque paesi, tra cui una italiana.

  • Reparti sauditi sono presenti ad Assab in Eritrea dove già esiste una base emiratina.

  • Inoltre le esplorazioni petrolifere turche nelle acque somale rischiano di aprire una controversia con il Kenya poiché i giacimenti si trovano in una zona marittima al centro di una disputa da lungo tempo sul tavolo della Corte internazionale di giustizia.

  • A ciò si aggiunge la preoccupata attenzione che le mosse di Erdogan suscitano in Stati uniti, Gran Bretagna, Francia e Israele».

 

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