TURCHIA-ISRAELE: la pacificazione è ormai realtà

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Netanyahu: “L’accordo rafforzerà Israele e porterà stabilità in Medio Oriente”. Tel Aviv chiederà scusa ad Ankara e pagherà una ricompensa per i 10 attivisti turchi della Mavi Marmara uccisi da un suo commando nel 2010. Ma nell’accordo non è prevista la rimozione del blocco su Gaza

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AGGIORNAMENTO ore 12:45   Netanyahu: “Accordo turco-israeliano porterà stabilità in Medio Oriente e rafforzerà Israele”

In una conferenza stampa convocata a Roma, Netanyahu ha annunciato poco fa la riconciliazione con la Turchia. Secondo il premier israeliano, l’intesa “aiuterà a portare la stabilità” in Medio Oriente e “rafforzerà Israele”. Rispondendo alle domande della stampa, il leader israeliano ha anche detto che il presidente turco Erdogan ha promesso che lavorerà per ottenere informazioni relative ai militari dell’esercito di Tel Aviv prigionieri di Hamas.

Da Ankara, invece, il premier turco Yildirim fa sapere che il blocco di Gaza sarà “ampiamente tolto” grazie all’accordo turco-israeliano. Una affermazione che Netanyahu nega: sebbene l’accordo preveda l’ingresso di aiuti umanitari turchi attraverso il porto di Ashdod, ha spiegato da Roma il capo di governo israeliano, l’assedio rimane.

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della redazione

Roma, 27 giugno 2016, Nena News – Ormai si attende solo l’annuncio ufficiale, ma la pacificazione tra Israele e Turchia, dopo 6 anni di attriti, è ormai realtà. L’intesa è stata raggiunta definitivamente ieri, ma sarà ufficializzata oggi dalle due parti: il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato per l’occasione una conferenza stampa a Roma per le 12; il premier turco Binali Yildirim, invece, parlerà ai media da Ankara.

Proprio la capitale italiana è stata teatro delle ultime fasi negoziali: qui, infatti, il primo ministro israeliano ha incontrato ieri il Segretario di stato Usa John Kerry per poter fissare gli ultimi punti dell’accordo. L’annuncio doveva già arrivare ieri in serata, scrive il quotidiano israeliano Ha’Aretz citando fonti governative, ma è stato posticipato per motivi “tecnici”. “Quando volevamo annunciare l’intesa – ha detto un ufficiale al giornale – era ormai in corso il pasto dell’Iftar di rottura del digiuno del Ramadan. Così abbiamo preferito rimandare a domani mattina [oggi, ndr]”.

Le relazioni turco-israeliane erano state sospese nel 2010 dopo che un comando israeliano aveva assaltato la Mavi Marmara, una delle imbarcazioni della “Gaza Freedom Flotilla” che tentava di raggiungere le coste di Gaza per rompere l’assedio che Israele ha imposto nel 2007 sul piccolo lembo di terra palestinese. Nel blitz sulla nave le forze armate di Tel Aviv uccisero 10 attivisti turchi.

Sebbene non siano stati ancora rivelati i dettagli dell’accordo, pare ormai certo che solo due delle tre principali richieste avanzate da Ankara verranno accolte: Israele si scuserà e pagherà una ricompensa (ammettendo nei fatti, quindi, di aver sbagliato e non solo di “essersi difeso dall’aggressione” dei militanti pro-Palestina). Tel Aviv la spunta però sulla questione principale: nell’intesa non è prevista la fine dell’assedio sulla Striscia di Gaza.

L’accordo dovrebbe regolare anche le attività che il movimento islamico palestinese Hamas svolgerà in Turchia. Il capo del Mossad [Intelligence israeliana, ndr] Yossi Cohen sarebbe infatti riuscito a strappare la promessa al capo dei Servizi segreti turchi, Hakan Fidan, di non permettere al movimento islamico di compiere “azioni terroristiche” contro lo stato ebraico dal territorio turco. I dirigenti di Hamas potranno però continuare a svolgere regolarmente le loro attività politiche in Turchia.

Entrando più nei dettagli dell’incontro, la stampa israeliana sostiene che Tel Aviv pagherà 20 milioni di dollari alle famiglie delle vittime del blitz militare sulla Mavi Marmara. Israele, inoltre, permetterà alla Turchia di costruire nella Striscia di Gaza un ospedale, una centrale elettrica e un impianto per desalinizzazione dell’acqua. Tutto il materiale per questi progetti verrà trasportato dal porto israeliano di Ashdod.

Da parte sua, invece, Ankara farà cadere qualunque denuncia contro i soldati e ufficiali israeliani responsabili dell’attacco all’imbarcazione. L’intesa prevederà la “normalizzazione” dei rapporti: gli ambasciatori turco e israeliano torneranno nelle ambasciate dei due Paesi e saranno ripristinati i servizi diplomatici. Non è ancora chiaro se Ankara farà pressioni su Hamas per la restituzione dei corpi dei due soldati israeliani (presumibilmente) uccisi durante l’offensiva “Margine protettivo” e per il rilascio dei due civili che Tel Aviv ritiene prigionieri del movimento islamico palestinese.

Secondo l’ufficiale israeliano citato da Ha’Aretz, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan avrebbe dato ordine a “tutte le agenzie turche di aiutare a risolvere il problema dei cittadini israeliani dispersi”. Una questione, quella del riportare gli israeliani vivi o morti a casa, che sta molto a cuore a gran parte della popolazione israeliana al punto che a Netanyahu è stato chiesto di non firmare alcuna “normalizzazione” con i turchi se non fosse inserita anche questa clausola.

Il premier, dal canto suo, sa di aver strappato una intesa favorevole. Parlando oggi a Roma alla stampa durante i colloqui con Kerry, Netanyahu è apparso raggiante quando ha detto che l’accordo con Ankara porterà “immense” implicazioni per l’economia israeliana. Secondo alcuni analisti, infatti, lo stato ebraico è alla ricerca di un potenziale cliente per le sue esportazioni di gas e una riappacificazione con i turchi potrà servire anche a questo scopo.

L’intesa è stata accolta favorevolmente anche da Washington che, con il suo Segretario di stato John Kerry, ha parlato di “passo positivo”. Gli Usa da anni lavorano al riavvicinamento tra i suoi due alleati, soprattutto in un Medio Oriente che si è fatto politicamente più instabile da quando (2014) è stato annunciato il “califfato” dello “Stato Islamico” (Is).

Soddisfazione per l’intesa è stata espressa anche dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Secondo fonti della presidenza turca, Erdogan avrebbe avuto una conversazione telefonica con il presidente palestinese Mahmoud Abbas durante la quale avrebbe spiegato i vantaggi che l’accordo avrebbe portato alla popolazione palestinese, in particolare a quella gazawi. Abbas avrebbe apprezzato gli sforzi di Ankara e si sarebbe congratulato con il suo omologo turco per i risultati ottenuti. Un ufficiale di Ankara, riferisce la Reuters, ha descritto l’accordo come una “vittoria diplomatica” della Turchia perché lo stato ebraico avrebbe nei fatti accettato le sue richieste. Una gioia fuoriluogo laddove la questione principale (il blocco israeliano su Gaza) è stato di fatto bypassato dai due ex-nemici.

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