Tutti a scuola?

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LE IMMAGINI DI QUESTO NUMERO sono parte di un reportage di Alicia Vacas ad Al-Azareyah, un sobborgo di Gerusalemme

Il piccolo Jamil aveva da poco preso sonno accanto ai suoi fratellini più piccoli e solo lui stava dolcemente trasformando in sogno i suoi primigiorni di scuola nel piccolo villaggio di Assira el-Qablia, a sud di Nablus. Ma quella notte, tra il 9 e il 10 settembre, più di trenta coloni armati sono scesi dall’insediamento israeliano di Yitzhar assaltando le case con inaudita violenza. Il sogno di Jamil, i suoi giochi, il compagno di banco e il quaderno dei compiti, si sono risvegliati bruscamente nell’incubo quotidiano delle centinaia di migliaia di ragazzini palestinesi per le quali anche il primo giorno di scuola è diventato una tragedia.

Certo, ad Assira el-Qablia l’aggressione ai piccoli si è conclusa in una notte, dopo che i coloni hanno smesso di sparare e di lanciare pietre contro le finestre delle abitazioni e l’esercito, per calmare i coloni, ha terminato di colpire i giovani palestinesi che stavano rispondendo con le pietre; ma la violenza che il sistema di occupazione militare innerva nelle strutture sociali di base è così profonda, che spesso le più gravi violazioni dei diritti umani fondamentali restano sconosciute al mondo.

E’ il caso della scuola dei bambini di Betania di cui vorremmo amplificare l’assoluta gravità, se non fosse che proprio in questi giorni sono previsti i più alti e delicati incontri con i vertici militari.

Quello che BoccheScucite può denunciare è la follia di un check-point che da anni taglia in due il villaggio di Betania, nei pressi di Gerusalemme, distruggendone la vita, le istituzioni, i commerci e le vitali relazioni con la città. E a quest’opera totalmente illegale di stravolgimento urbano ha contribuito il Muro dell’apartheid che qui è stato iniziato già nel 2004, prima alto “solo” quattro metri e presto diventato quell’orrenda muraglia di nove metri che ha per sempre rovinato i giochi dei ragazzini e la vita dell’intera cittadina palestinese.

Ma la notizia peggiore che non avremmo mai voluto darvi, il disperato appello che ha sconvolto le suore, l’indignata protesta di cui Bocchescucite si fa da oggi portavoce, è che l’esercito di occupazione ha deciso che quel passaggio diventerà nei prossimi giorni un cancello chiuso per tutti e sbarrato alle centinaia di bambini che dal primo settembre avrebbero voluto e potuto come sempre… andare a scuola!

Nei prossimi numeri vi aggiorneremo e vi chiederemo solidarietà e partecipazione per questo nuovo caso drammatico di cui purtroppo ci è chiesto oggi di non pubblicare ulteriori notizie per non intralciare i tentativi diplomatici in atto. Ma a tutte le diplomazie, governative ed ecclesiastiche, ricordiamo che non abbasseremo la guardia della nostra denuncia, così come non mancheremo di gioire per le vittorie che ci incoraggiano nella resistenza nonviolenta all’oppressione. Così abbiamo fatto quest’estate con gli amici di Vento di Terra, visitando la meravigliosa -e coraggiosa!- scuola del villaggio beduino di Jahalin.

Più di 300 bambini non riuscivano ad accedere all’istruzione primaria e la straordinaria sfida di alcune costruzioni senza fondamenta ma con 2000 pneumatici riciclati, ha obbligato la Corte israeliana a ritirare l’ordine di demolizione della scuola. Potete anche voi abbeverarvi alla gioia di questa piccola vittoria godendovi i sorrisi e l’allegria dei piccoli beduini di Jahalin nelle foto di questo numero di BoccheScucite.

Non troveremmo quello stesso sorriso sulle labbra dei cinquemila bambini palestinesi di Gerusalemme Est che non frequentano la scuola o di tutti quelli che, pur andandoci, non godono degli standard minimi sanitari e di sicurezza. Ci vorrebbero almeno altre mille aule nella parte araba, ma la Municipalità di quella che Israele (non il resto del mondo!) si ostina a proclamare sua capitale sacra e indivisibile, divide con i suoi fondi la Gerusalemme ebraica che riceve tutti i soldi da quella palestinese dove, nonostante gli abitanti paghino le tasse, le strutture sono fatiscenti. Semplicemente agli amministratori israeliani non importa nulla del futuro dei bambini palestinesi: loro lavorano solo per gli ebrei perché gli arabi devono solo stare buoni e non aprire bocca. Le stesse statistiche del comune evidenziano che a Gerusalemme Est il 67% delle famiglie vive sotto la soglia della povertà. La denuncia di questa evidentissima discriminazione è stata fatta da due associazioni ebraiche, così come una Associazione Internazionale delle Agenzie di Sviluppo, ha divulgato la disastrosa condizione delle scuole di Gaza.

“Ci sono 640 scuole nella Striscia – 383 scuole pubbliche, 221 scuole UNRWA e 36 le scuole private, che, insieme, servono un totale di 441 452 allievi. Ma non c’è albero o pietra o scuola rimasta intatta dopo l’operazione “Piombo fuso” condotta sulla Striscia di Gaza.

Innumerevoli uomini, donne e bambini sono stati uccisi o feriti. Molti sono rimasti senza tetto e orfani. La distruzione schiacciante ha lasciato molti bambini choccati, bambini che ora si chiedono come porteranno a termine i loro studi. Otto mesi dopo, all’alba del nuovo anno scolastico, i bambini stanno ancora pensando a come riprendere a studiare, con l’assedio israeliano che continua in mezzo alla distruzione e alle macerie della Striscia di Gaza. Secondo i dati pubblicati più della metà della popolazione di Gaza è sotto i 18 anni. I bambini sono vittime innocenti della guerra criminale. Non solo soffrono ancora fisicamente e psicologicamente, ma le loro voci sono spesso ignorate dai media e dalla comunità internazionale. Hanno le loro storie di guerra, e continuano ad essere traumatizzati dalla distruzione ed hanno paura del futuro. La distruzione e la paura sono al centro delle loro preoccupazioni. Dalia, dieci anni, ha parlato della sua paura del nuovo anno scolastico. “La nostra scuola è stata distrutta dalle bombe. Le rovine che restano mi spaventano, ma io amo la mia scuola.” Potete immaginare cosa è stato per i bambini durante la guerra? Il primo giorno del criminale attacco di guerra, il 27 dicembre 2008, le bombe israeliane hanno iniziato a cadere dal cielo, quando i bambini erano di ritorno da scuola. Molti di loro sono stati feriti da schegge. Molti di questi edifici sono stati occupati e molti sono crollati. I bambini sono stati traumatizzati. Molte persone ancora oggi hanno incubi e soffrono di problemi di ritenzione urinaria. “Quando la guerra è finita, abbiamo trovato la scuola completamente distrutta”, ha dichiarato Firas. Alcuni bambini, come Abdullah, di 9 anni, è da chiedersi come possano tornare a studiare e ad imparare. Secondo Sami Tuman, direttore della scuola di Muawiya ibn Abi Sufyan nel nord della Striscia di Gaza, “Le forze israeliane hanno distrutto più del 50% delle scuole durante i bombardamenti. E moltissimi libri di testo sono stati distrutti”. Ci sono ancora molte domande che tormentano i cuori e le menti dei palestinesi.

Perché ci sono stati così tanti bombardamenti e tanta distruzione di scuole a Gaza? Che cosa ne sarà dei bambini? Che cosa ne sarà del loro futuro? Quanti tra i bambini sfollati potranno ricevere un’istruzione adeguata? Per quanto tempo la gente di Gaza continuerà ad essere soffocata? Quando si potranno riparare o ricostruire gli edifici distrutti, le case e le scuole? Per quanto tempo la vita dei giovani e degli anziani rimarrà sospesa? Che numero di palestinesi uccisi è necessario raggiungere, affinchè il mondo si accorga dell’occupazione israeliana?

Quanto sangue dovrà essere ancora versato? Quali sogni potranno ancora cullare le notti dei piccoli palestinesi?” (Salem El-Rayyes – Palestine Telegraph)

Non chiedetelo a Jamil, di Assira el-Qablia, a sud di Nablus.

Bocchescucite.

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