«Twitter aiuta i terroristi» E gli israeliani lo portano in tribunale

31 dicembre 2011 | 16:49

La richiesta dei legali per oscurare le pagine  dei gruppi fondamentalisti

La pagina Twitter
MILANO- Twitter aiuta i terroristi? La domanda se la dovrà porre un giudice, se il sito di microblogging non dovesse accogliere le richieste che gli arrivano da Tel Aviv. Shurat HaDin, un centro legale israeliano, dà al social network da 140 caratteri, pochi giorni prima di portare in Tribunale i vertici dell’azienda se questi non cancellano tutti gli account riconducibili alle organizzazioni terroristiche. Con il rischio che, se il giudice dovesse dare ragione agl’israeliani, i capi del social network potrebbero finire alla sbarra per aver offerto supporto logistico ai terroristi.

«TWITTER VOCE DEI TERRORISTI»– La sfida è insidiosa per la piattaforma da oltre 100 milioni di utenti. Nel 2010 la Corte suprema americana ha stabilito che «qualsiasi tipo di supporto o assistenza alle organizzazioni terroristiche è da considerarsi contro la legge dello Stato». Ed è proprio a quella sentenza che si aggrappano gl’israeliani. Secondo gli avvocati di Tel Aviv Twitter starebbe violando la legge perché ha permesso l’apertura di account come quello degli Al Shabaab, gli affiliati di Al Qaeda nel Corno d’Africa, e di «Al Manar», la tv dei miliziani libanesi di Hezbollah. E così, nero su bianco, il direttore del centro legale, Nitsana Darshan-Leitner, ha scritto ai vertici di Twitter. «Ci è stato segnalato che la vostra società fornisce servizi di social media a gruppi classificati come organizzazioni terroristiche straniere. Vi informiamo che questo tipo di attività espone Twitter Inc. e i suoi funzionari a procedimento penale e civile».

SOCIAL NETWORK APOLITICI- «Nessun commento da fare», ha detto un portavoce della sito di microblogging. «Ma vorremmo far notare che Twitter non si schiera politicamente da nessuna parte e cerca di favorire la libertà di parola». Non sono tempi facili, questi, per i cinguettii. Anche se buona parte della «Primavera araba» lo si deve all’uccellino celeste. Quest’anno il social network ha dovuto fronteggiare le accuse della polizia britannica di aver permesso ai rivoltosi di coordinarsi tra di loro per mettere a ferro e fuoco alcuni quartieri delle grandi città. Mentre negli Stati Uniti, è stata costretta meno di una settimana fa a consegnare le informazioni di alcuni account coinvolti nelle proteste di «Occupy Boston».

INFURIANO LE POLEMICHE– Il dibattito, tra chi difende Twitter e chi chiede maggiore controllo della Rete è aperto. «I terroristi vedono il social network come un nuovo sbocco», ha commentato sull’emittente americana Npr Will McCants, del Centro navale di analisi. «Ma per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi o il reclutamento, Al Qaeda o i talebani sono un completo disastro». Non la pensa però allo stesso modo il numero uno del centro legale israeliano. Secondo Nitsana Darshan-Leitner «Hezbollah è entrato nel mondo globale dei social media per promuovere la propria agenda omicida. Il fatto che Twitter metta a disposizione la sua piattaforma a questo tipo di organizzazioni non solo è da irresponsabili moralmente, ma è anche illegale. Il sito deve assumersi la responsabilità di quello che sta succedendo e cancellare subito questi account».

IL PRECEDENTE Di AL JAZEERA-  Darshan-Leitner non è nuova a questo tipo di denunce. Fu proprio lei a spingere 91 cittadini israeliani, il 12 luglio 2010, a presentare una causa da 1,2 miliardi di dollari in una corte federale statunitense contro l’emittente all news araba «Al Jazeera». L’accusa: la tv qatariota aveva aiutato il gruppo terroristico Hezbollah a lanciare con più precisione i missili sul territorio israeliano durante la seconda guerra del Libano (2006) trasmettendo in diretta video le zone di confine tra i due Paesi. «In questo modo – venne scritto nella causa – i militanti potevano lanciare i razzi con sicurezza, essendo aggiornati costantemente dalla tv». Quanto alla lista delle organizzazione terroristiche straniere, il Dipartimento diStato americano nel suo ultimo documento ne elenca 49. La maggior parte sono d’ispirazione islamica. Non mancano, però, nemmeno quelle europee come l’Ira e l’Eta.

Leonard Berberi

http://www.corriere.it/esteri/11_dicembre_31/berberi-twitter-vietati-israele_c012f064-33b2-11e1-a6ca-bed7bef5ebbb.shtml

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