Ue: “Israele non demolisca Susya” / Amos Oz. A.B. Yehoshua, David Grossman e altri cinquecento intellettuali israeliani: No all’espulsione degli abitanti di Susiya

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21 lug 2015

“Le autorità israeliane devono fermare i piani di trasferimento forzato di popolazione e demolizione delle case” si legge in un comunicato dell’Unione Europea pubblicato ieri. Intanto, un sondaggio del Centro Begin-Sadat ha rivelato ieri che la maggior parte degli israeliani ebrei considera opportuno ritornare nelle colonie della Striscia di Gaza evacuate nel 2005



Susya

Il villaggio di Susiya, dietro una colonia israeliana (Foto: Chiara Cruciati)

della redazione

Roma, 21 luglio 2015, Nena News – Il villaggio palestinese di Susya, a sud di Hebron, non deve essere demolito. A dirlo senza mezzi termini è stata ieri l’Unione Europea (Ue). A seguito del vertice dei 28 ministri degli esteri del blocco europeo, l‘Ue ha rilasciato un comunicato in cui ha invitato “le autorità israeliane a fermare i piani di trasferimento forzato di popolazione e di demolizione delle case e delle infrastrutture delle comunità di Susya e Abu Nwar. A giugno i diplomatici di tutti gli stati membri dell’Unione europea si erano recati a Susya per protestare contro la decisione israeliana di demolire il villaggio. Disposizione che era stata avallata anche dalla Corte Suprema israeliana che aveva dato luce verde al provvedimento dell’Amministrazione civile (l’autorità militare israeliana che governa in Cisgiordania) di demolire le case palestinesi “costruite senza permesso” di Susya.

Una “illegalità” però, denunciano gli abitanti del villaggio, che è causata dalle disposizioni dall’Amministrazione civile che raramente concede permessi di costruire nell’Area C della Cisgiordania (zona controllata da Israele per gli accordi di Oslo del 1993). A schierarsi con gli abitati di Susya è stato ieri anche un gruppo di 200 artisti che hanno presentato una petizione contro l’evacuazione del villaggio. “La scorsa settimana l’Amministrazione civile e l’esercito hanno comunicato ai residenti di Khirbet Susya le loro intenzioni di demolire metà villaggio e, in pratica, di espellerli dalla loro terra”, si legge nella nota. “La distruzione e lo sradicamento sono crudeli, immorali e illegali”.

La condanna di ieri pronunciata dall’Unione Europea segue quella della scorsa settimana del Dipartimento di Stato Usa che, per bocca del suo portavoce John Kirby, aveva chiesto a Tel Aviv di “non eseguire demolizioni”

Ma la colonizzazione israeliana di terra palestinese ha, tuttavia, ancora un forte appeal nell’opinione pubblica dello stato ebraico. Un sondaggio commissionato dal Centro Begin-Sadat per gli studi strategici, ha rivelato ieri come la maggior parte degli israeliani ebrei era contraria al “disimpegno” dalla Striscia di Gaza del 2005 e come più della metà di loro sia favorevole ad una sua rioccupazione. Dieci anni fa l’allora premier israeliano Ariel Sharon decise unilateralmente di evacuare 21 colonie della Striscia di Gaza in cui abitavano 8.000 israeliani. Le immagini degli scontri tra militari israeliani e coloni e la disperazione di quest’ultimi “comprensibile” (si disse così allora sulla stampa mainstream occidentale) fecero il giro del mondo. Pochi fecero notare, però, che contemporaneamente al ritiro da Gaza, Tel Aviv continuava a costruire indisturbata su altra terra palestinese, quella cisgiordana.

Il 63% degli intervistati (587 israeliani ebrei) ha detto di essere stata contraria allora all’evacuazione, mentre il 51% considera opportuno ritornare nelle colonie della Striscia di Gaza. Interessante anche il numero di coloro che si oppongono al ritiro dagli insediamenti della Cisgiordania (47%) laddove solo il 53% lo approvano a condizione che vi sia un piano di pace con i palestinesi. Nena News

– See more at: http://nena-news.it/ue-israele-non-demolisca-susya/#sthash.crAmxMgx.dpuf

 

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lunedì 20 luglio 2015

Amos Oz. A.B. Yehoshua, David Grossman e altri cinquecento intellettuali israeliani:No all’espulsione degli abitanti di Susiya

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The High Court of Justice is enabling the Civil Administration to demolish the village of Khirbet Susyiya, in effect ejecting the residents from their land, even as their petition appealing the rejection of their master plan for the village is still pending. At any moment, the Civil Administration might now demolish the village homes, leaving the residents with no shelter in harsh desert conditions. This mode of operation by the Israeli authorities allows them to take over additional lands and drive out communities from Area C. The absence of official annexation aside, the reality of the matter is that annexation and dispossession are already here in actual fact. To learn more, click here.

Why act now?

At any moment, Israel’s Civil Administration (CA) might demolish all homes and structures in Khirbet Susiya, a small Palestinian village in the South Hebron Hills, the West Bank. On 4 May 2015, Israel’s High Court of Justice (HCJ) denied a request for an interim injunction that would prevent the CA from implementing the demolition orders it had issued. The request was made during a hearing of a petition filed by the villagers, the latest measure in their battle against efforts by Israeli authorities to forcibly transfer them from their homes in Area C to Area B or A, as part of a policy to annex the area de-facto to Israel. Demolition would effectively mean banishing the residents from their land and their villageWhy were the demolition orders issued

 FIRMARE L ‘ APPELLO 

Awaiting bulldozers, South Hebron residents appeal for Western help

The Nawaj’ah family of Susya village says they will not leave their land even if their homes are destroyed by the Israeli army

timesofisrael.com

We must not commit this crime

If Israel destroys the Palestinian village of Susya as planned, we will have committed a terrible crime. About 300 people live……

blogs.timesofisrael.com

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