Ultraortodossi in piazza contro il servizio militare: 120 arresti

20 ott 2017

 

Migliaia di “haredim” hanno protestato ieri nel centro di Gerusalemme contro l’arruolamento obbligatorio nell’esercito. Città bloccata e momenti di tensione. La rabbia dei religiosi è una questione spinosa per Netanyahu

Israeli policemen scuffle with ultra-Orthodox Jewish men during a protest against the detention of members of their community who failed to report to a military recruiting office, in Jerusalem October 19, 2017. REUTERS/Ammar Awad

Protesta degli ultraortodossi ieri a Gerusalemme. (Foto: Reuters)

di Roberto Prinzi

Roma, 20 ottobre 2017, Nena News – La scena si è ripetuta anche ieri: migliaia di ebrei ultraortodossi (haredim in ebraico) hanno manifesto nel centro di Gerusalemme contro il servizio obbligatorio nell’esercito. Non sono mancati i momenti di tensione, in particolare nel noto quartiere ortodosso di Mea Sharim dove, riferiscono fonti della sicurezza, i manifestanti hanno bloccato le strade, dato fuoco ai cassonetti dell’immondizia per poi utilizzarli come barricate.

Migliaia di persone sono sfilate anche in altre zone della città paralizzandola. “Lo stato vuole silenziare tutti gli ebrei che studiano la Torah” ha detto un 40enne haredi intervistato dall’Ap. “Ultimamente – ha aggiunto – loro [il governo, ndr] capiscono che la popolazione ultraortodossa sta crescendo e perciò vogliono che serviamo nell’esercito e che siamo assorbiti all’interno della popolazione”. Uno dei manifestanti portava un cartello su cui c’era scritto: “In prigione militare per il ‘crimine’ di studiare la Torah”. Secondo alcuni haredim, gli studi religiosi sono importanti quanto l’arruolamento nelle file dell’esercito. Altri si oppongono alla legge sulla base del fatto che le giovani leve ultraortodosse potrebbero venire a contatto con comportamenti “irrilegiosi”.

Proteste come quella di ieri si stanno ripetendo spesso ultimamente in Israele: a scatenarle è solitamente l’arresto di qualche giovane haredim accusato di aver evitato il servizio militare. Ieri il bilancio a fine giornata è stato pesante: 120 ultraortodossi sono stati arrestati perché, affermano fonti della sicurezza, “coinvolti nei disordini” e “per aver bloccato le strade e le principali arterie [di Gerusalemme]”. “Le unità di polizia sono state mobilitate in differenti aree della città per rispondere alle manifestazioni illegali degli ultraortodossi di destra” si legge in uno scarno comunicato delle forze dell’ordine.

Secondo quanto riferisce l’Afp, dopo le dure accuse ricevute per l’eccessiva forza usata contro gli haredim nelle scorse manifestazioni, la polizia avrebbe mantenuto ieri un profilo più basso intervenendo solo per arrestare chi stava istigando la folla. Una lettura dei fatti, però, che non combacia con l’elevato numero dei manifestanti in stato di fermo.

La battaglia degli ultraortodossi costituisce un problema di non piccolo conto per il governo Netanyahu. La legge impone che gli uomini e le donne, raggiunta l’età di 18 anni, devono servire obbligatoriamente nell’esercito rispettivamente per due anni e otto mesi e 2 anni. Gli uomini ultraortodossi sono invece esentati dall’esercito se impegnati ufficialmente in studi religiosi (altrimenti devono essere anche loro arruolati, pena l’arresto in caso di rifiuto). Le tensioni – già da anni presenti all’interno del mondo ultraortodosso – sono aumentate quando a settembre una sentenza della Corte suprema ha annullato la legge che esonerava coloro che compiono studi religiosi. Il massimo tribunale israeliano faceva però poi contemporaneamente un passo indietro sospendendo il suo giudizio per un anno così da dare il tempo al governo di formulare una nuova intesa su questo tema spinoso.

La questione ha infatti conseguenze sociali e politiche rilevanti: in primo luogo perché gran parte della popolazione laica ha sempre considerato inaccettabile il “privilegio” concesso agli ultraortodossi. Proprio giocando su questo diffuso malcontento all’interno della popolazione secolare israeliana, il leader del centrista Yesh Atid (“C’è futuro”), Yair Lapid, riuscì nella scorsa legislatura a fare incetta di voti: Lapid, sottolineando la forte crescita demografica della popolazione haredi, affermò allora che la “condivisione del fardello” (militare) fosse estremamente urgente.

Yesh Atid non fa più parte della coalizione governativa, ma gli ultraortodossi ashkenaziti di Giudaismo della Torah e quelli sefarditi di Shas sì: un eventuale conferma dell’obbligo militare potrebbe spingerli ad abbandonare l’esecutivo lasciando Netanyahu senza maggioranza alla Knesset. Ecco perché il premier, che ha spesso formato governi alleandosi con i due partiti haredim, ha provato in questa legislatura a comprarsi il loro assenso attraverso alcune disposizioni.

Emblematico quanto accaduto lo scorso giugno quando “Bibi” ha deciso lo stesso giorno di sospendere i piani per creare una sezione di preghiera egualitaria al Muro del Pianto (dove uomini e donne possano pregare insieme) e ha approvato la Legge sulle conversioni lasciando al solo Gran Rabbinato (in mano ultraortodossa) la possibilità di decidere in materia. Decisioni che hanno creato un vero e proprio tsunami all’interno del mondo ebraico (specialmente americano dove i riformati e i conservative, esclusi dal provvedimento, sono numerosi), ma molto apprezzate dagli alleati haredim. Tuttavia potrebbero non bastare: la conferma del servizio militare obbligatorio per gli ultraortodossi potrebbe azzerare quanto di buono il governo ha fatto in questi anni per loro. Nena News

Roberto Prinzi è su Twitter @Robbamir

 

Ultraortodossi in piazza contro il servizio militare: 120 arresti

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