Un cittadino siriano fa appello al mondo: «Non lasciate morire la culla della civiltà. La Siria sta diventando terra bruciata»

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tratto da: https://oraprosiria.blogspot.com/

domenica 11 ottobre 2020

Il buio non è mai stato così fitto. Incendi che è impossibile spegnere divorano in questi giorni uliveti e agrumeti, come mesi fa i campi di grano. La guerra quasi decennale contro gruppi terroristi fomentati da potenze straniere ha gettato il Paese in una crisi economica mortale. Proseguono l’occupazione turca e statunitense di territori ricchi di risorse: rubato l’olio dai pozzi petroliferi siriani mediante quotidiani convogli statunitensi che lo trasportano verso l’Iraq mentre in Siria ogni automobilista fa code di chilometri per rifornirsi di 30 litri di benzina;  bruciati i campi di grano siriani al nord;  le fabbriche siriane smontate e rubate dalla Turchia, la povera gente che non aveva un posto dove emigrare è diventata sempre più povera… E intanto continuano le sanzioni internazionali…

Per favore, amici, diffondete e mobilitate le coscienze, prendete iniziative…

     OraproSiria

Come cittadino siriano e giornalista, dichiaro la Siria, tutta la Siria, paese sinistrato. 

Chiedo con assoluta urgenza non solo la fine di tutte le sanzioni occidentali decise a partire dal 2011 contro il mio paese, ma anche un aiuto umanitario, perché la popolazione è allo stremo, stretta fra le sanzioni e l’esaurimento delle risorse economiche e finanziarie interne, dopo lo sforzo immane dispiegato in una guerra lunghissima.

Dal mese di luglio, stanno accadendo fatti che testimoniano una deliberata volontà di eliminare tutti gli elementi che permettono la vita in Siria. Nel silenzio del mondo intero, alleati compresi. 

All’inizio di luglio, dunque, sono cominciati incendi dolosi che hanno distrutto migliaia di ettari coltivati a frumento. Così, lo Stato siriano si è trovato privo dello stock strategico di grano da trasformare in farina. Il risultato non ha tardato a manifestarsi in lunghe file d’attesa davanti alle panetterie. 

Gli incendi si sono poi riprodotti in una grande area nell’Ovest del paese, non tanto lontano dalle basi militari russe. Abbiamo visto trasformata in cenere la metà dei boschi nelle regioni montane più belle della Siria. 

E il calvario siriano continua. Sembra che si stia passando alla terza tappa, dopo quella della carestia: la terra bruciata.  

Quando Aleppo nel 2012, e poi Idlib nel 2015, furono attaccate dagli amici di François Hollande e Laurent Fabius (il ministro francese che disse: “Al Qaeda fa un buon lavoro in Siria”), gli abitanti di questi due governatorati fuggirono in massa dalla loro regione e furono accolti con affetto dai loro compatrioti nelle due grandi città della costa: Lattaquieh e Tartous. Adesso, le famiglie che abitavano nelle campagne intorno a Lattaquieh e Tartous hanno dovuto a loro volta fuggire dal fuoco, trovandosi d’improvviso prive di tutto. 

Case distrutte. Gli uliveti e agrumeti inceneriti dalle fiamme.

Sembra che il calvario non abbia fine.

 

La scomparsa della Siria, o l’esodo massiccio del suo millenario popolo avranno gravi conseguenze per tutti i paesi rivieraschi del Mediterraneo, se non per il mondo intero. 

Non lasciate morire la culla dell’umanità.

Salvatela, per il futuro dei vostri figli e anche per l’equilibrio del mondo.

 Said Hial Alcharifi , da Damasco

(traduzione di Marinella Correggia)

 

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