UN contro Israele: basta demolizioni

Nuove demolizioni di abitazioni palestinesi nella Valle del Giordano. Kerry non le vede, l’ONU sì. E la compagnia olandese Vitens interrompe i rapporti con la Mekorot.

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giovedì 12 dicembre 2013 09:09

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di Emma Mancini

Betlemme, 12 dicembre 2013, Nena News – Le Nazioni Unite tuonano contro Israele. Ieri ad esprimere il disappunto dell’Onu per le continue violazioni israeliane nella già martoriata Valle del Giordano è stata l’agenzia OCHA: “Sono preoccupato per la nuova distruzione di strutture palestinesi nella Valle del Giordano, che hanno provocato l’espulsione forzata di palestinesi vulnerabili – ha detto James W. Rawley, coordinatore dell’ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari – Tali azioni causano sofferenza e vanno contro il diritto internazionale”.

A provocare una simile reazione è stata la demolizione, per la seconda volta in un mese, di trenta abitazioni palestinesi e la conseguente espulsione di 41 persone, tra cui 24 bambini.Alcune delle strutture erano state pagate da organizzazioni internazionali.

Un’azione, quella israeliana, che rientra nella politica di lungo corso di Tel Aviv: il totale controllo della Valle del Giordano, l’espulsione delle comunità palestinesi e la loro urbanizzazione nella città di Gerico. La ragione sta nell’importanza economica e strategica della Valle del Giordano, l’area più fertile dell’intera Palestina storica e oggi unico confine della Cisgiordania verso l’esterno. Così, se prima del 1967, anno di inizio dell’occupazione militare della Cisgiordania, qui vivevano 320mila persone divise in 52 villaggi, ora le comunità sono solo 17 e i residenti 57mila, il 90% dei quali concentrati nella città di Gerico, l’unica situata in Area A (sotto il controllo militare e civile palestinese).

Le demolizioni di ieri giungono in un periodo particolarmente difficile: le condizioni climatiche non sono affatto buone e pioggia e neve stanno cadendo da giorni sulla Palestina. “Si lasciano famiglie senza un riparo e si compromette il loro stile di vita – ha aggiunto Rawley – Queste demolizioni devono essere subito fermate”. Secondo dati dell’OCHA, dall’inizio dell’anno, oltre 630 strutture palestinesi sono state demolite in Area C e a Gerusalemme Est e 1.035 palestinesi (di cui la metà minori) sono rimasti senza un tetto sulla testa.

A fare appello a Israele perché interrompa simili politiche anche un gruppo di 36 organizzazioni non governative che ha chiesto lo stop delle demolizioni a poche ore dalla visita del segretario di Stato statunitense Kerry: “Le demolizioni spesso servono a facilitare l’espansione delle colonie israeliane illegali – si legge nel comunicato firmato, tra gli altri, da Oxfam, Human Rights Watch e Amnesty International – Il 60% delle demolizioni avviene in comunità palestinesi vicine agli insediamenti. Dalla ripresa del processo di pace a luglio 2013, Israele ha distrutto 207 case palestinesi e cacciato 311 persone”.

Dati sconcertanti che l’amministrazione Obama non vede, o finge di non vedere, nonostante siano il principale ostacolo ai negoziati in corso. Negoziati senza alcuna base comune: fuori dal tavolo restano i prigionieri, i rifugiati palestinesi, Gerusalemme. La Valle del Giordano entra, ma alle condizioni israeliane: il premier Netanyahu ha più volte affermato di voler mantenere l’area sotto lo stretto controllo israeliano, così da impedire a un eventuale futuro Stato di Palestina l’utilizzo libero di risorse idriche e confini verso l’esterno.

Una buona notizia, a tal proposito, giunge però dall’Olanda: la compagnia Vitens ha deciso di interrompere ogni rapporto commerciale con la Mekorot, compagnia israeliana per l’acqua, per metà di proprietà dello Stato, e responsabile della gestione delle risorse idriche nei Territori Occupati. Una gestione che si traduce nel furto di sorgenti d’acqua e nella rivendita alle comunità palestinesi, a prezzi esorbitanti.

“A causa del contesto politico”, ha detto la Vitens, gli affari vengono sospesi dopo la cancellazione della visita del ministro olandese del Commercio alla sede della Mekorot in Israele. A regolare l’utilizzo delle risorse idriche dei Territori sono una serie di ordini militari che hanno integrato il sistema idrico palestinese a quello israeliano, togliendo il controllo delle risorse alle comunità palestinesi. Il 7 giugno 1967, a seguito dell’occupazione della Cisgiordania e di Gerusalemme Est, le autorità israeliane hanno emesso l’ordine militare n. 2 con il quale dichiaravano tutte le risorse idriche della regione proprietà dello Stato. Poi, nel 1982, un altro ordine militare ha trasferito la proprietà delle infrastrutture idriche nelle mani della compagnia Mekorot. Oggi la Mekorot fornisce alle comunità palestinesi la metà dell’acqua consumata a prezzi maggiori di quelli pagati dai coloni.

La conseguenza è immediata: il consumo di acqua pro capite israeliano è cinque volte maggiore di quello palestinese. In media i palestinesi in Cisgiordania consumano 73 litri al giorno, un cittadino israeliano 300 e un colono. Nena News

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=93031&typeb=0&UN-contro-Israele-basta-demolizioni

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