Un fiume di petrolio: la più grande sciagura ambientale

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tratto da: Il Manifesto

Russia. 21 mila tonnellate di carburante, avvelenati il fiume Daldykan e migliaia di ettari di terreni. L’Artico minacciato dal Diesel del deposito Siberiano

Norilsk

© Ap

Yurii ColomboIl ManifestoMOSCA

06.06.2020

5.6.2020, 23:59

 

Ogni ora che passa e l’incidente di Norilsk causato della depressurizzazione di un serbatoio della società Norilsk Nickel che ha provocato la fuoriuscita di oltre 21 mila tonnellate di carburante il maggio scorso, assume sempre di più le sembianze di un disastro ambientale senza precedenti. Nella zona dell’incidente, «il tasso di inquinamento» decine di migliaia di volte superiore alla norma e quasi tutti gli afflussi fluviali sono pieni di petrolio» ha affermato ieri capo dei servizi ambientali della Federazione Svetlana Radionova, nella riunione di emergenza tenutasi con il presidente Vladimir Putin.

Dopo l’introduzione dello stato di emergenza regionale i soccorritori stanno ora pompando carburante fuori dal fiume Ambarnaya ma i danni restano incalcolabili e possono mettere in discussione il piano nazionale per la colonizzazione dell’Antartico a cui il capo del Cremlino tiene tantissimo.

Secondo i servizi federali ambientali, dalle 21 mila tonnellate di prodotti petroliferi versati, 6 mila tonnellate sarebbero penetrate nel terreno, mentre 15 mila tonnellate sono finite nel fiume Ambarnaya e nel suo affluente Daldykan. Il ministero alle risorse naturali Dmitry Kobylkin ha ammesso che «la situazione» molto difficile e non si sa dove stoccare il carburante recuperato mentre bruciarlo è impensabile».

Sul fiume Ambarnaya erano state installate barriere galleggianti per contenere la bolla di gasolio ma secondo Kommersant nella notte del 3 giugno, la recinzione è stata rotta da una un’enorme lastra di ghiaccio e la maggior parte del gasolio si è immessa nel lago Pyasino. Aleksey Knizhnikov, dirigente di Wwf Russia sostiene che ora i soccorsi stanno funzionando correttamente, raccogliendo fuoriuscite di petrolio e indirizzandoli a riva «ma il ritardo dei soccorsi dei primi giorni peserà sull’ambiente naturale per anni» sostiene. A suo avviso il danno alle risorse idriche e biologiche sarà gravissimo. «A differenza del petrolio greggio, il carburante ha componenti cancerogeni – ad esempio il benzene – che sono dannosi per gli organismi viventi. Resta da capire quanta massa di combustibile si dissolverà e sulla base di ciò verrà valutato il danno finale. La vice ministro dell’ecologia Elena Panova ha dichiarato sempre ieri che ci vorranno almeno 10 anni per rimettere in sesto la situazione nella regione di Norilsk. In tutto ciò, il risvolto politico ed economico della vicenda, è anch’esso complesso e rischia di mettere in discussione consolidati equilibri moscoviti. Norilsk Nickel è di proprietà di Vladimir Potanin, peso massimo dell’oligarchia moscovita, 20 miliardi di dollari di patrimonio consolidato e 58esimo uomo più ricco al mondo. Secondo il ben informato Vedomosti quando gli ambienti «statalisti» del Cremlino – in primo luogo gli uomini legati a Igor Sechin – hanno sentito dire che Potanin avrebbe messo sul piatto solo 50 milioni di dollari per rimediare alla catastrofe, hanno iniziato a scalpitare e a chiedere la nazionalizzazione dell’azienda.

Il miliardario Mikhail Prokhorov è subito intervenuto a difesa di Potanin. «Chiedere la nazionalizzazione è una minaccia per tutti coloro che gestiscono imprese private nel paese, dai piccoli ristoranti ai giganti industriali» ha ruggito l’oligarca. E anche il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, è intervenuto subito per allontanare tale eventualità affermando che si «tratterebbe di un precedente negativo». Tuttavia Putin non ha potuto non convocare online Potanin e metterlo sotto pressione facendogli capire che non è tempo di furbizie e la magistratura, a un suo segnale, potrebbe scatenarsi. Il magnate ha inteso. In un comunicato diffuso nel pomeriggio la Norilsk Nickel ha assicurato che «coprirà» tutti i costi associati alle conseguenze della perdita del carburante».

Secondo l’azienda la spesa supererà i 10 miliardi di rubli (180 milioni di dollari) e la società pagherà anche tutte le multe del caso. Non un gran problema per una holding che nel 2019 ha fatturato 14 miliardi di dollari e ha prodotto 6 di utili. Ma le stime dei danni fatte dal governo russo sembra siano almeno 5 volte superiori e Wwf Russia ha calcolato in 1 miliardo di dollari i soli danni idrogeologici

https://ilmanifesto.it/un-fiume-di-petrolio-la-piu-grande-sciagura-ambientale/

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