Un grave errore da correggere

di Rifat Odeh Kassis

L’ unica cosa peggiore dell’ingiustizia è il tentativo di mascherarla.

Questa è stata la mia prima reazione ad un articolo pubblicato su Zenit.com: “ Il Rabbino visita Benedetto XVI”, che descrive l’incontro tra il Papa ed il Rabbino Shlomo Riskin ( capo rabbino dell’insediamento illegale di Efrat, Cisgiordania ), avvenuto per ‘informare’ Sua Santità del lavoro del Centro per la reciproca Comprensione e Cooperazione tra Ebrei e Cristiani (CJCUC). Tra gli obiettivi di questo Centro ci sono sia quello di mettere in collegamento cristiani ed ebrei, dirigenti religiosi e membri di queste comunità religiose in “ dialogo”, che di trovare modi per alleviare la povertà dei cristiani di Terra Santa.
A prima vista, questo incontro ha semplicemente il sapore di normalizzazione: una iniziativa che tenta di mettere insieme israeliani e palestinesi e/o stranieri senza esplicitare l’ occupazione e l’oppressione alle quali i palestinesi sono sottoposti. (…) . Ma anche senza spingersi oltre, l’appello fatto dal Rabbino Riskin davanti al Santo Padre è scandaloso ed offensivo.
Prima di tutto e soprattutto, Il Rabbino Riskin non è soltanto il Capo Rabbino dell’insediamento di Efrat, ma anche uno dei suoi co-fondatori (insieme a Moshe Moskowics, Presidente della Società così esplicitamente chiamata “ per lo Sviluppo delle Colline Giudee” e primo sindaco di Efrat). Questi insediamenti – costruiti su terra rubata ai palestinesi, forzando la discriminazione ed un accesso completamente disparato alle risorse ed alle libertà tra israeliani e palestinesi, e perpetuando una situazione in cui gli atti di violenza commessi dai coloni finiscono senza investigazioni o processi – costituiscono non solo una delle più gravi violazioni della legge internazionale da parte di Israele, ma anche uno dei più grossi ostacoli per una pace giusta e duratura nella regione.
In breve, gli insediamenti non sono soltanto moralmente riprovevoli, ma anche estremamente provocatori degli standard internazionali di giustizia: sono illegali; sono dei crimini. I coloni stessi sono gli esecutori di questi crimini. I fondatori degli insediamenti sono i responsabili di questi crimini. Il Rabbino Riskin è uno di questi responsabili.
E’ quindi un errore serio che Sua Santità si incontri con Il Rabbino Riskin, che non soltanto vive in un insediamento illegale, ma ha anche aiutato questa illegalità a nascere e a costituirsi. Inoltre, il credo espresso dal Rabbino Riskin sul potere del dialogo e della comprensione non fa nulla per nascondere una posizione violentemente di destra per quanto riguarda i palestinesi, come possiamo vedere in questa sua intervista sul quotidiano Makor Rishon :“La svolta è avvenuta tra il primo ed il secondo Accordo di Oslo (…). Quando fu firmato il primo Accordo di Oslo, io ero in suo favore. Ma dopo aver letto il testo dell’accordo e dopo gli atti di terrorismo che ne conseguirono, io arrivai a due conclusioni : primo, noi non sappiamo negoziare. Fin dall’inizio tutto era stato messo nelle mani dei palestinesi, lasciando soltanto Gerusalemme ed il Monte del Tempio aperti alla trattativa . La seconda conclusione fu che noi facemmo concessioni di terra in cambio della pace, ed in cambio ottenemmo terrorismo.”
La mentalità di chiunque creda davvero che “ tutto fu concesso ai palestinesi”, e che gli accordi di Oslo furono accolti soltanto con terrorismo, è caratterizzata dalle manie e dalle aggressioni prodotte da un fervente nazionalismo filo-israeliano. La rappresentazione degli Accordi di Oslo da parte del Rabbino Riskin è davvero ridicola: se non altro, gli Accordi effettivamente legittimarono e certamente normalizzarono l’occupazione. Inoltre essi non fecero diminuire l’attività degli insediamenti israeliani; in realtà, la costruzione degli insediamenti aumentò dopo la firma.. La posizione del Rabbino Riskin è chiarissima; ed egualmente chiaro è il fatto che gli manca perfino un briciolo di credibilità etica e politica per appellarsi a Sua Santità nel nome della “ cooperazione”.
Quel che rende le cose ancora peggiori è uno degli obiettivi del CJCUC, un obiettivo che il Rabbino Riskin ha discusso col Santo Padre durante il loro incontro: aiutare ad “ alleviare la povertà dei cristiani”. Egli fa riferimento alla povertà dei cristiani (che significa anche povertà dei palestinesi, anche se non lo dice mai ) in Terra Santa, come se fosse un incidente, soltanto una circostanza sfortunata, da risolversi con atti caritatevoli. Non lo è. La nostra povertà è il prodotto della nostra occupazione: il risultato del Muro di separazione, ed il modo in cui esso ci strozza economicamente dai centri di lavoro, di educazione e di sanità; delle restrizioni agli spostamenti imposte dal governo e dall’esercito israeliani; e degli insediamenti , così apprezzati dal Rabbino Riskin.
In altre parole, il Rabbino Reskin contribuisce direttamente alle circostanze che hanno creato ed aggravato la nostra povertà. Perciò è sua responsabilità essere parte della soluzione, piuttosto che mascherare il problema in qualsiasi modo diverso da quello che è.
Inoltre, mi sento insultato dal fatto che il Rabbino Riskin si consideri capace di parlare per conto dei cristiani palestinesi. Noi siamo in grado di parlare per noi stessi, e quello di cui continueremo a parlare è il fatto che l’ occupazione della nostra terra e delle nostre vite – che, in quanto colono, lui sostiene – è la causa primaria della nostra miseria.
Sarebbe molto apprezzabile sapere dal Vaticano se essi credono che questo incontro sia avvenuto per errore. Come tale, sarebbe altrettanto importante sapere se il Vaticano ha cambiato in qualche modo la sua posizione politica sugli insediamenti israeliani. Come palestinesi, come cristiani, come fratelli e sorelle, noi chiediamo una risposta chiara su questo argomento. Li esorto a riaffermare le loro prospettive.
Il dialogo non basta, e la comprensione è impossibile, quando le parole servono solo a coprire l’ ingiustizia. La mia speranza più sincera è che il Vaticano condivida questa convinzione.

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