«UN INVITO POI UN VIAGGIO 2016»

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2-10 aprile 2016: #UIPUV

Descrivere il pellegrinaggio vissuto in Terra Santa, una volta rientrati, non è semplice… Nessuna parola può bastare per rendere quanto si è vissuto, pregato, cantato, camminato, lodato e creato.

Vuol essere un piccolo tentativo per rendere partecipi quanti da qui ci hanno accompagnato, sostenuto e pensato attraverso la preghiera e il ricordo costante per noi, e un ritornare con mente e cuore là, per quanti hanno vissuto un’esperienza che certamente ha già trasformato ciascuno di noi. L’augurio che mi faccio e che faccio a quanti leggeranno questo “testamento di Terra Santa” è che possa contribuire ad abbattere i muri che ci sono, o, da tempo, tengono imprigionate le nostre migliori qualità e possibilità. L’obiettivo è formare squadra per abbattere il muro che, sotto i nostri occhi, a Betlemme, ancora sembra insormontabile.

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  • Sabato 2 aprile

Il giorno della partenza, chi da Verona, chi da Roma. Trovarsi a condividere un’esperienza dove molte persone non si conoscono crea sempre un po’ di naturale attesa; ma – vi assicuro – è bastato un baleno perchè anche in aeroporto i pellegrini cominciassero a far sentire di che pasta sono fatti!
Si è arrivati a Tel Aviv, secondo gli orari definiti dal programma, per poi salire nei rispettivi 4 pullman+1, dirigendoci a Nazaret.
In 191 persone, muoversi, avrebbe potuto essere una faticaccia enorme: in realtà, è stato meno complicato di quanto ci si sarebbe potuti immaginare.
Arrivati in albergo, consumata la cena, ci si appropinquava ad andare a riposare, per aprire il giorno dopo l’inizio vero e proprio del pellegrinaggio, proprio da dove è iniziata l’Incarnazione di Gesù.


  • Domenica 3 aprile

La prima tappa è stata Nazareth, più precisamente la Grotta dell’Annunciazione: essere lì, davanti a questa grotta, in ginocchio, contemplando “il luogo” dove Dio… diventa uomo! Silenzio, contemplazione e stupore sono state le caratteristiche dei pellegrini, dove tutto ha avuto inizio…
Dal momento che la solennità dell’Annunciazione secondo il calendario sarebbe stata celebrata quest’anno il Venerdì Santo (e, naturalmente, non essendo possibile, liturgicamente), proprio a Nazareth, si celebrava la domenica mattina.
Celebrazione meravigliosa, accompagnata da scout, banda e sbandieratori. E’ un qualcosa di veramente unico celebrare questa festa nello stesso luogo in cui essa ha preso… vita!
Nel pomeriggio la meravigliosa esperienza di salire al monte Tabor a piedi: un espellere tossine, per respirare aria sana, frizzante, comunque sotto un sole caldo, ma secco.
Partire in 191, e ciascuno con un proprio ritmo, una propria velocità: il pensiero va facilmente a come, anche nella vita, i tempi di Dio sono diversi per ciascuno, e ciascuno “in cima” arriva con i propri tempi, limiti e ritmi.
Dopo una splendida catechesi di mons. Sigalini, la discesa a piedi, in processione, recitando il Rosario, mentre scendeva il tramonto… Cuori e anime che andavano riempiendosi di bene, di gioia, di grazie! E i grazie che qui scriverò, non saranno mai abbastanza!


  • Lunedì 4 aprile

Al mattino, dopo la sveglia e la colazione, si parte alla volta del Lago di Tiberiade: abbiamo effettuato una navigazione in battello, proprio in quei luoghi nei quali Gesù permise ai discepoli di compiere una pesca miracolosa e sedò la tempesta violenta, mentre i discepoli stessi ormai si stavano rassegnando ad affondare.
Una sensazione particolare, stare sul battello, e con la mente pensare cosa in quei luoghi sia successo 2000 anni fa: eravamo noi, adesso, nei medesimi luoghi toccati da Gesù e i suoi discepoli!
Tale giro era stato preceduto, in realtà, dalla visita al monte delle Beatitudini, con una catechesi meravigliosa di don Danilo: «La santità – diceva lui stesso – è un qualcosa che non è poi così distante da noi, poichè le beatitudini sono un invito anche per noi!». La pace dei sensi, quasi un immergersi in un paradiso che avvolge la persona.
Tutta!
In tutto!
Ci siamo recati poi a Tabgha, visitando la chiesa del primato di Pietro e i luoghi in cui avvenne la moltiplicazione dei pani. Tutti luoghi significativi nella vita di Gesù e degli discepoli; ci si muoveva in 191 persone, ma sembrava fosse un corpo unico, un’unica famiglia che assieme ripercorreva ciò che la rendeva essa stessa famiglia…
Nel pomeriggio, la visita a Cafarnao, in quella che era diventata la “cittadina” di Gesù, all’inizio del suo ministero. Celebrare la santa messa avendo di fronte il lago, e offrire poi del tempo di silenzio ai pellegrini, di meditazione e contemplazione, ha permesso ai sacerdoti di rendersi disponibili ad alcuni profondissimi e meravigliosi dialoghi: è proprio vero che, a volte, occorre proprio essere nei luoghi adatti per permettere all’anima di far tesoro di bene, di grazie, di fede!
Si è poi rientrati in albergo, a Nazareth, dopo un’intensissima giornata in cui si è assaporata la presenza del Risorto accanto a noi. La mattina seguente ci aspettava un’altra magnifica esperienza, al Giordano (e non solo)…

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  • Martedì 5 aprile

La sveglia suona molto presto, alle 5.30, per dirigerci verso il Giordano, nella precisa località di Kaser el Yahoud. Cinque anni prima mi ero recato, in un altro pellegrinaggio, anche in Giordania, e avevo visitato la parte “di là” del Giordano; stavolta mi trovavo dalla parte israeliana.
Abbiamo celebrato la santa messa proprio qui, con la rinnovazione delle promesse battesimali proprio sulla riva del Giordano, fiume nel quale Gesù fu battezzato da Giovanni Battista, come ci raccontano i vangeli. Anche qui… quale grande emozione pensare a questo Gesù che, in fila con tanti altri, si immerge in questo fiume, prima di dare inizio alla sua “missione”: non ne aveva bisogno, Lui, ma non poteva e non voleva distinguersi umanamente da nessun altro…
In seguito, risaliti in pullman, ci siamo recati a Masada, sperone di roccia a 400 m d’altitudine rispetto al mar Morto, sul quale Erode il Grande costruì un imponente palazzo-fortezza tra il 37 e il 31 a.C. Accompagnàti dalle nostre guide, abbiamo visitato la fortezza, finchè siamo giunti ad uno spiazzo dove, sedutici, abbiamo avuto modo di ascoltare la canzone Le case di Mosul, con una toccante e commovente testimonianza di Abuna Mario! Alcune parole, alcuni racconti, nella vita, quando veniamo a scoprirli, ci aiutano a renderci conto come la fede sia qualcosa di talmente grande, enorme, da non cessare anche quando le qualità di vita minime e basilari non sono più concesse… Quanti sono i santi martiri cristiani oggigiorno? E noi ci perdiamo in tante e inutili sciocchezze, spesso…
Nel dopo pranzo, trasferimento in pullman ad un luogo straordinario: al Maktesh Ramon, cratere di Ramon nel deserto del Neghev. Sentire la band dei The Sun suonare lì, avvolti da un panorama mozzafiato, ha portato certamente ogni pellegrino, oltre a immortalarsi con foto, a contemplare e a lodare Dio per questo incalcolabile dono!
Da lì, siamo poi ripartiti alla volta di Eilat, dove, una volta appoggiate le valigie in albergo, il bisogno di rilassarsi un po’, ha condotto la maggior parte della “truppa” a farsi un rinfrescante bagno nel vicinissimo Mar Rosso!
Condivisa la cena, in serata ci si è recati in spiaggia, per alcune “cantate” promosse e animate dalla chitarra del nostro don Danilo, espertissimo in “animazione gruppi”!

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Mercoledì 6 aprile

Mattinata dedicata al deserto: da Eilat, trasferimento a questo sito archeologico, Timna, situato nel cuore del deserto del Neghev. Dopo una catechesi di don Toni, spazio al silenzio, al deserto, all’essenziale… Non mi era mai successo di vivere un po’ di tempo da solo, nel deserto, dove non vi è niente: per far quattro passi, sotto un sole cocente, occorreva solo l’essenziale, nulla di superfluo! Nel deserto… silenzio, vento, ascolto: le pillole di Dio per confermare, fare rifornimento, rimettere in moto…
E’ stato poi dato del tempo per delle confessioni: quante persone, attraverso questo sacramento, hanno avuto modo di re-incontrare la misericordia di Dio, anche attraverso lacrime liberatorie e abbracci davvero provenienti dall’alto, non di circostanza…
Spesso ci manca il tempo e le modalità di creare deserto dentro e attorno a noi; per riscoprire o riossigenare l’anima, però, è inevitabile aver il coraggio di ritagliarsi spazi così, anche nel nostro vivere quotidiano! Non tutti purtroppo hanno l’opportunità di andare fisicamente nel Neghev; a ciascuno, però, è consentito crearsi il “suo Neghev” dove vive.
Al termine dell’esperienza vissuta nel deserto, pranzo e trasferimento verso Betlemme.


Giovedì 7 aprile

Giunti a Betlemme la sera prima, ci si apprestava ad entrare “nel vivo” del pellegrinaggio andando a visitare i luoghi più significativi e inerenti a ciò che contraddistingue la nostra fede: da una parte il mistero dell’Incarnazione (Betlemme), dall’altra, il mistero della passione-morte-risurrezione (Gerusalemme).
Iniziammo dalla visita al campo dei Pastori, proprio fuori il centro di Betlemme, per poi proseguire, e accodandoci al lungo serpentone che ci avrebbe portato alla Basilica della Natività e alla Grotta del latte. Essere proprio nel luogo in cui Gesù nacque, anche se per pochissimi istanti, ha comunque riempito il cuore e l’animo di qualcosa di profondo, di emozionante!
Dopo il pranzo, nel pomeriggio, la visita è proseguita trasferendoci a Gerusalemme, andando a visitare: il Cenacolo, la chiesa dellaDormitio Mariae e San Pietro in Gallicantu, dove abbiamo celebrato la santa messa. Ha colpito e non poco il nostro animo il luogo dove Gesù fu imprigionato: solo roccia, a quattro metri sicuri di profondità, nel sotterraneo… Avrà sicuramente pensato in quei momenti di aver sbagliato tutto, abbandonatao da tutto e da tutti, definitivamente…
Da lì, ci siamo diretti al Romitaggio del Getsemani, dove è stato vissuto uno dei momenti più intensi del pellegrinaggio. Cominciato con una riflessione, durante la liturgia penitenziale, è stato dato un periodo prolungato da dedicare alla meditazione personale e alle confessioni.
Sono stato testimone davvero di come la misericordia di Dio fa miracoli: persone affrante, con un carico di tristezza nell’anima addosso, sciogliersi anche in un pianto convulso, per poi sentirsi alleggeriti, sereni, durante la celebrazione del sacramento stesso. Mi è venuto spontaneo, al termine di ciascuna confessione, donare un abbraccio affettuoso a ciascun penitente, non tanto a nome mio, ma Suo! Mi son chiesto se… fosse davvero vissuto e celebrato col cuore questo sacramento, dove potrebbe portare il cuore di tante persone ormai da troppo tempo distanti dalla comunità, e da Gesù stesso…


Venerdì 8 aprile

Abbiamo dedicato la mattinata alla visita di Gerusalemme, più in particolare: alla piscina probatica (dove Gesù guarì il paralitico nel giorno di sabato), la chiesa di sant’Anna; abbiamo celebrato, poi, la via Crucis lungo il tragitto percorso da Gesù, fino ad arrivare al santo Sepolcro.
Che sensazione passare attraverso quella via percorsa dallo stesso Gesù, con la croce, abbandonato, deriso e umiliato da tutti… Passare in mezzo a negozi, a persone che percorrono la stessa via, come nulla fosse, in mezzo all’indifferenza generale…
Consumato il pranzo, al pomeriggio, ci siamo dedicato a toccare con mano “la carne di Cristo”, con la visita all’Hogar Ninos Dios e alBaby Charitas Hospital, con la testimonianza di suor Donatella. Visitare questi luoghi e rendersi conto di cos’è fede, cosa significa mettere in pratica la parola del Vangelo, accogliendo persone più sfortunate o meno amate di noi, per lo meno in famiglia propria… Quale dedizione, quale cura, quanto affetto verso questi bambini e questi genitori che passano la maggior parte del loro tempo accanto ad un letto d’ospedale, o si ritrovano a vivere situazione di vita assai precaria dei propri figli!
Nel pre-cena ci siamo poi recati nei pressi del “Muro” per recitare assieme il rosario: ciò che ogni venerdì i nostri “missionari” fanno, proprio per elevare suppliche a Maria perchè interceda per l’abbattimento di questo ostacolo che fa venire i brividi! «Ogni Ave Maria che qui si prega, è un colpo sparato per abbattere il muro – diceva suor Donatella-».
Rientrati in hotel, dopo cena ci attendeva la testimonianza di alcuni “residenti” palestinesi, raccontando la loro storia e il loro vivere lì.

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Sabato 9 aprile

La mattinata è stata dedicata alla visita del Muro del pianto, e poi al recarsi alla Basilica del santo Sepolcro, dove è custodita la roccia nella quale, secondo la tradizione, fu collocata la croce di Gesù, e, sempre dentro alla basilica, più avanti, al piano inferiore, la lastra dove Gesù venne appoggiato una volta tolto dalla croce; infine la lastra che copre quella autentica da dove Gesù è risorto. Nulla di appariscente o di così sfarzoso, perchè la risurrezione è avvenuta nel silenzio, senza alcun testimone oculare… ma ha lasciato e lascia ancor oggi tracce indelebili, in noi, nel mondo, in chi sceglie di credere sul serio a quanto Gesù ha detto e poi fatto!
Prima di pranzo, ci siamo trasferiti al Patriarcato Latino per la celebrazione della messa. Avendo dovuto partire in anticipo il vescovo Sigalini, ha presieduto Abuna Mario, mentre è stato chiesto a me di tenere l’omelia. Avrei tenuto un pensiero sulla vicenda di Michele, testimone di croce e risurrezione, per chi l’ha conosciuto, dopo la comunione. Ma… si sa, le Dio-incidenze, spesso, sconvolgono i nostri piani…
Ed ecco perciò che, durante l’omelia, è venuto spontaneo accostare la risurrezione a quanto Michele ha vissuto e donato, in termini di speranza, coraggio e fede. Ascoltare al termine della celebrazione la canzone «Niente è impossibile» è stato quasi un dare un’ultima pennellata a questo quadro meraviglioso che si andava realizzando, dove ognuno dei pellegrini aveva contribuito con un suo tocco d’originalità!
Dopo il pranzo in Patriarcato, si sono concluse le visite della città andando al Monte degli Ulivi, alla chiesa del Pater noster, alla Dominus Flevit e alla Tomba di Maria.
Rientrati in albergo, vi era la serata finale a cui prepararci: il concerto dei The Sun a Beit Jala.
Concerto iniziato con i migliori auspici, ma dopo un’ora la pioggia ha fatto visita a Betlemme (non piove quasi mai…), tanto da costringere alla sospensione dello stesso concerto, per evitare che gli strumenti musicali avessero conseguenze negative a causa dell’acqua, che aveva iniziato, in alcuni frangenti, a scendere abbastanza copiosa.
Una gioia immensa poter condividere il canto e gli abbracci con ragazzi e ragazze palestinesi, evidentemente non abituati a un clima di festa e sorrisi così: un piccolo pezzetto di Buona Novella siam sicuri di averlo lasciato lì, per loro!
Abbuiamo continuato poi la serata in un locale del luogo, dove tra ripresa del concerto e altri canti e balli, abbiamo dato luogo a un divertimento proprio spettacolare: in particolare, i due don (Samuele e Federico) e suor Donatella si sono cimentati in stili di ballo contagiosi, per tutti i pellegrini. Anche questo è vivere il Vangelo, con festa e condivisione di gioia!

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Domenica 10 aprile

Giorno del rientro, della ripartenza, delle valigie da sistemare… e chiudere.
L’ultima nostra azione compiuta in Terra Santa è stata… celebrare la santa messa al Muro del pianto, alla cosiddetta “Madonna del Muro”.
Avvolti sicuramente da parecchio sonno (qualcuno aveva dormito si e no un paio d’ore), ma presenti con il cuore e con il desiderio affinchè la nostra preghiera, il nostro canto, nella messa presieduta da d. Toni, possano essere stati strumenti efficaci per “smuovere” questo marmo inscalfibile, duro, significante separazione e sofferenza, non altro.
Abbiamo lasciato delle firme, su questo muro, come testimonianza che siamo passati come pellegrini di #UIPUV 2016, perchè un segno lì va lasciato! Non ci sta bene, non sta bene non tanto per il panorama del luogo, ma per i panorami delle persone creare e innalzare muri!
Abbiamo cantato a voce forte Betlemme, quel bellissimo testo che i The Sun hanno composto, proprio… su questa cittadina palestinese!
E’ arrivato il momento dei saluti, in particolare ad Abuna Mario e suor Donatella, per risalire verso i 4 pullman+1 che ci avrebbero condotti in aeroporto, per sbrigare le pratiche d’imbarco. Con una piacevole sorpresa il tutto è riuscito senza intoppi nè grandissime attese.
Ed ecco che, saliti a bordo, da Tel Aviv, dopo aver salutato i pellegrini che prendevano il volo per Roma, ci siamo disposti per rientrare a Verona.
Anche qui sono continuati i saluti e molti abbracci, alcuni accompagnati da qualche lacrima, anche, dopo aver condiviso un’esperienza che ha tracciato in ogni partecipante dei ricordi e la creazione di legami e amicizie indelebili!

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E’ questa una piccola, semplice, minuta parte di quanto si è vissuto in questo pellegrinaggio pasquale in Terra Santa. 
Sarebbe difficile, per non dire impossibile, riassumere espressioni, volti, occhi, sorrisi, globalmente, proprio perchè non è possibile misurare la caratura e la meraviglia di esperienze come queste.
Trovarsi a camminare in luoghi come Betlemme, Nazareth, Gerusalemme, o percorrere in pullman strade percorse a piedi da Gesù ormai venti secoli fa… Entrare in luoghi come la grotta della Natività, piuttosto che nel Santo Sepolcro, o visitare la basilica della Trasfigurazione, piuttosto che mettere i piedi nelle acque del lago di Tiberiade…
Potrebbe sembrare un sogno, un’utopia…
La realtà ci dice che siamo stati proprio noi, in questa II settimana di Pasqua, a calcare quei luoghi che hanno dato origine alla nostra fede, ai sacramenti, alla Chiesa.
Si sono instaurati rapporti cordiali e di amicizia profondissimi; si sono condivisi momenti di gioia e di fede davvero con «Cuore aperto»; si è sperimentato che vuol dire e quanto bello sia essere «Outsider», viaggiando assieme e realizzando «Un’onda perfetta». Ci si è conosciuti e apprezzati come tanti «Spiriti del sole», ognuno ha fatto suo l’indispensabile “spetta «A te la scelta»”.
E, ancora, l’aver spinto figuratamente tutti quanti quel muro, dopo il rosario, venerdì sera, per intonare a voce altissima le parole di Betlemme…
E’ caduto il muro di Berlino – diceva mons. Sigalini quella sera – quando nessuno mai se lo sarebbe aspettato (o per lo meno quelli della sua generazione)…

Probabilmente tocca a noi pellegrini dare una mano a far cadere il muro di Betlemme, oggi, in questo preciso tempo!
Ci siamo, e siamo qui, no?
La nostra missione, almeno un po’, la stiamo già compiendo!

 

Grazie di cuore perciò a…

Lorenza, Tiziano, Francesca, Roberta, Maria de Lurdes, Maria Manuela, Carmela Saverio, Lorenzo, Maria Chiara, Matteo, Alessandro, Shirley, Luca, Nicole, Davide, Laura, Giulia, Nicolò, Dario, Giancarlo, Filippo, Lucia, Gino, Fausta, Luigi, Rosa, Mauro, Emmanuela, Rita, Marica, Francesca, Alice, Meris, Cristiana, Elisa, Aurora, Erika, Giulia, Stephane, Maria Chiara, Marta, Roberta, Tiziana, Isabella, Chiara, Luca, Silvia, Krysnaia, Simone, Ilaria, Paola, Chiara, Benedetta, Sara, Roberta Maria, Eleonora, Stefania, Elisa, Elisa, Beatrice, Nicolò, Laura, Giorgia, Filippo, Chiara, Rebecca, Michele, Francesca, Giovanni, Emanuela, Federico Maria, Paola, Emanuele, Marco, Leonardo, Cristina, Roberto, Mauro, Ilaria, Judita, Maria Chiara, Teresa, Giulia Chiara, don Samuele, Annapaola, Daniela, Lara, Roberto, Mariachiara, Claudia, Michele, Giulia, Franca, Giorgio, don Antonio, Daniela, Filomena,  Lorena, Elisa, Chiara, Ambra, Matteo, Lorenzo, Rita Lucia, Giovanna, Gloria, Andrea, Lidia, Francesco, Alessandra, Carlotta, Beatrice, Federica, Eleonora, Mariana, Giulia, Laura, Luisa, Andrea, Giorgia, Beatrice, Mattia, Cristina, Francesca, Luca, Giuseppe, Edyta, Katia, Alberto, Susanna, Francesco, Patrizia, Erika, David Robert, Patrizia, Anita, Claudio, Stefano, Diego, Elisa, Stefano, Vania, Sarah, Samuele, Melinda, Paolo, Floriana, Gloria, Emilia, Simone, don Federico, Adriana, Massimo, Martina, Laura, Elisabetta, Elena, Barbara, Romano, Germanilla, Katia, Ester, Chiara, Gabriella, Giannina, Valentina, Alberto, Francesco, Riccardo, Gianluca, Matteo, Andrea, Michele, Silvia, Giovanni, Emanuele, Francesco, Sandra, Francesca, don Domenico, don Danilo, don Vincenzo, don Marco, don Natale, Francesco, suor Donatella, suor Albina, Abuna Mario… e ai vari autisti dei pullman

don Federico, parroco di Camporovere e “spirito del sole”

 

 

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