Un pescatore palestinese ferito dalla Marina militare israeliana ed un altro arrestato. Visita e report ospedaliero

MERCOLEDÌ 19 DICEMBRE 2012

Masad Baker, 38 anni

Pubblicato da Rosa Schiano a 23:30

Lunedì 17 novembre altri due pescatori sono stati arrestati, di cui uno è rimasto ferito dal fuoco dell’esercito della Marina militare israeliana.
E’ davvero difficile raccontare in maniera giornalistica ciò che è successo ad una famiglia che considero come la mia.
Quella che sto per raccontare è una vicenda dei coraggiosi pescatori di Gaza, e l’ennesimo vile attacco dei soldati israeliani contro civili inermi.
Il 17 novembre 2012, un gruppo di pescatori su una decina di piccole imbarcazioni avevano deciso di oltrepassare il limite delle 6 miglia nautiche dalla costa, nella speranza di portare a casa una maggior quantità di pescato.
Questo nuovo limite, imposto dopo l’offensiva militare Pillar of Cloud, seppur va ad allentare le restrizioni nel mare di Gaza (restrizioni che imponevano ai pescatori un limite di 3 miglia nautiche), tuttavia non va ad apportare nessun cambiamento positivo per i pescatori di Gaza, che per ottenere beneficio dovrebbero raggiungere almeno le 8-12 miglia nautiche dalla costa.
I pescatori di Gaza hanno il diritto di raggiungere le 20 miglia nautiche dalla costa secondo gli accordi di Jericho (sotto gli accordi di Oslo), accordi che non vengono presi in considerazione dalle autorità israeliane.
Superare il limite imposto da Israle significa imbattersi nell’esercito della Marina militare israeliana che non esita a sparare sui civili inermi.
E’ quello che è successo ai due pescatori Masad Baker, 38 anni, e suo nipote Mohammed Tareq Baker, 19 anni.
Quella mattina i pescatori erano arrivati a più di 7 miglia nautiche dalla costa quando 2 navi della Marina militare israeliana avevano iniziato ad attaccarli.
Mohammed Tareq Baker ci ha raccontato che erano partiti dal porto di Gaza city verso le 5.00 del mattino. Verso le 7.00 avevano lanciato le reti, verso le 8.00 le navi della marina militare israeliana avevano iniziato ad attaccare la loro barca, mentre le altre imbarcazioni di pescatori erano riuscite a scappare.
Da una delle navi i soldati israeliani avevano iniziato a sparare, mentre un’altra nave girava attorno alla loro barca per creare onde. “Le onde arrivavano sulla nostra barca”, ha raccontato Mohammed.
I due pescatori a bordo hanno tagliato le loro reti per cercare di scappare. I soldati però continuavano a sparare ordinando ai pescatori di fermarsi.
Masad Baker, zio di Mohammed, aveva rifiutato di fermarsi, tentando di scappare.
Un soldato però ha sparato alla sua gamba.
Ferito, Masad è caduto, ed ha chiesto a Mohammed di fermare il motore della barca.
“Il capitano della marina israeliana gridava e i soldati sparavano sopra le nostre teste, ad una distanza di circa 10 metri”, ha riportato Mohammed. Poi sono stati raggiunti da due gommoni israeliani, definiti “ninja” dai pescatori di Gaza. I soldati hanno chiesto a Masad di salire a bordo di un gommone. “Ho cercato di aiutare mio zio ferito, ma un soldato mi ha puntato l’arma contro”, ha continuato a raccontare Mohammed. I soldati poi hanno chiesto anche a lui di salire a bordo dell’imbarcazione, e lo hanno bendato ed ammanettato.
Successivamente hanno chiesto loro di salire a bordo di una delle navi grandi della marina militare.
Durante il passaggio, i soldati gli avevano tolto la benda. Mohammed così ha visto sulla nave il soldato che aveva sparato a suo zio.Intanto un gommone israeliano ha trascinato la barca dei pescatori al porto di Ahsdod in Israele.
Sulla nave israeliana i soldati hanno dato a Mohammed un kiwi e dell’acqua, e poi l’hanno incappucciato e ammanettato.
“Mentre mangiavo il kiwi, ho visto di nuovo il soldato che aveva sparato a mio zio – ha raccontato Mohammed – ed ho gridato contro di lui”.
Successivamente i due pescatori sono stati portati ad Ahsdod in Israele.
Mohammed è stato trasportato all’interno di una sala in cui vi erano 4 soldati uomini e 5 soldatesse.
Hanno iniziato ad interrogarlo. Gli hanno chiesto perché avessero superato il limite delle 6 miglia e poi gli hanno chiesto informazioni sui membri della sua famiglia.
Dopo l’interrogatorio, ha ricevuto un altro interrogatorio da parte della sicurezza interna israeliana da cui ha ricevuto le stesse domande.
Otto ore dopo, Mohammed è stato trasportato ad Erez, dove ha passato circa 30 minuti in una jeep israeliana, ammanettato alle mani ed ai piedi, e successivamente ha subìto un terzo interrogatorio.
Gli sono state poste di nuovo le stesse domande. Mohammed allora, alla domanda sul perché avesse superato le 6 miglia dalla costa, ha controbbatutto chiedendo il motivo per cui prima vi era un limite di 3 miglia ed ora un limite di 6 miglia, facendo intendere che il fatto di aver imposto ora 6 miglia mostrava che il limite delle 3 miglia precedentemente imposto non era supportato da nessun motivo reale di sicurezza. Il soldato israeliano gli ha risposto semplicemente che hanno deciso di imporre le 6 miglia, senza fornire alcuna spiegazione, e Mohammed allora gli ha risposto che i pescatori hanno deciso di oltrepassare le 6 miglia. Alla fine di questo diverbio, il soldato ha detto a Mohammed: “Se supererai le 6 miglia di 200 metri spareremo alla tua testa”.
Agghiacciante la violenza fisica e psicologica dell’esercito israeliano contro i civili di Gaza.
Mohammed è stato rilasciato ed è tornato a casa, mentre suo zio Masad è stato ricoverato all’ospedale Barzilai in Ashkelon, in Israele.
Verso le 19.00 mi trovavo a casa di Mohammed con la sua famiglia quando abbiamo saputo che suo zio Masad era stato rilasciato dall’ospedale e stava per essere portato ad Erez.
Ne siamo stati felici ed abbiamo aspettato il suo arrivo. Masad è stato trasportato allo Shifa hospital, dove l’abbiamo raggiunto ed abbiamo parlato con i dottori.
Il proiettile è entrato dalla gamba sinistra.
Il dr. Asaad dello Shifa hospital ci ha comunicato che le condizioni di Masad sono stabili. “La ferita è avvenuta in un’area molto pericolosa, è stato fortunato”, ha detto il dottore. Il dottore ha detto che ora la ferita è aperta da entrambi i lati e che Masad necessita medicazione con antibiotico ogni giorno. Forse in 2 settimane potrà camminare di nuovo.
Mohammed Tareq Baquer, 19 anni


I report rilasciati dall’ospedale israeliano Barzilai.
Nei report israeliani, in ebraico, viene riportato che Masad è stato ferito alla gamba sinistra da proiettile dell’esercito israeliano. Il report riferisce che il proiettile è stato estrapolato e che la ferita è stata chiusa con punti che potranno essere tolti dopo una settimana. Masad inoltre deve seguire trattamento con antibiotico, tra cui è consigliato l ‘Augmentin.
Il figlio più grande di Masad, Odaih, ha 11 anni. “Se suo padre non sarà più capace di lavorare, sarà lui a dover prendere il suo posto”, ci ha detto un familiare.
Odaih è stato con noi tutto il tempo mentre aspettavamo che suo padre fosse rilasciato. Quando gli ho chiesto quali fossero i suoi sentimenti, ha risposto che era preoccupato per suo padre, ed era anche spaventato dai bombardamenti dell’ultima guerra.
Odaih ad 11 anni ha già visto due guerre, come tutti i bambini della sua età, e suo padre ha rischiato la vita per poter sfamare la sua famiglia.
Quando ha sentito che poteva prendere il posto di suo padre, Odaih sorrideva timidamente.
Noi continueremo a seguire le condizioni di suo padre e saremo vicini alla famiglia, per far sentir loro che non sono soli.
Io come internazionale chiedo al governo italiano e alle istituzioni europee di intervenire per porre fine a queste assurde violenze contro i pescatori, i contadini, e tutta la popolazione civile di Gaza.
http://ilblogdioliva.blogspot.it/2012/12/un-pescatore-palestinese-ferito-dalla.html
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