Un po’ di colore nella città (tormentata) di Hebron

Leonard Berberi – 20 maggio 2011

Sono andati a letto lasciando il solito grigiore. Si sono svegliati con un po’ di colore in più. E con dipinti che si trovavano un po’ ovunque: sui muri che separano coloni ebrei e palestinesi, sulle caserme dell’esercito israeliano e sulle pareti esterne delle case.

In due giorni gli abitanti della città tormentata di Hebron, nel sud della Cisgiordania (circa 200mila palestinesi e un migliaio di coloni), hanno visto la città ravvivarsi un pochino. Non che i problemi di fondo si siano risolti. Anzi.

Però ha fatto piacere quell’ammasso di colori, di scritte e di persone tratteggiate con bombolette spray. A realizzare il tutto sono stati i giovani, statunitensi ed europei, di “Artists4Israel”, artisti per Israele. «Non c’è nessun intento o messaggio politico in quello che abbiamo fatto», ha precisato il presidente del gruppo, Craig Dershowitz, ebreo con passaporto americano e residenza a Manhattan.

L’obiettivo, l’unico, è semplice: prendere una città dove dominano il grigiore e la paura e renderla un po’ più viva. Con i colori, non con i messaggi politici. Con le bombolette spray (circa 700), non con i cartelli. C’è stato solo un momento di tensione, raccontano i ragazzi: quando alcuni ragazzi palestinesi hanno lanciato decine di pietre contro di loro. Per il resto è stata una due giorni intensa. E diversa.

(nella prima foto, il check point all’interno della città di Hebron. Alle spalle dell’anziano, quel che resta dello storico “Hebron Hotel” / foto Epa)

http://www.linkiesta.it/blogs/falafel-cafe

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