Un soldato diverso – The White Soldier

Un soldato diverso

di Fanny Houvenaeghel

Yuda non è un soldato perso di qualche compagnia di montagna. E’ un artista, che ha scelto un solo colore per suscitare domande e far reagire la mente

“Dimmi… tu sei l’angelo della morte?” Una domanda fra le altre, posta da un bambino ebreo ultra-ortodosso al soldato bianco. Il soldato dipinto di bianco è Yuda Brawn, un giovane artista israeliano di 26 anni che ha deciso di far riflettere la gente sulla strada.

 Per questo, indossata la sua divisa, egli cammina per le vie di Gerusalemme, si sposta in città e villaggi dei Territori Palestinesi e d’Israele, “pattugliando” la linea verde definita nel 1967. Un percorso banale, se non che Yuda è tutto dipinto di bianco. Bianco dalla testa ai piedi: il capo, i capelli, gli abiti, tutto è ricoperto di bianco, così come il suo casco (da moto) e la sua arma, un M16 di plastica.

 Sinonimo di purezza, di pace o di resa, l’idea del bianco contrasta con quella del soldato. Yuda vuole opporre questo colore all’idea di sicurezza, di controllo, di combattimento e di oppressione. Gli incontri si differenziano, a seconda degli umori, dei posti e dei momenti della giornata: non ha niente da vedere un mezzogiorno alla Porta di Damasco, un giovedì sera a Mamilla (il nuovo quartiere alla Porta di Jaffa, accanto alla Città Vecchia), o al giorno di sabato nel quartiere ortodosso di Mea Shearim.

Una varietà di reazioni

 A volte le persone si fermano, lo guardano, lo prendono per pazzo, si felicitano, lo fotografano, l’insultano, l’invitano a prendere un caffè, l’aggrediscono, si mettono a ballare attorno a lui, l’abbracciano… Spesse volte i bambini si spaventano, si angosciano. Benchè Yuda cerchi di apparire gentile e abbozzi un sorriso, essi hanno paura e corrono a rifugiarsi nelle gonne delle loro madri. Niente di paragonabile a quando si trovano faccia a faccia con un vero soldato, e questa reazione preoccupa molto Yuda! Significa che i soldati sono così ben integrati nella società che nessuno li nota più? Sono come i McDonald! Anche i turisti confessano di non stupirsi più di tanto della presenza dei soldati dopo qualche giorno in Terra Santa. “La gente è troppo abituata alla violenza, e il loro animo è rivolto alla guerra, alla sopravvivenza, al possesso, ai diritti dati loro da Dio. Le persone sono pronte a sacrificare i figli per una causa, per un’idea. Questo non è normale; dobbiamo uscire da una vita quotidiana modellata dalla paura e dall’ossessione della sicurezza”.

 Quando gli chiedo se la sua azione può essere considerata come una provocazione, lui risponde che tutto è questione di semantica. Lui non cerca di provocare nel senso negativo del termine, e non vuole schierarsi; vuole semplicemente sollevare un dibattito. Yuda non ha da proporre soluzioni concrete al conflitto israelo-palestinese, lui non brandisce bandiere o distintivi sulla strada. Non è un politico, non siede in un parlamento e si definisce piuttosto come un attore. I territori israeliani e palestinesi sono troppo carichi e complicati storicamente ed emotivamente, la gente si batte per questa terra da più di tremila anni. I soldati sono ovunque, e Yuha constata che per le persone è comodo ignorare la loro presenza.

 Il giorno della commemorazione dell’indipendenza d’Israele, Yuda ha indossato il suo costume. E in mezzo alla folla che si è raccolta sulla piazza del municipio di Gerusalemme, Yuda è rimasto fermo come una statua per tre ore e mezza.

Performance d’artista

 L’artista racconta di un momento emotivamente molto intenso, che spera abbia fatto riflettere molte persone. Nel giorno della festa della riunificazione di Gerusalemme, qualcuno gli ha fatto le congratulazioni per essere l’angelo custode della Città.

 E’ con la polizia che l’artista ha i maggiori problemi. E’ già stato arrestato numerose volte e in due riprese la polizia gli ha sequestrato il suo costume, che ha un valore complessivo di 400 euro. Gli interrogatori si ripetono: perché lo fai, per quale organizzazione lavori… La polizia vede Yuda come una minaccia. “Tutto il mondo coltiva lo stesso spirito guerriero; i poliziotti mi accusano di minacciarli, ma sono loro che impugnano armi vere!” L’arma di Yuda è di plastica, ma gli è stata confiscata ugualmente perché non autorizzato a portarla. Oggi, Yuda ha un avvocato che l’aiuta e l’assiste. E’ conosciuto dalle autorità, che non hanno più il diritto di vietargli di manifestare la sua attività artistica.

 Yuda vuole rendere la popolazione responsabile e cosciente della situazione attuale. L’arte può essere, in questo, più efficace dei grandi discorsi, e Yuda sta ora lavorando per raccogliere volontari per rendersi presenti come lui e insieme a lui, e per visitare il maggior numero possibile di luoghi. I soldati bianchi riusciranno a cambiare il colore delle cose?

Su Internet: potete visitare il bel sito dei Soldati bianchi a questo indirizzo: www.whitesoldier.com e seguire la sua pagina face book cercando “The White Soldier”.

Da La Terre Sainte, gennaio-febbraio 2012 – Bimestrale della Custodia di Terra Santa  Pag. 24-25: Terra Santa insolita

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