UNA BANDIERA NERA PER IL TRECENTESIMO BAMBINO

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

mercoledì 4 novembre 2020  16:11

Dal giugno 2018, 300 bambini palestinesi sono stati rapiti dai loro letti nel cuore della notte e arrestati dal regime sionista, con effetti traumatici. Il Dipartimento di Sicurezza li considera come soggetti pericolosi mentre nella coscienza collettiva non esistono affatto. Ma sono bambini, con affetti e un futuro, che devono avere un posto nella nostra lotta per la democrazia

Di Moriah Shlomot – 4 Novembre 2020

E., 16 anni, è stato rapito dal suo letto il 10 ottobre e preso in custodia. Alla sua famiglia non è stato detto dove è stato portato. Lo stesso è successo alla quindicenne S. di Beit Omer; Mustafa e Dahud, anche loro di 15 anni, del Monte degli Ulivi, e Khalil e Muhammad, di 16 anni.

Ancora uno, e un altro ancora, mentre dormiamo e sogniamo grandi rivoluzioni, la caduta del regime, la fine della corruzione e la nostra fragile democrazia. Al di là della linea invisibile, i bambini che stanno dormendo vogliono solo continuare il loro sonno e non essere coinvolti nella rivoluzione o nella democrazia.

Da giugno 2018 ad oggi, abbiamo contato sulla pagina Facebook del gruppo “Parents Against Child Arrests” (Genitori Contro gli Arresti di Minori) 300 bambini arrestati in Cisgiordania e Gerusalemme Est. Si tratta solo di numeri parziali, che riflettono solo i casi in cui le famiglie dei bambini detenuti hanno contattato il Centro per la Protezione della Persona per aiutarli a rintracciare il bambino.

Uno dopo l’altro, bambino dopo bambino, così 300 minori sono stati rapiti dai loro letti davanti agli occhi assonnati dei fratellini e delle sorelline, e davanti ai genitori spaventati, e portati in una stazione di polizia per essere interrogati. Quasi un’intera scuola di bambini presi senza che i genitori ricevessero nemmeno la minima informazione sul loro arresto.

Secondo B’Tselem, alla fine di agosto 2020, 153 minori palestinesi erano in custodia o incarcerati.

Ci poniamo ripetutamente la stessa domanda: come fa un paese che dichiara di essere democratico a perseguitare i bambini in questo modo?

Nelle ultime settimane sono andato nelle piazze insieme a centinaia di migliaia di persone, che hanno presidiato gli incroci e le strade brandendo e sventolando bandiere nere e rosa manifestando “per il futuro dei nostri figli”. I cittadini invadono il paese con gli striscioni e portano con sé i propri figli per insegnare loro cos’è la civiltà e per manifestare insieme per la democrazia, il diritto di protesta e la libertà di espressione e movimento.

Anch’io, come tutti noi, ero pervaso da una rabbia vibrante e giustificata contro un governo iniquo e un Primo Ministro corrotto, e nel bel mezzo della confusione mi sono dimenticato di M. e S. Madhaud e Khalil, gli altri bambini, che sono dalla parte sbagliata della linea.

L’assurdità è che mentre le dimostrazioni si intensificano, acquistano slancio e influenza, questi bambini vengono dimenticati. In questi giorni stiamo lottando per noi stessi, per i diritti che ogni cittadino merita, e io come tutti gli altri, sventolavo la bandiera rosa con impeto e gridando con la voce roca e al ritmo di “1000, 2000, 4000, corruzione, frode”.

Più forte è la protesta, più forte è la lotta e un po’ di speranza ci rincuora, così il 300esimo bambino imprigionato dalle forze di occupazione questa settimana si allontana ulteriormente dai nostri pensieri, ai margini dell’atmosfera di democrazia per soli israeliani, dove non c’è impegno per nient’altro che noi stessi.

Non è un caso che non sentiremo un’enorme ondata di protesta che gridi “100, 200, 300 bambini arrestati”.

Alcuni psicologi affermano: “Testimonianze di minori palestinesi su episodi violenti e degradanti con potenziali traumi vissuti durante il loro arresto e interrogatorio dipingono un quadro desolante, poiché mostra che il sistema di sicurezza israeliano non è in grado di vederli come minori, ma piuttosto come soggetti pericolosi per la sicurezza.”

Hanno letto l’articolo sull’argomento: “Questo bambino (non) sono io. Essere un minore palestinese in detenzione israeliana”, dei Dr. Sarah Kelai, Michal Fruchtman, Dorit Gorny, Ilana Lach, Tali Larnau, Varda Amir, Sharona Komem, su Psicologia Ebraica nel 2013, e in effetti il ​​300esimo bambino non è un caso facile per nessuno di noi.

Anche per noi di “Parents Against Child Arrest” appaiono solo come dei numeri. Non sappiamo i loro nomi completi, nulla della loro vita e molto poco sulle circostanze del loro arresto. Ma per noi sono narratori che raccontano una storia. Una storia significativa sulla vita di bambini nati in una realtà di occupazione. Bambini che temevano, forse sapevano, che prima o poi l’orrore sarebbe arrivato anche a casa loro, che anche i soldati sarebbero venuti a casa dei loro genitori nel cuore della notte, avrebbero minacciato la vita della famiglia e avrebbero portato con sé uno di loro.

E noi, genitori dei nostri figli, ci chiediamo anche: Come fanno i bambini palestinesi detenuti, i cui diritti sono violati in ogni fase del loro arresto e interrogatorio, a non essere al centro dell’attenzione? In effetti non c’erano mai stati. Allora ci si deve chiedere come porli al centro della discussione e delle nostre preoccupazioni?

Abbiamo scelto di portare le storie delle migliaia di bambini di 13 e 15 anni, quelli arrestati senza aver fatto nulla, quelli che sono stati picchiati o minacciati dai loro interrogatori e che se non avessero ammesso i sospetti contro di loro i permessi di lavoro ottenuti dal padre o dalla madre sarebbero stati revocati, o che gli avrebbero negato cure mediche essenziali.

Quelli bendati erano legati in modo che perdessero il senso del tempo e dello spazio, con le mani legate strette dietro la schiena per spezzarne lo spirito e implorassero di essere liberati per poi interrogarli ed estorcergli assurde confessioni. Altri non hanno visto i genitori e non hanno parlato con loro per settimane e mesi.

Tutti questi bambini non sono nostri figli, ma sono reali, con affetti e con un futuro. Se sventoliamo la bandiera nera anche per il 300esimo bambino, potremmo essere in grado di trovare un posto per lui nella nostra coscienza e avere speranza. Inizieremo da lì.

L’avv. Moriah Shlomot è il coordinatore di “Parents Against Child Arrest”:

https://www.facebook.com/ChildDetention/
https://www.facebook.com/ChildDetention/
Traduzione: Beniamino Rocchetto
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